Stato della Città del Vaticano
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27 gennaio 2008

OMELIA IN OCCASIONE DELLA PRESA DI POSSESSO
DELLA DIACONIA  DI SANTA MARIA LIBERATRICE
A MONTE TESTACCIO


Roma, 27 gennaio 2008


Venerato e caro Don Manfredo,
Cari fratelli e sorelle,

1. Come posso io esprimere la mia gioia per questo incontro oggi con voi?
In un piccolo libretto preparato dall’Ufficio delle Cerimonie Pontificie per l’introduzione del Cardinale nella Diaconia che il Santo Padre gli ha assegnato, se ne parla come “del momento suggestivo della sua Prima Messa di Prete Romano”.
Ecco, questa è la mia gioia in questo momento. Esso mi fa rivivere e rinnova in me la gioia della Prima Messa di giovane sacerdote. Gioia viva. Perché è un segno di grande benevolenza del Signore: allora, in occasione della mia Prima Messa come sacerdote novarese, per essere chiamato dal Signore a seguirlo, come quegli umili  pescatori lungo il Mare di Galilea, di cui ci ha parlato il Vangelo; oggi, in quest’altra Prima Messa, per avere il privilegio di inserirmi come Prete Romano nella Chiesa viva della vostra comunità parrocchiale: dove si rinnova la Parola di vita di Gesù, dove il Signore ci offre il suo perdono ed è sempre pronto a ricominciare il cammino con noi, dove egli ci invita a partecipare alla sua mensa divina.
Il caro e venerato parroco, Don Manfredo Leone, vi ha già detto alcune delle ragioni, più particolari, per cui sono stato molto lieto di ricevere dal Santo Padre proprio questa Diaconia di Santa Maria Liberatrice, e non un’altra Diaconia di Roma.
Vorrei ritornare su questi ragioni, quasi per presentarmi personalmente a voi, manifestandovi qualcosa del mio spirito.

2. La prima ragione è questa: che al centro della vostra comunità parrocchiale, proprio accanto a Cristo Signore, c’è la sua e nostra Madre, Maria, venerata col titolo di Maria Liberatrice. E’ un titolo singolare!
Secondo le informazioni che mi sono state date, e che a voi sono già note da tempo, il titolo, così come l’effige, di Maria Liberatrice fu qui trasferito dalla Chiesa che venne demolita per riportare alla sua primitiva forma la Chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro Romano. Per diverso tempo, l’effige venne amorosamente custodita dalle care Oblate del Monastero di Tor de’ Specchi, le quali poi volentieri, secondo l’indicazione del Papa S. Pio X, la consegnarono, perché venisse venerata in  questa chiesa, che doveva essere costruita, e ne perpetuasse il Titolo.
 Il titolo di Liberatrice attribuito a Maria è nella devozione cristiana veramente singolare. Non conosco altre immagini in cui la Vergine Santissima sia venerata sotto questo titolo. Ma è un titolo meraviglioso! Esso pone Maria in immediata relazione con la preghiera, sublime, che Gesù stesso ci ha insegnato – il Padre Nostro –, preghiera che si conclude con le parole “liberaci dal male”.
Come “Liberatrice”, Maria si inserisce e ci accompagna nel grande movimento di liberazione, che ha come suo intimo propulsore lo stesso Spirito di Cristo. San Paolo dice: “Dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è la libertà”(2 Cor. 3,17). Quale libertà ci dona lo Spirito di Cristo?
Anzi tutto, la libertà dalla servitù dagli idoli di questo mondo. Essi hanno un nome. Sono l’idolo del potere, l’idolo della ricchezza, l’idolo della lussuria. Sono idoli che schiavizzano e rovinano i loro servi e quanti hanno la sventura di venire coinvolti nella loro passione. E’ la nostra esperienza di ogni giorno, non è forse vero? Ma lo Spirito di Cristo ci libera anche da una schiavitù interna a noi stessi, che è quella che ha le catene più forti e più dolorose. E’ la schiavitù del nostro stesso io, tutto preso da se stesso, che non lascia alzare gli occhi per vedere la luce degli occhi del nostro prossimo né verso l’alto, per vedere lo splendore del Cielo. Lo Spirito di Cristo ci libera da questa schiavitù, rendendo limpida la nostra mente, puro il nostro cuore: ci apre alla libertà della verità nella luce stessa di Dio, ci apre alla gioia del vero amore, fatto di donazione e non di egoismo. In questo grande processo di liberazione che lo Spirito di Cristo opera in noi, Maria è al nostro fianco con l’esempio della sua vita, con la forza della sua intercessione, compartecipe appassionata della nostra liberazione.
Liberaci dal male, ci fa pregare Gesù nel Padre Nostro. E Gesù ci dice anche qual è il male che dobbiamo sopra ogni altro temere: ”A voi, amici miei,  dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete colui che, dopo avervi ucciso, ha il potere di gettarvi nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete costui” (Lc 12, 5) E questo è in realtà il male a cui fa riferimento il titolo originario di Maria Liberatrice: “Liberatrix a poenis inferni”. Maria ci ottiene la liberazione dalla dannazione eterna, cioè ci aiuta a portare a compimento felice, nella vita eterna, la nostra vita terrena.
Per tutti questi motivi noi ci rivolgiamo a lei dicendo: ”Santa Maria, prega per noi ora e nell’ora della nostra morte”.


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