23 agosto 2008
SANTA MESSA AL SANTUARIO DI RE
23 agosto 2008 - ore 17,00
Saluto introduttivo
Sono grato al Signore per averci convocati all’odierno incontro in questo santuario dedicato alla sua Santissima Madre Maria.
Cinquant’anni fa questo santuario veniva portato a termine, dopo decenni di intensi e faticosi lavori, superando ingenti costi finanziari e complicati problemi di statica, non prevedibili allorché nel 1922 si diede inizio all’esecuzione del progetto. Alla sua solennissima consacrazione, il 5 agosto 1958, erano presenti diversi vescovi, qualificate autorità civili, numerosi sacerdoti ed una gran folla di fedeli che facevano corona al Vescovo di Novara di allora, l’Arcivescovo Mons. Gilla Vincenzo Gremigni, che si era imposto con tutta la sua passione e tutta la sua autorevolezza perché la grande opera non rimanesse incompiuta.
Ritengo doveroso ricordarlo almeno brevemente. Era un Pastore, Mons. Gremigni, che amava ardentemente la Chiesa. Voleva che il clero fosse colto, degno, zelante, credibile; voleva che le istituzioni ecclesiastiche fossero efficienti per il bene del popolo; amava il bello e lo splendore delle celebrazioni liturgiche. Fu sua l’idea – e la realizzò - del moderno Seminario Maggiore di Novara, che egli volle grandioso, sognandolo fiorente di giovani candidati al sacerdozio e dotato di eccellenti educatori e professori. Suo fu anche l’impegno per la celebrazione nel 1955 di un Sinodo diocesano, i cui atti, sebbene destinati ad essere presto superati dalle disposizioni del Concilio Vaticano II, testimoniano pur sempre la sua grande passione per la Chiesa. Egli chiese di essere sepolto qui, in questo santuario, insieme alla sua amatissima mamma.
Non sarebbe giusto, però, ricordare solo questo grande vescovo. Anche i suoi predecessori, ed in particolare il grande cappuccino Leone Ossola, come i suoi successori: il barnabita Mons. Cambiaghi, e poi Mons. Aldo Del Monte, ed il presente Vescovo di Novara, l’amato Mons. Renato Corti, devono pur essere ricordati. Tutte splendide figure di Pastori, che con ogni mezzo continuarono a favorire il culto della Vergine Santissima in questo santuario.
Il peso quotidiano della responsabilità e la fatica del lavoro ha, però, gravato soprattutto sui Rettori del Santuario e sui loro collaboratori. Ricordo Don Peretti, che era qui parroco quando mio Papà vi esercitò la sua prima condotta medica; lo ricordo in rappresentanza di tutti i suoi predecessori, che con umiltà e fedeltà, con amore tenero ed ardente per Maria, tennero viva nei secoli passati, ed in anni per noi oscuri, la vita di questo santuario e la devozione dei fedeli; e poi, con l’energica ripresa dei lavori negli anni del dopoguerra, i Padri Cardano, Elia Testa, Uccelli, ed ora il caro e zelante P. Gianfranco Julita, che, oltre alla gestione dell’attività spirituale, si è speso e si spende senza risparmio di energie per rendere più efficiente il servizio pastorale dei fedeli all’interno del santuario, e si è preoccupato anche di ottenere, con la cooperazione delle autorità civili, le necessarie facilitazioni di movimento e di parcheggio in favore dei pellegrini, che per lo più giungono motorizzati.
Non meno meritevoli e cari agli occhi di Dio, gli innumerevoli pellegrini, che dalla scarsità delle loro risorse, ma dalla ricchezza del loro cuore, hanno voluto dare il loro contributo materiale, ma soprattutto testimoniare la loro fede e la loro devozione. Sono essi le pietre vive, senza le quali questo santuario non ci sarebbe.
Mi è parso doveroso iniziare rivolgendo un pensiero alle persone che ho ricordato, anch’esse presenti a questo nostro incontro nella comunione del Cristo Risorto, in cui vivono, e che è al centro di ogni celebrazione Eucaristica.
Ogniqualvolta noi ci riuniamo per l’Eucaristia, noi rendiamo grazie al Padre Celeste, datore di ogni bene, al Figlio suo e fratello nostro, Gesù, che dà la vita per noi e ci chiama ad avere parte alla sua vita, ed allo Spirito Santo, Spirito di Verità e di Amore, che ci unisce al Padre ed al Figlio e ci unisce tra di noi. Così è anche ora. Sotto i dolci occhi di Maria, Madre di Cristo e nostra, noi formiamo qui un’unica famiglia, unita nell’adorazione e nella lode a Dio. Chiediamo come prima grazia, in questa nostra celebrazione, che il nostro cuore sia purificato con il perdono dei nostri peccati, si apra con umiltà e fiducia alla grazia, per partecipare meno indegnamente al Sacrificio Eucaristico.