8 dicembre 2010
OMELIA PER LA SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA
SANTUARIO DI MARIAZELL
Card. Giovanni Lajolo
8 dicembre 2010
La Parola di Dio che ci è stata proposta, ci offre come tre coordinate ideali per comprendere il posto che il mistero che oggi celebriamo - l'Immacolata Concezione di Maria - tiene nella storia umana, nella vita nostra e della Chiesa, nell'opera redentrice di Gesù Cristo, unico Salvatore di tutti gli uomini.
1. La prima coordinata, tratta dal libro della Genesi, fa riferimento al peccato originale, al contrasto che esso introdusse nell'uomo nei confronti di Dio, ed al funesto disordine morale che ne è derivato nella storia umana, in ogni figlio di Adamo. Maria ne è stata preservata.
La seconda coordinata ci è offerta dall'inizio della seconda lettera agli Efesini, nella seconda lettura: essa parla di una universale chiamata ad essere santi ed immacolati al cospetto di Dio per opera di Gesù Cristo. Tale disegno di Dio, concepito prima della creazione del mondo, si è realizzato in maniera perfetta in Maria, strumento eletto della grazia di Dio, perché potesse realizzarsi anche in noi.
Infine, nel vangelo secondo Luca viene delineata la terza coordinata: il punto forza su cui poggia la realizzazione di tale disegno: l'incarnazione del Figlio di Dio da Maria Vergine.
Il mistero dell'Immacolata Concezione di Maria non è dunque una verità astratta, ma, al contrario, una verità che fa parte essenziale della nostra storia umana, vista nel suo sviluppo, dalle prime origini fino al suo compimento.
2. Partiamo dalla prima coordinata. Il padre della menzogna, colui che è omicida fin dall'inizio - così lo ha qualificato Gesù (cf. Gv 8, 44) - non è riuscito con il suo inganno nei confronti dei progenitori a rovinare del tutto il mirabile disegno di Dio sul destino dell'uomo, perché Dio si è riservata una creatura che contribuisse a realizzarlo perfettamente: una donna, Maria.
Nella travagliata storia dell'umanità, nella lotta tra la stirpe della donna e la stirpe del maligno, nessuna creatura umana è mai riuscita a sottrarsi del tutto allo scotto del peccato originale. Vi sono state, non solo nel popolo eletto, ma anche tra i pagani, splendide figure nobili, di alta mente e di cuore grande. Pensiamo per esempio ai vertici del popolo eletto: ad Abramo, a Mosè, a Davide; ma nemmeno di nessuno di essi si può dire che non sia mai stato soggetto, con il peccato, al dominio del maligno. La Bibbia stessa lo testimonia. Maria, sì. Dal primo momento del suo concepimento nel grembo di sua madre essa è stata riservata al dominio di luce e di amore esclusivo di Dio. Abbiamo ascoltato nel vangelo l'angelo Gabriele chiamarla Piena di grazia. Il termine greco del vangelo è κεχαριτωμένη, che significa propriamente colmata e tutt'ora colma del favore (di Dio). E' in lei quella grazia, quella bellezza soprannaturale di cui l'uomo ha sempre provato nostalgia nel più profondo del suo cuore: bellezza non riferita a fattezze fisiche, né a qualità intellettuali umane, ma a purezza della mente e del cuore, a castità del corpo, ad amore vero e misericordioso verso il prossimo, a capacità di donarsi e di sacrificarsi. Maria realizza quel perfetto disegno di umanità, che Dio da sempre ha sognato per l'uomo, e che fa sognare anche il nostro cuore: la creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio. In essa Dio si specchia, e di lei si compiace. Ave, piena di grazia!
3. Veniamo alla seconda coordinata, di cui ho parlato. Il mistero dell'Immacolata Concezione di Maria, in quanto apice dell'universale vocazione alla santità, ha un inscindibile rapporto con il mistero della Chiesa, e per ciò stesso con ciascuno di noi .
La Chiesa – non v'è bisogno di dimostrarlo – è tutta fatta di peccatori: perché noi per primi siamo peccatori confessi: all'inizio di ogni Messa ci battiamo il petto e dichiariamo di aver peccato per colpa nostra; ma, proprio come membri della Chiesa, noi siamo chiamati alla santità. Chiesa – ecclesia - significa chiamata da: da Dio siamo chiamati, e Dio ci chiama dall'essere peccatori ad essere santi.
Lo abbiamo ascoltato dalla lettera agli Efesini: Dio ci ha scelti in Cristo, già da prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto a lode e gloria della sua grazia. Ora noi non possiamo dire di realizzare le esigenze di questa chiamata: mentiremmo se lo affermassimo (cf. 1 Cor 1, 8-10); ma se rivolgiamo lo sguardo a Maria, possiamo dire che in lei, figlia di Adamo ed Eva, sorella nostra, la risposta a Dio che chiama è stata - per speciale grazia di Dio - piena e perfetta. Diversamente dai progenitori Maria è stata una creatura di fede, di speranza, di amore: e questo non solo per avere Maria ascoltato la parola di Dio, ed averla vissuta come nessun altro, ma per essere essa aperta a Dio dalla radice più profonda del suo essere. Essa è così - come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II sulle orme dei Padri della Chiesa - l'icona perfetta ed il modello della Chiesa, di noi che in essa ascoltiamo Dio che chiama (Sacrosanctum Concilium 53-63). A lei possiamo guardare dunque con ammirazione e – direi – con fierezza: essa è la donna che ha riscattato l'onore dell'umanità. Nella novena dell'Immacolata i fedeli cantano: Tota pulchra es, Maria, et macula originalis non est in te…Tu honorificentia populi nostri! Tutta bella sei, Maria, in te non c'è la macchia del peccato originale. … Tu sei l'onore del nostro popolo.