Stato della Città del Vaticano
IT  EN FR DE ES 

2 febbraio 2008

SANTA MESSA DEL PRIMO SABATO DEL MESE - OMELIA

San Salvatore in Lauro - 2 febbraio 2008, ore 18

1. Come ci piacerebbe vedere il volto di Gesù! I pittori di tutte le epoche hanno profuso la loro arte nel tentativo di rappresentarlo. Nell’epoca moderna anche importanti registi hanno cercato di farcelo vedere nei loro film. Ma di fronte a queste rappresentazioni, anche a quelle artisticamente più riuscite, noi avvertiamo dentro di noi: “No, no, Gesù era diverso”. E lo stesso va detto di Maria. E’ ben sintomatico che, quando fecero vedere a Bernadette la statua preparata da un valente scultore, che avrebbe dovuto rappresentare la Vergine Santissima così come essa aveva raccontato di averla vista nella grotta di Massabielle a Lourdes, Bernadette  chiese, prima con una sorta di inquietudine: “E’ quella?”, e poi con un accento di rammarico e quasi di contenuto dispetto: “No, no, non è quella!” (Laurentin, Bernadette vi parla, Pag. 218).
2. In realtà, vedere una persona, e, soprattutto, vedere  con gli occhi del nostro corpo Gesù e Maria, conta relativamente poco. Ciò che conta è conoscerli. Quando Filippo, l’Apostolo, chiese a Gesù di fargli vedere il Padre, Gesù gli rispose: “Da tanto tempo sono con voi, e tu non mi conosci, Filippo?” (Gv 14, 9). Era un dolce rimprovero alla comprensione di Filippo, ma le parole di Gesù valgono con evidenza, in tutta la loro portata, nei confronti di tanti altri, soprattutto scribi e farisei, che avevano pur visto e sentito Gesù, ma erano preclusi a conoscerlo.

Si conosce una persona, nella sua vera individualità, più dalle sue parole, che non dal suo volto, più ascoltandola, che vedendola. Perché la parola rivela la profondità dell’essere di una persona. E ciò vale quanto mai di Gesù, perché la sua realtà più profonda è proprio di essere Parola, Parola del Padre, e per questo, rispondendo a Filippo, Gesù aggiunge: “Chi vede me, vede il Padre”, cioè, chi mi conosce nella mia realtà (“e tu non mi conosci” aveva detto a Filippo), chi più che vedermi con gli occhi del corpo mi conosce con la visione della fede (e questa è data dall’ascolto della Parola), quello si apre a contemplare il volto di Dio, del Padre.

3. Le parole del Vangelo di oggi – ogni parola del Vangelo, ma quelle del Vangelo di oggi, vorrei dire con la freschezza originaria delle primizie – ci svela il volto proprio di Gesù. Sono infatti i suoi tratti propri che emergono, con sorprendente spontaneità e forza, dalle Beatitudini. Tra tutti i poveri, gli afflitti, i miti, gli affamati ed assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per causa della giustizia, i calunniati a causa del suo nome: tra tutti questi, chi più di lui può qualificarsi come tale?

E lo stesso – mi si permetta di aggiungere, dato che oggi celebriamo il Primo Sabato del mese in onore del Cuore Immacolato di Maria – vale della Madre di Gesù. Essa certo, nel suo volto - come noi possiamo pensare a motivo della sua verginale maternità - doveva avere una inequivoca somiglianza fisica con suo Figlio. Ma molto più essa portava in sè i tratti profondi della figura umana di Gesù, per quello che noi conosciamo  della vita sua, di Maria. Povera a Nazareth e a Betlemme; afflitta nella fuga dalla ferocia di Erode e nell’esilio in Egitto; mite nelle sue parole al Figlio dodicenne ritrovato nel Tempio di Gerusalemme; pura nel suo castissimo rapporto con Giuseppe; misericordiosa alle nozze di Cana; assetata di misericordia e di giustizia di Dio, a cui dà voce nel suo grande canto, il  Magnificat; solidale, fin nella profondità delle sue viscere, con la sorte di suo Figlio, dal suo immacolato concepimento (su cui già si riverbera lo splendore della porpora del sangue del Redentore), fino all’albero della Croce: dove tutto il dolore dell’umanità - di quella colpevole e di quella innocente - viene caricato sull’Agnello immacolato, che è il suo Figlio, ed il chirografo della nostra condanna viene inchiodato insieme a lui alla Croce e tramutato in sigillo di pace tra Dio e l’uomo (cfr Col 1, 20; 2, 14; Mt 26, 28) – e a lei una spada trafigge l’anima. E si consuma, nel sangue, la sua unione con Cristo.

Così, tutte le beatitudini si realizzano in maniera esemplare in Cristo, ed in maniera sublime ed eminente in Maria. Lì si vede, con gli occhi della fede, cioè, si conosce Gesù e si conosce Maria: la loro realtà umana, il loro volto, ma non nell’apparenza fugace dell’immagine  visiva, come la vedrebbe un qualsiasi passante, bensì nella verità dell’essere, come appare a Dio!


Pagina 1 di 2
Mappa del SitoDisclaimer | FAQ | Informazioni Utili | News | Staff  | © 2007-12 Uffici di Presidenza S.C.V.