50°Anniversario dell’enciclica «Populorum Progressio»

50°Anniversario dell’enciclica «Populorum Progressio»  

Il giorno di Pasqua del 1967, a due anni dalla fine del Concilio Vaticano II, Papa Paolo VI annunciò al mondo l’enciclica «Populorum Progressio», segnando per sempre la Storia della Chiesa contemporanea. «Lo sviluppo dei popoli, in modo particolare di quelli che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza; che cercano una partecipazione più larga ai frutti della civiltà, una più attiva valorizzazione delle loro qualità umane... è oggetto di attenta osservazione da parte della chiesa». Il documento esprimeva uno sguardo profetico sullo stato delle cose del mondo, attingendo alle sorgenti della Tradizione e dei Padri della Chiesa. Col linguaggio della teologia cattolica più consolidata, Paolo VI si confronta anche con la possibilità storica che la rabbia per l’ingiustizia e lo sfruttamento possa provocare insurrezioni violente: i ricchi con la loro ostinata avarizia «non potranno che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili» (n. 49). Per l’occasione l’Ufficio Filatelico emette un minifoglio; il francobollo, disegnato dall’artista Raoul Berzosa, ritrae Paolo VI da cui emana una luce che, come la forza delle sue parole, irraggia il mondo intero. La bandella riporta la visione cristiana del concetto di «sviluppo integrale», inteso come «promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (n. 14), tra i punti focali dell’enciclica. Sulla scia di Paolo VI Papa Francesco spiega: «Si tratta di integrare i diversi popoli della terra... di offrire modelli praticabili di integrazione sociale... di integrare nello sviluppo tutti quegli elementi che lo rendono veramente tale... di integrare la dimensione individuale e quella comunitaria... infine di integrare tra loro corpo e anima».