60a Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra nel 110° Anniversario della Nascita di Raoul Follereau

60a Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra nel 110° Anniversario della Nascita di Raoul Follereau  

Sessant’anni fa, nel 1954, si celebrava la prima Giornata mondiale dedicata ai malati  di lebbra. L’aveva ideata Raoul Follereau – giornalista e scrittore francese, ma soprattutto instancabile apostolo dei lebbrosi e «ambasciatore dei poveri presso i poveri» – di cui è stato appena celebrato il 110° anniversario della nascita (17 agosto 1903). Il nuovo francobollo ricorda dunque le due ricorrenze insieme, riportando all’attenzione del mondo l’opera di un uomo che, insieme all’inseparabile moglie Madeleine, ha votato tutta la sua vita alla cancellazione della lebbra dalla faccia del mondo. Fu infatti Follereau a risvegliare l’opinione pubblica internazionale sulla disumana condizione di milioni di malati del morbo di Hansen, ancora relegati nei ghetti dei lebbrosari nonostante esistessero già cure efficaci e di basso costo. Fu lui, vero «vagabondo della carità», a visitare instancabilmente i lazzaretti in cui erano confinati i lebbrosi, abbracciandoli per dimostrare anche visivamente che la malattia non era così contagiosa e che poteva essere sconfitta. Fu lui a ideare clamorose iniziative, come la richiesta alle superpotenze Usa e Urss dell’equivalente di due bombardieri atomici per sconfiggere definitivamente la malattia, e a lanciare slogan contro la «lebbra peggiore di tutti»: l’egoismo, perché «La civiltà è amarsi. Nessuno ha il diritto di essere felice da solo». A lui si debbono in grandissima parte i risultati ottenuti nel secolo scorso nella lotta contro una malattia che era considerata più infamante della peste.Raoul Follereau è morto nel 1977 ma la sua eredità vive sotto la bandiera di numerose Fondazioni a lui ispirate, poiché i nuovi casi di lebbra sono tuttora 200.000 all’anno. La battaglia continua. «Il tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me» (Le trésor que je vous laisse, c’est le bien que je n’ai pas fait, que j’aurais voulu faire, et que vous ferez après moi).
Roberto Beretta