1° ottobre 2008
DISCORSO PRONUNCIATO IN OCCASIONE DELLA PROMULGAZIONE DEL NUOVO REGOLAMENTO
Musei Vaticani, 1° ottobre 2008
Chiar.mo Prof. Paolucci,
gentile Dott.ssa Cicerchia,
illustre Dott. Riccardi,
cari professori, dottori e collaboratori, siamo qui riuniti oggi per affidare alle vostre cure il nuovo Regolamento dei Musei Vaticani promulgato ad experimentum per due anni il 24 settembre 2008.
Vorrei innanzitutto ringraziare tutti coloro che hanno collaborato al raggiungimento di questo traguardo. E’ stato un lavoro meticoloso arricchito dalla profonda conoscenza ed esperienza della vita di un Museo del prof. Paolucci.
Allo stesso tempo il nuovo Regolamento ha ricevuto il parere favorevole della Segreteria di Stato ed anche quello dei Cardinali della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.
Questo prezioso strumento, sia per voi, con la Nostra paterna guida, fonte di proficua e feconda ispirazione e attività negli anni a venire.
E’ ben nota, a tutti noi qui presenti, la storia della formazione dei Musei Vaticani, i quali traggono origine da una preziosa collezione di sculture che i Pontefici raccolsero nel Cortile Ottagono del Palazzetto di Innocenzo VIII.
Già dalla metà del XVIII secolo i successori di Pietro avvertirono la necessità di costituire, in Vaticano, un vero e proprio museo in aggiunta a quello che già esisteva in Campidoglio. Quest’ultimo, infatti, non era più sufficiente per accogliere ed esporre le opere di recente rinvenimento ed acquisizione; vi era, inoltre, la necessità di non far allontanare le opere medesime da Roma.
Nel corso del XIX secolo le collezioni e le raccolte museali furono notevolmente ampliate dai Papi. Per la conservazione e la fruizione delle raccolte furono costituiti, accanto a quelli già esistenti, il Museo Chiaramonti, la Pinacoteca Vaticana ed il Braccio Nuovo, quindi il Museo Gregoriano Etrusco ed Egizio; nel Palazzo Lateranense trovarono sede i Musei Gregoriano Profano, il Pio Cristiano ed il Lapidario Cristiano.
La sensibilità dei Pontefici romani permise la creazione di un complesso di norme, attraverso le quali garantire una regolamentazione omogenea dei Musei. Tale ispirata visione si concretizzò nel primo Regolamento dei Musei Vaticani (20 dicembre 1816), promulgato da Mons. Agostino Rivarola, Protonotario Apostolico, Maggiordomo di Sua Santità Pio VII, nonché futuro Cardinale.
Nel corso dell’800 si succedettero, con una certa frequenza, altri Regolamenti, nel segno di una gestione sempre più capillare ed attenta del complesso museale, fino alla nascita del primo Regolamento generale a stampa, nell’anno 1878.
Procedendo in questo pur breve excursus storico, appare assolutamente degno di menzione il Regolamento per gli Uffici e Servizi del Governatorato (5 dicembre MCMXXXII e successive modifiche) nel cui ambito vengono esaurientemente tratteggiati finalità istituzionali, articolazione e modus operandi della Direzione Generale dei Monumenti, Musei e Gallerie. La cronologia, di qui in poi, costituisce storia recente ed ha prodotto quel nucleo di norme che, dal 1971, disciplinano il buon funzionamento della vita museale di questa Direzione.
Il nuovo Regolamento dei Musei, che oggi assurge al ruolo di protagonista, nasce proprio nell’alveo della continuità. Procedendo alla stesura si è, infatti, deciso di non disperdere l’impagabile patrimonio costituito da secoli di contributi ed esperienze.
Si è deciso di non dilapidare la storia.
Nel solco della tradizione, attenti e aperti alla necessità di innovazione, è mio desiderio delineare sinteticamente gli elementi di novità racchiusi nel presente Regolamento, a partire dalla suddivisione organizzativa del Museo in due aree, tecnico-scientifica ed amministrativo-gestionale, attraverso le quali la Direzione, costituita dal Direttore, dal Segretario e dall’Amministratore, esercita le proprie attività istituzionali.
Riguardo alla prima area, la ratio costitutiva risponde all’esigenza di favorire la gestione coordinata e specifica delle collezioni e dei monumenti attraverso l’articolazione in tre Dipartimenti (Arti, Archeologia, Storico-Etnologico), ciascuno ulteriormente distinto in Reparti, e da un Dipartimento di Servizi Scientifici.
Già nel citato Regolamento del 1932 (agli artt. 33, 34 e 35) la Direzione era suddivisa in Dipartimenti, allora denominati “Sezioni” (nel dettaglio, Classico-Archeologica, Medioevale e Moderna, Missionaria), allo scopo di garantire curatela specifica alle opere racchiuse nel corpo museale.