7 dicembre 2006

Inaugurazione della mostra “Habemus Papam”
Museo Storico Lateranense

7 dicembre 2006

Messaggio di S. Ecc.za Rev.ma Mons. Giovanni Lajolo
Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

 

     «Principio e fine, la visione della Creazione e l’imponente dipinto del Giudizio Finale», nella Cappella Sistina, fanno emergere nell’animo degli elettori «la grandezza della responsabilità» nelle ore dell’importante decisione: «la parola Con-clave impone il pensiero delle chiavi, dell’eredità delle chiavi lasciate a Pietro. Porre queste chiavi nelle mani giuste: è questa l’immensa responsabilità in quei giorni» (Prefazione del Card. Joseph Ratzinger al Trittico Romano di Giovanni Paolo II, 2003). Affinché «agli elettori sia reso più facile preparare l'animo ad accogliere le interiori mozioni dello Spirito Santo», lo stesso Giovanni Paolo II ha disposto che «l'elezione continui a svolgersi nella Cappella Sistina, ove tutto concorre ad alimentare la consapevolezza della presenza di Dio, al cui cospetto ciascuno dovrà presentarsi un giorno per essere giudicato» (Giovanni Paolo II, Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis, Introduzione).
     Le parole Extra omnes, pronunciate dal Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, segnano l’inizio di questo raduno segreto e solenne, durante il quale ogni Cardinale elettore è chiamato a partecipare alla scelta del nuovo Pontefice, successore dell’Apostolo Pietro, Vescovo della Chiesa che è in Roma e, per questo, Pastore dell’intero gregge del Signore.

    Ed è ancora il Cristo del Giudizio di Michelangelo a guidare la mano dei Cardinali mentre depongono nell’urna la propria scheda, pronunziando il tradizionale giuramento: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il Quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto» (ibidem, 66).
     «Avvenuta canonicamente l’elezione, […] il Cardinale Decano, o il primo dei Cardinali per Ordine e anzianità, a nome di tutto il Collegio degli elettori, chiede il consenso dell’eletto con le seguenti parole: Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? E appena ricevuto il consenso, gli chiede: Come vuoi essere chiamato?» (ibidem, 87). Con il nome da lui stesso prescelto, il neoeletto, ricevuto l’ossequio dei Cardinali, si riveste dei bianchi abiti pontificali nella piccola Sagrestia della Cappella Sistina, chiamata  “Stanza delle lacrime”, perché l’incombente peso del “papale ammanto”  e della responsabilità che comporta di fronte a Dio ed alla storia, scuote comprensibilmente nell’intimo anche le personalità più forti.
     È adesso il momento del grande annuncio al popolo romano e al mondo intero. Prima che il nuovo Papa si affacci dalla Loggia della Basilica Vaticana e impartisca la sua prima Benedizione Apostolica, è il primo dei Cardinali Diaconi ad apparire, preceduto dalla Croce, e a pronunciare le tradizionali e celeberrime parole: «Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam!».
E dopo la tristezza e il dolore dei giorni precedenti, per la morte del Predecessore, prorompe la gioia del popolo, che nella Piazza berniniana idealmente abbraccia e quasi solleva il nuovo Pontefice sul grande grido “Viva il Papa”. Non è solo una personalità storica che apre un nuovo capitolo di storia, è Pietro, è il Vicario di Cristo che vive nella Chiesa e la guida attraverso i secoli.
     La mostra Habemus Papam. Le elezioni pontificie da S. Pietro a Benedetto XVI intende ripercorrere, in questo spirito di attesa e stupore dinanzi al mistero della volontà divina, invocata e manifestata, i processi storici che, nel corso dei secoli, hanno segnato, tra necessari mutamenti e consuetudini amorosamente conservate, i modi della scelta del Papa, capo della Chiesa romana, che continua a mantenere, sempre arricchita di nuovi doni spirituali, il ruolo di guida e di centro di unità del Cattolicesimo in tutto il mondo, perché la Chiesa universale possa essere – come dice il Concilio Ecumenico Vaticano II – un segno visibile dell’unità di tutto il genere umano.