1150° ANNIVERSARIO DELL’EVANGELIZZAZIONE DELLA GRANDE MORAVIA AD OPERA DEI SANTI CIRILLO E METODIO

1150° ANNIVERSARIO DELL’EVANGELIZZAZIONE DELLA GRANDE MORAVIA AD OPERA DEI SANTI CIRILLO E METODIO  

Quest’anno ricorre il 1150° Anniversario dell’evangelizzazione della Grande Moravia per opera dei Santi Cirillo e Metodio; un territorio molto esteso con confini che andavano ben oltre gli attuali Stati e che visse un periodo di grande sviluppo culturale e religioso tra il IX ed il X secolo. Le poche notizie relative ai due fratelli Cirillo e Metodio provengono da scritti sulla loro vita del Vescovo di Velletri Gauderico (865 d.C.), riconoscente a Cirillo per aver contr buito al trasferimento delle spoglie di Papa San Clemente I a Roma. Nativi di Salonicco e di nobile famiglia greca, si formarono a Costantinopoli e vennero presto incaricati dall’Imperatore di varie missioni diplomatiche in Oriente. Quando il re della Grande Moravia chiese all’Imperatore di Bisanzio di inviare dei missionari nelle sue terre, la scelta di quest’ultimo cadde proprio su di loro. Cirillo, senza dubbio il più eclettico fra i due, tradusse la B bbia per i popoli slavi arrivando addirittura ad inventare un nuovo alfabeto, il gaglotico. Successivamente però i contrasti sorti con il clero tedesco, che rivendicava il dominio su quei territori, spinsero il Papa a convocare i due missionari a Roma dove Cirillo prestò servizio per qualche tempo prima di ammalarsi e morire nell’869 (le sue spoglie riposano nella Basilica di San Clemente). Metodio invece, una volta consacrato Vescovo, ritornò in Moravia dove il nuovo re, favorevole alla presenza tedesca, stava perseguitando i suoi discepoli. Imprigionato per un periodo di due anni, morì a Velehard nell’aprile dell’885. L’opera dei Santi Cirillo e Metodio, proclamati patroni d’Europa nel 1980 da Papa Giovanni Paolo II, fu fondamentale dal punto di vista storico e spirituale; dall’alfabeto gaglotico derivò il cirillico, che da un lato avvicinò i popoli slavi alla cultura greco-bizantina e alla cristianità, dall’altro creò le basi di un sentimento nazionale fino ad allora sconosciuto.