26 luglio 2008
OMELIA PER LA FESTA DI SANT’ANNA
Parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, 26 luglio 2008
1. La Chiesa festeggia oggi con gioia in una sola festività Gioacchino ed Anna, i santi Genitori di Maria. Della gioia della Chiesa siamo partecipi oggi, in modo particolare, noi qui riuniti in questa bella chiesa dedicata a Sant’Anna, che così soavemente invita alla preghiera quanti vi entrano.
2. Né i Vangeli né altri scritti del Nuovo Testamento parlano dei genitori di Maria; ma fin dai tempi sub-apostolici il culto di Sant’Anna, a motivo della sua posizione privilegiata nella storia della Redenzione per il fatto di essere la Madre di Maria, fu molto sentita, e si espresse in leggende e raffigurazioni varie, come appare anche dall’apocrifo Protovangelo di Giacomo (150-160 d.C.).
In Europa, nella pietà e nell’arte del Medio Evo, si diffuse la raffigurazione in una composizione unitaria di Anna, Maria e Gesù (Anna Selbdritt: Anna Metterza); e di tal genere di raffigurazioni è un mirabile dipinto, probabilmente noto a molti di voi, di Leonardo da Vinci (del 1510-1512): esso raffigura Sant’Anna che tiene sulle ginocchia Maria, adulta, la quale cerca a sua volta di riprendersi in grembo il Bambino Gesù, che sta giocando con un agnellino. E’ una scena di grande, umana affettuosità, che intende esprimere l’indissolubile rapporto di Anna in riferimento a Maria ed al Redentore. Numerosissime sono state poi in passato le confraternite femminili intitolate a Sant’Anna. Diversi santuari, meta di pellegrinaggi, le sono stati dedicati. Più di una decina sono oggi le congregazioni di suore che portano il suo nome. In somma, nel corso della storia non è mai sfuggito che la madre di Maria meritava una devozione particolare.
3. Ma che cosa possiamo dire noi dei Santi Gioacchino ed Anna?
La prima lettura, tratta dal Libro del Siracide, ci ha invitato a fare “l’elogio dei nostri antenati secondo le loro generazioni … il loro nome vive per sempre”. Noi dunque, che cosa possiamo dire?
A me sembra che anche noi, come le generazioni passate, possiamo dire di loro qualcosa di interessante. Nulla di storico, indubbiamente, e nemmeno di dottrinalmente certo, ma qualcosa di umano sì, qualcosa a cui il cuore piace pensare per il riverbero che su di loro viene dalla grande luce di Maria, loro figlia, e di Gesù, loro nipote.
4. Diciamo anzitutto che questi nostri antenati - così possiamo ben considerarli in quanto genitori di Maria, Madre nostra - questi nostri “antenati” dovevano costituire una famigliola di fedeli Ebrei, timorati di Dio, come il loro antico padre Abramo. Attraverso di loro la benedizione di Dio ad Abramo – in te saranno benedette tutte le genti – doveva passare a Maria ed a Gesù, in cui quella benedizione ebbe il suo compimento perfetto. Ecco, noi li possiamo anzitutto considerare come veri figli di Abramo, non tanto nella discendenza carnale, quanto nella fede, che è fonte di vera vita. Se Dio li scelse per il sublime compito di genitori della Madre di Dio, ciò vuol dire – come non pensarlo? – che essi risplendevano agli occhi di Dio di una grazia tutta particolare.
5. Giacchino ed Anna, ma Anna in modo tutto particolare, sono in qualche modo connessi con il mistero della Immacolata Concezione di Maria. Entrambi sono ancora figli del primo Adamo. Ma dal loro amore coniugale, per un disegno misterioso, tutto di divino amore e divina sapienza, Maria fu concepita – in nessun modo per loro merito, ma solo in previsione dei meriti di Cristo suo figlio - senza peccato originale. Anna offrì a questo vero e proprio tornante della storia – tanto grande, quanto nascosto agli occhi degli uomini – l’accoglienza di una gestazione amorevole, come solo può essere quella della madre che attende la sua creatura.
E quando, dopo le doglie ed il momento doloroso del parto, quella creaturina fu tra le braccia della madre, quale grande gioia nella casa di Gioacchino! Sentite che cosa dice la Chiesa quando ricorda la nascita della figlia di Gioacchino ed Anna, l’ 8 settembre, festa della Natività di Maria: “Quando è nata la Vergine santissima, allora il mondo è stato illuminato. La tua natività, Vergine Genitrice di Dio, ha annunciato la gioia in tutto il mondo” (Lodi mattutine). Maria è l’aurora che apre la giornata dell’umanità al sole di Cristo. Tra le braccia di Anna, che stringe al seno la “Benedetta fra tutte le donne”, la sua gioia si è fatta nostra, e il dolce nome di Maria, che Anna per prima ha pronunziato, é divenuta invocazione soavissima sulle nostre labbra e nel nostro cuore.
6. Poi il nostro cuore segue Anna mentre essa nutre ed educa quella sua figlia, quel fiore immacolato del popolo ebreo e di tutta l’umanità. Nel canto del Magnificat, quando Maria visitò la sua cugina Elisabetta, l’anima di Maria si apre in un poema tutto tessuto, come da preziosissimi fili, di riferimenti alla storia dell’Antico Testamento, ai Profeti, ed ai Salmi. Dove poteva essa averli appresi, se non sulle ginocchia di sua madre, e poi meditati e resi quasi respiro della sua anima, se non nel silenzio dell’umile casa dei suoi genitori, Gioacchino ed Anna? Mi ricordo, a questo proposito, un bellissimo quadro dei Musei Vaticani (del 1600), che mi tenne compagnia per diversi anni della mia vita, in cui si vede Sant’Anna che insegna alla piccola Maria a leggere, e Maria, con il tipico atteggiamento dei bambini, segue con il suo ditino, lettera per lettera, i difficili caratteri ebraici. E’ una raffigurazione uscita dalla fantasia dell’artista, ma così vicina – non è vero? - all’esperienza delle nostre famiglie!
Noi non sappiamo fino a quale età Anna visse; ma ci sia concesso di seguire ancora un po’ le due donne – Anna e Maria – nel corso degli anni.