29 maggio 2008
PRESENTAZIONE DELLE MOSTRE SU MATILDE DI CANOSSA
PROMOSSE ED OSPITATE DALLE PROVINCE
DI MANTOVA E DI REGGIO EMILIA
Musei Vaticani, 29 maggio 2008 - ore 11
1. Sono molto lieto e grato di poter aderire alla proposta di presentazione presso i Musei Vaticani delle mostre promosse dalle Province di Mantova e di Reggio Emilia su Matilde di Canossa, che avranno luogo dall’8 settembre 2008 all’8 gennaio 2009 nella casa del Mantegna a Mantova e nell’Abazia di S. Benedetto Po, sul tema: Matilde di Canossa, il Papato, l’Impero, L’Abbazia di Matilde, Arte e Storia di un grande monastero benedettino (1007-2007), e a Reggio Emilia nel Palazzo Magnani e nei Musei Diocesano e Civico sul tema: Matilde e il Tesoro dei Canossa.
La gratitudine va in particolare ai curatori delle mostre: per le prime due, le professoresse Renata Salvarani e Liana Castelfranchi; per la terza, il professor Aurturo Calzona.
Insieme al Prof. Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, ed ai suoi validi collaboratori, saluto cordialmente il Prof. Maurizio Fontanili, Presidente della Provincia di Mantova; e la dott.ssa Sonia Masini, Presidente della Provincia di Reggio Emilia, che hanno favorito con convinzione e generosità quegli importanti eventi culturali. Un deferente, cordiale saluto a Mons. Giancarlo Manzoli, Delegato per i Beni Culturali della Diocesi di Mantova, e a S.E. Mons. Lorenzo Ghizzoni, Ausiliare e Vicario Generale della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e a Mons. Tiziano Girelli, Direttore del Museo diocesano di Reggio Emilia, rappresentanti delle loro Eccellenze Mons. Roberto Busti, Vescovo di Mantova, e Mons.. Adriano Caprioli, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla – in questo momento chiamati in udienza Pontificia -, i cui musei diocesani sono direttamente coinvolti nella realizzazione delle mostre.
A tutte le personalità presenti ed a tutti gli studiosi qui convenuti, un cordiale saluto di benvenuto.
2. L’odierna presentazione in Vaticano ha la sua giustificazione non solo e non tanto per il prestito di un arazzo della serie Barberini di Urbano VIII, raffigurante Matilde che dona i suoi beni al Papa, e per il prestito di importanti manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana e dell’Archivio Segreto Vaticano, nonché di interessanti frammenti marmorei della Fabbrica di S. Pietro, e per il prestigio degli stessi Musei Vaticani, ma ancor più per la vicinanza storica e spirituale di Matilde al Papato. La sua vita appare come in vario modo intrecciata con quella di diversi Pontefici, da Papa Leone IX, parente di entrambi genitori di Matilde, ai Papi Vittore II, Stefano IX, Benedetto X, e Alessandro II; ma i suoi rapporti con la Sede Apostolica hanno un imperituro significato soprattutto per la parte attiva di mediatrice e conciliatrice da lei svolta nel dissidio tra Enrico IV e Gregorio VII, ed insieme per il suo ruolo di garante della tutela fisica di quel grande Pontefice, nel celebre episodio dell’andata a Canossa di Enrico IV, sul finire del gennaio 1077.
Alla sua morte, avvenuta all’età di 69 anni, il 24 luglio 1115, a Bondeno, Matilde venne sepolta, secondo la sua volontà, nell’Abbazia di S. Benedetto in Polirone (oggi S. Benedetto Po), fondata nel 1007 dal suo avo Tedaldo. Nel 1613 la sua salma venne traslata per volere di Paolo V a Roma, a Castel Sant’Angelo, per trovare poi definitiva sistemazione, nel 1633, nella Basilica di S. Pietro in Vaticano, nella tomba ad essa dedicata su disegno del Bernini, per cura di Urbano VIII. Essa vi è raffigurata in atteggiamento sovrano, con il braccio destro levato e lo scettro fermamente serrato in pugno, e con le chiavi di Pietro e la tiara papale tenute, con gesto quasi di amorevole protezione, sul braccio sinistro La dedica posta sotto di essa dice: “Urbanus VIII Pont. Max. Comitissae Mathildi virilis animi foeminae, Sedis Apostolicae propugnatrici, pietate insigni, liberalitate celeberrimae, huc ex mantuano Sancti Benedicti coenobio translatis ossibus gratus aeternae laudis promeritum monumentum posuit anno millesimo sexcentesimo trigesimo quinto.”
Post mortem, come in vita, Matilde è dunque indissolubilmente legata alla Sede di Pietro.
3. Le tre mostre, nella loro articolazione espositiva, come nell’unità della loro tematica ideale, per il loro valore scientifico e didattico, per la collaborazione che hanno promosso e realizzato tra prestigiosi istituti culturali europei, in particolari tedeschi ed italiani, e tra enti statali ed ecclesiastici, sono indubbiamente di rilevante interesse, e possono essere di stimolo ad erudite ricerche, in riferimento al periodo storico della “Gran Contessa”, ricco di contrasti ideali e politici, ma anche risvegliare in noi qualche pensiero su elementi ricorrenti nella nostra storia, pur sotto diverse forme, e recepiti con diversa, se non opposta, sensibilità.
4. La tematica evidenziata dalla prima su citata mostra nel percorso espositivo “Matilde, Mantova e la trasformazione del territorio”, offre – come non percepirlo? – più di uno spunto a riflettere anche sul tema dell’odierna politica del territorio, politica, direi, preliminare ad una seria politica per l’uomo. Si tratta di un tema, a mio avviso, troppo trascurato, per non dire assente dai dibattiti politici a cui siamo abituati.
5. Di prevalente interesse è però il percorso espositivo della medesima Mostra, che focalizza le tensioni nei rapporti tra Papato e Impero, ed il singolare ruolo che Matilde svolse come mediatrice nel dissidio tra Enrico IV e Gregorio VII: singolare, anche perché, come mediatrice stava in maniera non equivoca dalla parte del Pontefice.
I tempi erano già sufficientemente turbolenti, per tutta una serie di circostanze, e la lotta delle investiture, cioè il dissidio sul ruolo del Papa e dell’Imperatore nella nomina e nell’insediamento dei vescovi, accendeva ancor più gli animi.
Eppure fu quello un dissidio salutare, e non solo per il Papato, cioè per la Chiesa, che pervenne ad ottenere il riconoscimento di alcuni suoi inalienabili diritti, ma, per vero, anche per il potere imperiale, cioè per lo Stato. Si ebbe allora, infatti, una svolta determinante nella lunga, lunghissima via verso la separazione fra Chiesa e Stato - ovviamente allora non inteso nei termini concettuali moderni - e nel conseguimento di comuni convincimenti circa l’alterità della sfera religiosa da quella politica e le conseguenze a livello istituzionale.