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30 novembre 2010

DISCORSO del Cardinale Giovanni Lajolo
per l'onorificenza "Veritas in Charitate"
dalla Fondazione Cattolica Internazionale "Tu es Petrus" a Battipaglia (SA)
30 novembre 2010


Sono molto grato al Dott. Barile ed alla Sua Fondazione "Tu es Petrus" per questo inatteso riconoscimento del  mio servizio alla Santa Sede, ed aderisco volentieri all'invito di indicarne qualche aspetto.

Nella vita di ciascuno di noi, se ben riflettiamo, è sempre possibile ravvisare come un filo conduttore guidato dalla mano amabile di Dio, che conosce la nostra debolezza e supplisce alla nostra incapacità. Di questo vorrei ora dare testimonianza per quanto riguarda la mia vita, in riferimento al mio servizio al Romano Pontefice.
Per non tornare troppo indietro, inizierò da quello che considero il vero tornante che mi ha portato al servizio della Santa Sede, e che ne ha in qualche modo predeterminato tutte le tappe.

Dopo le licenze in filosofia ed in teologia alla Pontificia Università Gregoriana e l'ordinazione sacerdotale - avevo allora 25 anni -, iniziai gli studi di Diritto Canonico nel celebre Kanonistiches Institut della Ludwig Maximilian-Universität di Monaco di Baviera, guidato allora da un grande canonista, il Prof. Klaus Mörsdorf.
Quando giunse il momento di scegliere il tema della tesi di laurea, mi rivolsi non a lui, che era considerato molto esigente e severo, ma ad un altro professore, pure di grande levatura, ma molto più accondiscendente, che era il Prof. Audomar Scheuermann, e concordai con lui di lavorare ad una tesi  sull'Ordine Sacro. Se non che  il Direttore, Prof. Mörsdorf, venne a saperlo, mi chiamò e, mostrandosi meravigliato, ed anche scontento della mia scelta, mi disse che dovevo fare la tesi con lui. Erano stati appena pubblicati dalla Corte Costituzionale Federale Tedesca diversi documenti inediti in materia concordataria, e lì avrei trovato interessante ed abbondante materiale su tale tema. Il piccolo studente, di fronte al categorico invito del grande cattedratico non potè che "abbozzare", come si dice a Roma. Incominciai così a studiare, un po' di malavoglia, quelle carte, per me allora assai ingarbugliate. Ad un certo punto mi resi conto che, a motivo della complessa struttura federale della Germania, non potevo continuare senza qualche lume della Nunziatura Apostolica, la quale si trovava allora a Bonn-Bad Godesberg. Scrissi quindi al Nunzio Apostolico, l'Arcivescovo Corrado Bafile, ponendogli alcuni quesiti su cui avrei gradito di avere possibili informazioni e spiegazioni.
Il Nunzio Baffile mi rispose prontamente, invitandomi a recarmi da lui. Intrapresi il lungo viaggio, approfittando volentieri per fare una visita a Bonn, alla casa natale di Ludwig van Beethoven, della cui musica ero appassionato. Il Nunzio Bafile mi ricevette con quella amabile signorilità che gli era propria. Era il 24 giugno 1963. Era anche il mio giorno onomastico, ed il Nunzio, molto gentilmente, mi invitò a fermarmi a pranzo con lui. Con le informazioni che egli mi fornì, potei portare a termine la tesi. Essa venne poi pubblicata in Italia dalla casa editrice Morcelliana di Brescia grazie ad una iniziativa del Pontificio Seminario Lombardo, di cui ero stato alunno durante gli studi di filosofia e di teologia, ed ebbe come titolo: "I Concordati moderni".

La pubblicazione del libro fece sì che venissi segnalato alla Pontificia Accademia Ecclesiastica da un sacerdote che avevo occasionalmente conosciuto, Mons. Mario Carlomagno, che divenne poi mio collega ed amico. Nell'ottobre del 1968 iniziai così il mio curriculum presso la famosa scuola diplomatica di Piazza della Minerva.
La Pontificia Accademia Ecclesiastica era però anche il recapito del Nunzio Apostolico Bafile, quando scendeva a Roma per le sue visite in Curia. Egli venne così a sapere che io ero tra gli alunni, e si rivolse quindi alla Segreteria di Stato –chiedendo - senza che io nulla sapessi – di avermi come Segretario: fece presente che conoscevo già la lingua tedesca e le problematiche concordatarie, e non avrei avuto bisogno di molto tempo per essere introdotto al lavoro della Nunziatura. La Segreteria di Stato accolse la sua richiesta. Così il 14 gennaio del 1970, dopo solo un anno e tre mesi di Accademia, mettevo piede, non senza trepidazione, nella bella ed austera sede della Rappresentanza della Santa Sede sulla riva sinistra del Reno.

Come appare evidente – o così almeno a me sembra - c'è una concatenazione di eventi non dipesa da me: la scelta della tesi di laurea, l'incontro con il Nunzio Bafile, la pubblicazione della tesi, la presentazione all'Accademia ecclesiastica da parte di Mons. Carlomagno, il soggiorno del Nunzio Bafile nella sede dell'Accademia, l'accoglienza della sua richiesta da parte della Segreteria di Stato.
Il seguito fu pure una continuazione di circostanze collegate dall'Alto. Alla fine del 1974 venni richiamato a Roma come Minutante al Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, ed incaricato anzitutto di seguire le questioni della Francia (non senza mia preoccupazione, perché il Papa Paolo VI le seguiva direttamente, ed il Segretario di Stato, Card. Villot, era un francese). Ben presto si aggiunsero le questioni di altri Paesi (Svizzera, Paesi Bassi, Germania), fino a quando, sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II, fu deciso di affrontare con coraggio la questione del Concordato italiano. Essendo io – o meglio, venendo io reputato - esperto, per così dire, di questioni concordatarie, ricevetti l'incarico – in aggiunta ai precedenti incarichi - di Segretario della Delegazione della Santa Sede per i negoziati concordatari con l'Italia. Capo della Delegazione era l'allora Segretario per i Rapporti Pubblici della Chiesa, Mons. Agostino Casaroli: per me, dopo il Card. Bafile, un altro grande maestro di diplomazia ecclesiastica. Potei così seguire i lavori per il nuovo Concordato dall'inizio fino alla firma, avvenuta nel 18 febbraio 1984, e poi alla ratifica, il 3 giugno 1985.


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Causa di Beatificazione e di Canonizzazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II

 

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