30 maggio 2008
Intervista rilasciata a Radio Scalzi il 30 maggio 2008
“VIAGGIO IN MALAWI, 2-12 ottobre 2007”
1. Ricordo del viaggio in Malawi
Nel ricordo si accavallano le immagini del Paese, più verde di quanto mi attendevo, nella luce abbagliante del sole africano; e le immagini della sua gente, povera, ma ospitale, dignitosa, sorridente; e le immagini della Chiesa, e delle sue istituzioni, centri di elevazione spirituale, culturale, e non meno, materiale.
Il viaggio mi ha portato in diverse località del Centro e del Sud del Malawi. Come siamo arrivati a Lilongwe, capitale del Paese, il 3 ottobre, il P. Zuazua ed io abbiamo avuto la sorpresa della festosa accoglienza, con canti e danze, da parte di alcune centinaia di parrocchiani di Chiphaso – località che dista circa 120 Km - guidati dal parroco carmelitano P. Paul Npota, dal Segretario della Conferenza Episcopale, e dal Carmelitano P. Gorge Tambala, Superiore dei Carmelitani … .
A Lilongwe, il giorno 4, ho anche avuto il primo incontro, molto piacevole, con le fervorose Clarisse, che ivi hanno il loro Convento, e lì ho anche potuto ammirare, nella loro grande cappella, come l’arte sacra sia inculturata nelle forme proprie dell’arte del Malawi.
Per parlare con ordine di tutti i posti visitati dovrei fare un lungo racconto a puntate. Basti dire che ho avuto incontri, sempre pieni di gioia per una spontanea comunicazione dei doni dello Spirito Santo, nella Casa di Orazione “Karmel”, dei Carmelitani a Kasungu, come nel Carmelo femminile di Zomba, dotato di una bella fattoria zoo-agricola.
2. Come mai ha fatto questa esperienza?
L’esperienza è stata occasionata dall’invito ad inaugurare il Centro di Spiritualità di Blantyre, per il quale mia sorella, Dott.ssa Rosella, aveva donato un bellissimo mosaico eseguito dalla Studio del Mosaico Vaticano, oltre a sovvenzionare la costruzione della cappella. Il mosaico rappresenta la Madonna del Carmelo, ma con fattezze africane.
L’inaugurazione ha avuto luogo con una festosa cerimonia il 5 ottobre, con la partecipazione dell’Arcivescovo di Blantyre, S. E. Mons. Tarcisius Gervazio Ziyaye, di altri quattro vescovi, di diversi sacerdoti e di molti fedeli, e di tanti giovani, ragazzi e ragazze, con danze e canti in stile Malawi, che però nulla hanno tolto al raccoglimento ed alla grande devozione.
3. Le persone, le culture e le difficoltà della popolazione.
Non mi riuscirebbe certo di raccontare tutti gli incontri che ho avuto. Ma dirò anzitutto della gente: riservata, ma poi, quando invitata all’incontro, subito gioiosa, affettuosa e riconoscente. Il carattere della popolazione mi è sembrato pieno di dignità, proprio nella sua grande povertà.
Tra le persone che ho incontrato, due mi ritornano quasi spontaneamente alla memoria:: il Vescovo di Mangochi, S. E. Mons. Alessandro Pagani, originario del Bergamasco, pieno di idee e di entusiasmo. Il suo predecessore aveva costruito vicino alla città un grandioso seminario dedicato a S. Giovanni Battista, con una chiesa che è grande come una cattedrale. Purtroppo non v’è stata l’attesa fioritura di vocazioni, e tutto il complesso è ora in disuso. Mons. Pagani vorrebbe utilizzarlo adeguatamente, facendone un Seminario Interdiocesano, liberando l’attuale Seminario Maggiore di S. Pietro a Zomba per altri scopi. In questo Seminario di S. Giovanni Battista ho avuto un intenso incontro con il clero della diocesi, riunito per una giornata di spiritualità. Ho visto quei sacerdoti molto interessati alla vita della Chiesa Universale, oltre che ai problemi locali che li occupano quotidianamente.
Un altro incontro, pure molto vivace, avevo avuto il giorno prima nel Semnario Intercongregazionale a Balaka, in cui sono riuniti gli studenti di filosofia di cinque congregazioni: Carmelitani, Comboniani, Monfortani, Padri Bianchi, … . Ne ho ricavato una eccellente impressione dello spirito con cui i giovani malawiani vengono preparati alla loro missione, e dell’intesa apostolica tra quelle diverse famiglie religiose.
4. L’incontro con i bambini e gli ammalati.
Ho potuto far visita ad alcuni ammalati nell’Ospedale di Mtengo Wanthenga, nei pressi di Lilongwe. Ho trovato un ambiente pulito ed ordinato, con medici ed infermiere molto motivati. L’ospedale è gestito dalle Carmelitane Missionarie sotto la guida di Madre María Cruz, una spagnola che comunica spirito di amore e di gioia. Dagli occhi dei malati pare trasparire, insieme alla sofferenza, come una mitezza nell’accettazione della loro malattia, ma anche una grande fiducia nell’aiuto prestato da chi li cura.
Nella parrocchia di Chiphaso, dove c’è stata una grandiosa celebrazione con la partecipazione di oltre 1.500 persone, il giorno 9, ho potuto vedere un po’ tutta la composizione della popolazione: dai ragazzi e ragazze molto ordinati e fieri di poter partecipare con le loro belle divise alla cerimonia, ai laici impegnati in svariati gruppi di spiritualità o, comunque, nella vita della parrocchia. Sono stato un po’ sorpreso all’Offertorio della Messa, quando, tra i vari doni, mi hanno portato, con spontaneità e gioia, galline e galli vivi: dono particolarmente prezioso, essendo parte non piccola del loro nutrimento. Una figura di vecchietto di quella comunità di fedeli, il signor Kaianbita, mi rimarrà sempre nella memoria: ultraottantenne, aveva visto nascere la Chiesa, ed era pieno di gioia e fierezza nei suoi abiti tradizionali, con lo scapolare carmelitano ben in mostra sul petto: venne quasi danzando all’Offertorio a portare il suo dono, e si staccò da me con una gioiosa piroetta: devoto ed entusiasta come pochi altri, ma sempre molto rispettoso.