23 ottobre 2010
SALUTO IN OCCASIONE DEL
PREMIO FEDELTA’ AL LAVORO A VIGEVANO
Cardinale Giovanni Lajolo
Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano e
Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano
Sabato 23 ottobre 2010
Saluto cordialmente il Vice Sindaco Andrea Cessa, il Presidente dell'ANCI (Associazione Nazionale Calzaturieri Italiani) Vito Artioli, il Presidente del Consorzio Sig. Angelo Caserio insieme agli altri membri del Consiglio del Consorzio dei SS. Crispino e Crispiniano, in particolare il Rag. Pietro Torielli, che ha tenuto i rapporti con il Governatorato dello S.C.V., le Autorità civili e militari, don Florindo Arenghi, e tutti i presenti.
Sono molto grato per l'invito ad essere presente a questa cerimonia per il conferimento del "Premio fedeltà al lavoro" a persone benemerite per il loro lavoro nell'ambito dell'attività del settore calzaturiero e dei settori ad esso collegati, quali i conciatori, produttori dei macchinari e di accessori, non solo di Vigevano, ma di tutta Italia e anche di altri Paesi.
Vorrei dire anzi tutto alcune particolari ragioni estrinseche che mi hanno indotto ad accettare ben volentieri l'invito.
La prima è questa. Dalla bella pubblicazione che mi è stata fatta conoscere: Santi e Calzolai – Storia del Consorzio dei Santi Crispino e Crispiniano e dell'industria calzaturiera vigevanese, ho potuto apprendere che i primi calzolai di Vigevano (o se non i primi, tra i primi noti) vi furono alcuni novaresi dunque della mia terra, perché anch'io provengo dalla provincia e diocesi di Novara; nel 1780 infatti tre ciabattini con bottega risultavano provenienti dall'Alto novarese. E del resto significativamente a Novara c'è un Museo dei Calzolai. Di più, nel mio paese, che è Grignasco, in Val Sesia, viveva un calzolaio, Pinet Turlo, che era anche un ottimo poeta dialettale, degno della tradizione culturale della nostra gente e della tradizione umanistica dei calzolai che tra i loro colleghi possono contare personalità come il sassone Jakob Böhme, filosofo e mistico del 1600, che ebbe notevole influsso su altri pensatori dell'epoca, o come Hans Sachs, reso internazionalmente famoso dal capolavoro wagneriano I Maestri cantori di Norimberga. Personalità di spicco, indubbiamente, anche se non venerati come i Santi Martiri Crispino e Crispiniano, eccellenti calzolai (omnibus poene artificibus elegantius operabantur – scrive il Mombrisio) e coraggiosi araldi e testimoni della fede, celebrati a Soissons, Roma ed altrove, ma in modo particolare nella bella Vigevano.
Alla predetta ragione devo aggiungerne una seconda. A Roma, dove ora vivo, sono in particolari rapporti, come Cardinale Protettore, con l'Arciconfraternita di Santa Maria dell'Orto – la più antica di quelle esistenti in Roma – la quale era costituita oltre che da diverse "Universitates" – oggi diremo corporazioni – di ortolani e commercianti, anche da una Universitas Scarpellinorum, cioè dall'Università dei Calzolai; questi nell'omonima chiesa avevano una propria cappella, sul cui pavimento erano incisi i simboli dell'arte: la subbia (lesina) ed un paio di scarpe. Tra l'altro, è una chiesa bellissima, anche se meno nota al gran pubblico; vi invito, quando andrete a Roma, a non mancare di visitarla.
Ho parlato di calzolai, i quali non erano certo industriali calzaturieri, come gli imprenditori qui presenti, ma fra le due figure professionali v'è una affinità fondamentale, perché entrambe ci aiutano, aiutano l'umanità pellegrina a camminare e, per quanto dipende dalle calzature, a camminare bene, cosa che è di non piccolo aiuto nella nostra vita; ed inoltre lo Statuto del Consorzio dei Santi Crispino e Crispiniano, a cui risale il presente "premio di fedeltà lavoro", venne costituito – cito – "fra Calzolai artigiani ed affini".
Ho parlato di due ragioni estrinseche che mi hanno stimolato ad accettare l'invito. La mia presenza oggi al conferimento del "premio fedeltà", conferito a norma dell'articolo 19 del Consorzio dei Santi Martiri Crispino e Crispiniano, ha però una finalità superiore. Essa intende confermare il particolare apprezzamento e la simpatia della Santa Sede alla Città di Vigevano ed a tutti gli operatori dell'industria calzaturiera e quelle affini, che contraddistingue in maniera singolare la vita operosa di questa cittadinanza.
Quando l'indimenticabile Prevosto Don Piero Maggi ideò questo "premio fedeltà al lavoro", egli intendeva che con esso si potesse esprimere il più spontaneo, cordiale, sincero grazie per l'impegno quotidiano e la fatica del lavoro di donne e uomini che hanno ben meritato nell'attività calzaturiera. Egli lo intendeva come dovere di gratitudine, espressione di giustizia. E' certo anche un riconoscimento - così mi pare di doverlo interpretare - del contributo che i premiati hanno dato alla solidità ed allo sviluppo della loro azienda. E tale solidità e sviluppo – non possiamo dimenticarlo – comporta un'irradiazione positiva su altre azienda collegate, e non meno sulla possibilità di conservare i posti di lavoro e di ampliarli, se possibile, in favore di altre persone. Per questo la valutazione del lavoro che vi si svolge non può limitarsi solo al rapporto tra il datore di lavoro e l'impiegato e il lavoratore (dipendente), ed al soddisfacimento dei bisogni della clientela, ma si espande ad altre aziende e a futuri altri lavoratori. Nel lavoro è dunque sempre presente una componente di apertura sociale, di solidarietà, che gli conferisce una particolare valenza spirituale.