26 novembre 2008
INAUGURAZINE DELL’IMPIANTO FOTOVOLTAICO
DELL'AULA PAOLO VI
Pontificia Accademia delle Scienze, 26 novembre 2008
1. Sono molto lieto di poter dare l’avvio all’odierno incontro, in questa prestigiosa Accademia delle Scienze, per la presentazione e per la messa in funzione del primo impianto di energia solare installato in Vaticano.
Insieme a S.E. Mons. Renato Boccardo. Segretario Generale, al Reverendo Mons. Giorgio Corbellini, Vice Segretario Generale, all’Ing. Pier Carlo Cuscianna, Direttore dei Servizi Tecnici, saluto con viva cordialità gli Eminentissimi Signori Cardinali presenti, S.E. Mons. Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, il Prof. Carlo Rubbia, Accademico Pontificio e Nobel per la Fisica, il Sig. Frank Asbeck, Presidente della Solar World, il Prof. Livio De Santoli, Energy manager dell’Università di Roma, La Sapienza. Un particolare ringraziamento a S.E. Mons. Sanchez Sorondo, Cancelliere dell’Accademia, che gentilmente ci offre ospitalità.
In particolare un saluto di benvenuto a tutti gli operatori delle comunicazioni sociali, che ringrazio per l’attenzione prestata alla Santa Sede ed anche, in più di un’occasione, allo Stato della Città del Vaticano.
Motivo di compiacimento e di umile fierezza è per noi tutti l’assegnazione al Vaticano del Premio Solare Italiano 2007-2008. Saluto il Presidente dell’Eurosolar Europa, Sig. Hermann Scheer, ed il Presidente di Eurosolar, sezione italiana, l’Arch. Francesca Sartogo.
2. All’origine dell’impianto, che oggi viene presentato ed inaugurato, v’è una motivazione pratica che si intreccia con una profonda ispirazione ideale. Vorrei parlarne – se mi è benevolmente consentito di ripetere cose a tutti voi già ben note – rifacendomi anzi tutto al messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata della Pace 2007, posta sotto il motto “La persona umana, cuore della pace”.
In esso il Papa scriveva: “Accanto all’ecologia della natura c’è … una ecologia che potremmo dire “umana”, ed aggiunge: “L’esperienza dimostra che ogni atteggiamento irrispettoso verso l’ambiente reca danni alla convivenza umana e viceversa. Sempre più chiaramente emerge un nesso inscindibile tra la pace con il creato e la pace tra gli uomini. L’una e l’altra presuppongono la pace con Dio”. Ed egli spiegava: “Ci aiuta a comprendere quanto sia stretto questo nesso tra l’una ecologia e l’altra il problema, ogni giorno più grave, dei rifornimenti energetici. … In alcune regioni del pianeta in cui si vivono ancora condizioni di grande arretratezza … lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell’energia. Che ne sarà di quelle popolazioni?” (cfr nn. 8 e 9).
Oltre a questa prima citazione, che mi pare molto perspicua per comprendere lo specifico interesse della Santa Sede al problema ambientale, vorrei segnalare l’attenzione che al medesimo problema ha dedicato anche il recente Sinodo dei Vescovi. Tra le proposizioni che esso ha sottoposto al Santo Padre in vista di un suo documento post-sinodale, nella proposizione n. 54, tra l’altro, è detto: “La Parola di Dio comunica a noi la bellezza di Dio tramite la bellezza della creazione. … Purtroppo l’uomo del nostro tempo si è disabituato a contemplare la Parola di Dio nel mondo che abita e che ci è stato donato da Dio. Per questo la riscoperta della Parola di Dio, in tutte le sue dimensioni, ci spinge a denunciare tutte le azioni dell’uomo contemporaneo che non rispettano la natura della creazione. Accogliere la Parola di Dio … genera un nuovo modo di vedere le cose, promuovendo un’ecologia autentica, che ha la sua radice più profonda nell’obbedienza della fede che accoglie la Parola di Dio”.
Questi passi di due documenti ecclesiastici possono bastare, mi sembra, a far comprendere la preoccupazione pratica della Chiesa in difesa dell’ambiente e dell’uomo, ed al contempo l’aspirazione ideale che la nutre, e che non può non guidare anche le scelte “ecologiche” dello Stato della Città del Vaticano.
Innumerevoli altre dichiarazioni in quest’ultimo ventennio del Magistero pontificio potrei aggiungere. Mi sia solo permesso di ricordare ancora – come testimonianza di un sentire ecumenico - le parole del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, il cui impegno per la salvaguardia del creato è universalmente noto, parole pronunciate durante la celebrazione dei vesperi nella Cappella Sistina, nel pomeriggio di sabato 18 ottobre. Egli diceva:
“Ci siamo comportati in maniera arrogante e sconsiderata verso la creazione naturale. Ci siamo rifiutati di obbedire alla Parola di Dio negli oceani del pianeta, negli alberi dei continenti e negli animali della terra”. Parole severe, le sue, ma anche fiduciose, perché egli nel medesimo discorso diceva: “Sia che si tratti di ambiente o di pace, di povertà o di fame, di educazione o di santità, vi è oggi un accresciuto senso del comune coinvolgimento e della comune responsabilità, che viene percepita in maniera particolarmente acuta dalle persone di fede, ma anche da quanti hanno una prospettiva manifestamente secolare”.
In breve, penso di poter concentrare tali dichiarazioni di carattere dottrinale in una formula precettiva, che potrebbe recitare:
la ricerca e l’impiego di una energia a) pulita, b) sicura, c) a basso costo, è un dovere che risponde a) ad opportunità economiche, b) ad esigenze ecologiche, c) ad un imperativo etico.
Ogni persona può riconoscervi un dettato della ragione. Noi credenti vi riconosciamo una esigenza insita nel messaggio biblico.