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22 gennaio 2008

OMELIA  PER LA FESTA DI S. GAUDENZIO

Novara, 22 gennaio 2008


1. E’ con sincera gioia che ho accolto  l’invito del nostro Vescovo, Mons. Corti, a celebrare con voi oggi la festa di S. Gaudenzio. Per questo suo amabile gesto, come per le parole da lui rivoltemi all’inizio della Messa, lo ringrazio di cuore.  Il suo invito mi è tornato gradito in modo particolare, perché con questa Basilica ho un rapporto personale: il 6 gennaio 1935, tre giorni dopo la nascita, vi ricevetti la grazia del Battesimo. In quei giorni mi ricordava sovente mia Mamma era aperto lo scurolo ed esposta l’urna di S. Gaudenzio, Padre di questa diocesi.

Come dopo lo scorso Concistoro da Mons. Corti, così nel 1989, dopo la mia ordinazione episcopale, venni invitato dal Vescovo Aldo Del Monte a celebrare la festa di S. Gaudenzio insieme con il clero ed i fedeli novaresi, raccolti intorno a lui, che allora commemorava cinquanta anni di sacerdozio. Ricordando quella nobile e dolce figura, non posso non riandare con la memoria alle altre grandi figure dei Vescovi e Padri della Diocesi,  che io ho avuto come miei Vescovi: Mons. Cambiaghi, Mons. Gremigni, Mons. Leone Ossola e Mons. Castelli, dal quale ricevetti il Sacramento della Confermazione: degni successori di S. Gaudenzio sulla scia  di altri grandi Vescovi. Per tutti – sono oltre cinquanta – vorrei qui ricordare i suoi immediati successori, San Agabio e San Lorenzo; venendo all’epoca della Riforma cattolica, Carlo Bescapè; nel contrastato periodo della Restaurazione, il Card. Morozzo – che chiamò  Antonio Rosmini “figlio mio dilettissimo”; e poi, durante il Rinascimento, Giacomo Filippo Gentile, “defensor civitatis”. Mi sembra giusto in questa festa di S. Gaudenzio, primo Padre della Diocesi, fare memoria dei suoi successori, che con fede ed amore ne continuarono la missione apostolica. Di essi, nostri Padri nella fede, noi ci gloriamo di essere figli.

2. Oltre che ai Padri della Chiesa novarese il ricordo va a quanti, nella storia della città di Novara e della sua provincia si sono spesi  con passione civile, e non senza sacrifici,  per  il bene comune, ed hanno contribuito a rendere questa città, con la sua provincia, un riconosciuto centro di avanzata civiltà in Italia ed in Europa. Per questo è mio gradito dovere rivolgere un deferente e cordiale saluto alle autorità civili e militari qui presenti: anzitutto a S.E. Oscar Luigi Scalfaro, di cui Novara in modo particolare si onora per aver egli ricoperto la suprema magistratura dello Stato; il Signor Sindaco della nostra città, Massimo Giordano; ed accanto a loro le altre personalità già ricordate dal nostro Vescovo. La loro presenza è di alto significato morale, come espressione di un comune convergere, su diversi versanti, nel servizio al bene comune della “nostra gente”. Ne siamo loro grati.

3. Permettetemi ora qualche ricordo più personale. V’è un amico che oggi, in questa celebrazione vorrei vedere, ma che non vediamo, che però ci è presente – tale è la nostra speranza – nella luce del Signore Risorto. E’ Mons. Germano Zaccheo, che fu mio compagno di classe dalla prima media alla terza liceo. Anche come Vescovo di Casale si sentì sempre sacerdote novarese, partecipe della vita di questa Chiesa, alla quale aveva donato con entusiasmo e passione giovanile le sue grandi doti d’intelligenza e di cuore. Mi invitò lo scorso anno alla Veglia di Pentecoste a Casale; lo incontrai l’ultima volta qui a Novara, il 18 novembre scorso, in occasione della Beatificazione di Antonio Rosmini. Si disse dispiaciuto di non poter partecipare al Concistoro del 24 novembre per un anteriore impegno da lui preso a Fatima, da cui non poteva esimersi. Ben vero, non se ne poté esimere: non solo per ragioni del suo ufficio pastorale, ma perché la sua vita di pastore doveva giungere al suo termine: era atteso dalla Madre di Cristo e sua, che lo prese tra le braccia per introdurlo nella Chiesa della Gloria, dove pastore unico ed eterno è l’Agnello, e ricongiungerlo al Servo di Dio Silvio Gallotti, suo zio materno, che di Maria era stato apostolo tra il clero di questa diocesi.

Con la sua figura si affaccia alla mia memoria quella degli altri compagni di seminario e confratelli nel sacerdozio, che ci hanno preceduto nella Casa del Padre, tra cui Mons. Mario Zanetta, Vescovo di Paulo Afonso, in Brasile; e poi tutta la schiera dei cari educatori, le cui amabili figure sono nella memoria di molti noi: in particolare i Direttori Spirituali P. Elia Testa, P. Francesco Franzi, Don Giovanni Vandoni, e tutti quei cari professori che con pazienza, umiltà ed abnegazione spesero la loro vita per trasmetterci conoscenze e valori a corredo della nostra formazione umana e della nostra futura attività pastorale. Negli anni del mio servizio alla Sede Apostolica, ne sentivo, al ricordarli, un’acuta nostalgia. Anch’essi, che vivono nel Cristo risorto, sono ora riuniti con noi in questa celebrazione eucaristica. Tutti li ricordo con affetto filiale, insieme a tanti altri sacerdoti di questa diocesi, sapienti ed umili, come i miei indimenticabili parroci di Grignasco: Giovanni Galavresi, Cesare Beccaria, Battista Genestroni, fedeli servi di Dio e della Chiesa.


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