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5 dicembre 2010

OMELIA PER LA SECONDA DOMENICA D'AVVENTO
5 dicembre 2010 - Card. Giovanni Lajolo
Baden, Austria

 

Tre grandi figure ci vengono incontro in questa seconda domenica d'Avvento, molto diverse tra di loro, ciascuna con un proprio messaggio di grande ampiezza. Tutte e tre indirizzano il nostro sguardo ed il nostro cuore verso un solo termine: Gesù, colui che cambia la nostra vita, la rende degna di Dio, e anche degna di noi, dell'umanità, e ci riempie sempre di nuova speranza.

1. La prima di queste grandi personalità è Isaia: Egli ci presenta una profezia messianica. Com'è sovente proprio delle profezie, in essa si sovrappongono due prospettive, una più vicina ed una più lontana: quella dell'avvento storico del Messia nel nostro tempo, e quella del suo avvento escatologico, cioè nella fine del tempo che si apre all'eternità.
Nel nostro tempo Isaia vede un germoglio che spunta dal tronco di Jesse, un virgulto che germoglia dalle sue radici e si leva a vessillo tra tutti i popoli. Il tronco di Jesse, il padre di Davide, aveva generato il re fedele, il buon pastore; ma poi, troppo spesso i suoi discendenti furono infedeli. Il tronco di Jesse si inaridì e fu spezzato. Ma qualcosa di totalmente nuovo deve nascere dal ceppo: un nuovo germoglio, il cui essere è tutto avvolto dallo Spirito di Dio; porterà giustizia ed equità per i poveri e gli oppressi. Quel germoglio è il Messia, il Cristo, Gesù su cui lo Spirito di Dio si poserà dopo il battesimo che riceverà da Giovanni. Quel virgulto è Gesù, il Messia, elevato a vessillo tra i popoli, che tutte le genti, nel profondo del loro cuore, cercano con ansia perché solo lui è la vera salvezza dell'uomo.
Accanto a questo momento della realizzazione della profezia si vede già anche il compimento più lontano, quando il Regno del Messia sarà compiuto, la sapienza di Dio ricolmerà la terra e la natura stessa sarà purificata: secondo l'immagine suggestiva di Isaia, il lupo dimorerà insieme all'agnello e la pantera si sdraierà accanto al capretto.
Noi ci troviamo nella tensione tra questo primo tempo e la sua realizzazione finale. In particolare il tempo dell'avvento, che stiamo celebrando, è espressione proprio di tale situazione, di questo passaggio da un termine all'altro: perché la nostra libertà è confrontata con il virgulto di Jesse, elevato a vesillo del bene nella lotta con il male, ma è anche illuminata e sostenuta dalla speranza che prevede ed anticipa la gioia del raggiungimento del suo termine: quando il cuore umano sarà in perfetta armonia con il bene, e quando la natura stessa parteciperà della raggiunta libertà dei figli di Dio – come dice l'apostolo Paolo (cf. Rm 8, 20-25).
E' così che il rapporto con il germoglio della radice di Jesse rende il credente pienamente immerso nel presente, accanto al vessillo del Messia, a cui guarda e per il quale combatte, e lo rende al contempo tutto proteso verso il futuro. Diciamo dunque: il cristiano è l'uomo dell'impegno del momento presente, ed insieme, il cristiano è l'uomo della speranza, non di una speranza qualsiasi, ma di quella che ci viene dal Messia, da Cristo.

2. La seconda figura che ci viene proposta oggi è quella di Giovanni, il Battista. Una grande folla s'accalca intorno a lui, come non è mai avvenuto per nessun altro profeta del Vecchio Testamento. Il suo annuncio è quello di una svolta storica per il popolo d'Israele, anzi, di una svolta unica e definitiva per tutta l'umanità. Il popolo d'Israele è stato pellegrino alla ricerca di una patria, è stato esule e schiavo fuori della propria patria, ed ora, ai tempi di Giovanni, è rientrato nella propria terra, ma è umiliato da una potenza straniera.
Giovanni annuncia: "Il Regno dei Cieli è vicino". Il Regno dei Cieli: e dunque un regno diverso da quello finora atteso, un regno nuovo, discontinuo da ogni altro regno umano. Regno dei Cieli vuol dire Regno di Dio: un Regno diverso e più vasto e più grande, come il cielo è più alto della terra. Il Messia sta giungendo per realizzarlo. Bisogna essere preparati e pronti per partecipare, per entrarvi con lui. Per questo, dice Giovanni, è necessario convertirsi: "Convertitevi"!
Convertirsi significa prendere una nuova direzione nella vita. Quale? Quella che opera "frutti degni di conversione". Il frutto è qualcosa che la pianta non tiene per sé, ma offre perché sia utile agli uomini. Frutti degni di conversione sono dunque quelli della veracità, della generosità, non quelli dell'egoismo e della falsità. Sono i frutti della giustizia e della misericordia. Sono i frutti dello Spirito del Signore, indicati da Isaia, dei quali il Messia è portatore, per rendercene partecipi: sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, conoscenza e timore del Signore.
In verità, ogni uomo onesto desidera tali frutti – così preziosi per sé e per gli altri - e può cercare di produrli; ma potrà produrli con certezza se si lascerà battezzare dal Messia nello Spirito Santo e nel fuoco: nello Spirito della verità, che feconda, nel fuoco dell'amore, che purifica. Diciamo dunque: il cristiano è l'uomo dello Spirito, perché il Cristo è venuto proprio per donarci il suo Spirito, che è il dono di tutti i doni.


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