30 dicembre 2010
UNO SGUARDO
SULLA DIPLOMAZIA VATICANA, OGGI
di Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Lajolo
Presidente del Governatorato
1. Natura ecclesiale del servizio diplomatico della Santa Sede
Parlando di diplomazia si pensa spontaneamente ad un'attività propria ed esclusiva dello Stato nei suoi rapporti sovrani con gli altri Stati. Per questo quando si parla di "diplomazia vaticana" molti ritengono che essa sia un'espressione dello Stato della Città del Vaticano. Non è così.
La diplomazia vaticana è espressione propria della Santa Sede, in quanto Suprema Autorità della Chiesa Cattolica. Come dichiara il Preambolo del Trattato Lateranense, la Santa Sede gode di sovranità indiscutibile nel campo internazionale; e l'art. 2 del medesimo Trattato riconosce – con una formula pregnante – che tale sovranità è un «attributo inerente alla sua natura, in conformità alla sua tradizione ed alle esigenze della sua missione nel mondo». È proprio in forza di tale sovranità che la Santa Sede, insieme all'Italia, ha costituito con il predetto Trattato lo Stato della Città del Vaticano, sul quale la Santa Sede ha sovranità e giurisdizione esclusive (cf. art. 4).
È vero per altro che anche lo Stato della Città del Vaticano gode, in quanto Stato, di una riconosciuta sovranità internazionale, non però separata da quella della Santa Sede, ma anzi con essa collegata e ad essa finalizzata, come strumento della indipendenza e libertà del Romano Pontefice. È così possibile anche per gli Stati che non intendono per sé avere rapporti formali con la Chiesa Cattolica in quanto tale, di avvalersi della riconosciuta sovranità internazionale dello Stato del Vaticano per entrare in rapporti con la Santa Sede.
In ogni caso, i rapporti diplomatici che gli Stati intrattengono con la Santa Sede sono rapporti tra soggetti sovrani di diritto internazionale e quindi formalmente della stessa natura di quelli che intercorrono tra gli Stati. Quanto però al contenuto di tali rapporti, in quanto essi si realizzano in concreto attraverso le Ambasciate accreditate presso la Santa Sede, essi si sostanziano principalmente di questioni attinenti alla attività della stessa Santa Sede nel mondo ed alla presenza della Chiesa Cattolica nei vari paesi (1). Credo che solo l'Ambasciata d'Italia, a motivo degli impegni derivanti dal Trattato Lateranense, debba occuparsi con una certa frequenza di questioni inerenti allo Stato della Città del Vaticano.
V'è poi anzitutto un aspetto che vorrei dire "visivo", che deriva da tale natura ecclesiale della diplomazia della Santa Sede, ed è il carattere sacerdotale o episcopale dei Rappresentanti Pontifici. Papa Giovanni XXIII stabilì, nel 1962, che i Nunzi Apostolici, fin dall'inizio della loro missione – e non soltanto alcuni anni più tardi, come sotto il pontificato di Pio XII – fossero insigniti della dignità episcopale: essa mette meglio in evidenza la funzione di collegamento, direi omogeneo, tra il Sommo Pontefice ed i Vescovi delle Chiese locali. La prima funzione, infatti, che il Codice di Diritto Canonico attribuisce ai Nunzi Apostolici è quella di «rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità che intercorrono tra la Sede Apostolica e le Chiese particolari» (can. 364). Questa non è ancora propriamente una funzione diplomatica; ma intimamente connessa con tale funzione dei Rappresentanti Pontifici è poi quella di esercitare una legazione presso lo Stato accreditatario, promuovendo le relazioni con le Autorità dello Stato ed affrontando le questioni che riguardano i rapporti tra Chiesa e Stato (cf. can. 365 § 1). Il titolo stesso di Nunzi Apostolici proprio degli Ambasciatori della Santa Sede ne sottolinea la loro funzione ecclesiale.
Connessa con tale natura ecclesiale della diplomazia vaticana, anzi ad essa conseguente, è la focalizzazione e la limitazione dei suoi interessi. Esulano per ciò stesso dalla diplomazia della Santa Sede tutta una serie di questioni che sono invece di interesse primario per le diplomazie degli Stati: per esempio, le alleanze politiche, le strutture militari – le Nunziature sono Ambasciate che non hanno Attachés militari! – i rapporti commerciali e finanziari, la promozione turistica, ecc.: tutte sfere di azione che alla diplomazia della Santa Sede non interessano, se non, occasionalmente, per eventuali loro risvolti morali (2). Fortemente indicativa di tale natura della diplomazia vaticana, è la dichiarazione dell'art. 24 del Trattato Lateranense:
«La Santa Sede, in relazione alla sovranità che le compete anche nel campo internazionale, dichiara che Essa vuole rimanere e rimarrà estranea alle competizioni temporali fra gli altri Stati ed ai Congressi internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la sua potestà morale e spirituale».
2. Odierna consistenza delle Rappresentanze Pontificie
2.1 - Una conferma storica del fatto che la diplomazia vaticana non è in sostanziale riferimento allo Stato Vaticano è facilmente ravvisabile nel fatto che essa continuò a svilupparsi anche dopo il 1870 e la debellatio dello Stato Pontificio da parte dell'Italia; anzi, tra il 1870 ed il 1929 le Rappresentanze diplomatiche degli Stati presso la Santa Sede, e reciprocamente della Santa Sede presso gli Stati, aumentarono da 16 a 29.