05 ottobre 2010

OMELIA PER LA FESTA DI S. MICHELE ARCANGELO
Giovanni Cardinale Lajolo - "Festa della Gendarmeria"
5 ottobre 2010 - Governatorato

1.  Nella "Storia Sacra", cioè nell’azione di Dio che accompagna l’uomo nel suo cammino verso la vita eterna, gli angeli manifestano la loro presenza e vi svolgono una loro propria missione.
Li incontriamo per la prima volta alla porta orientale dell’Eden, com’è scritto nel libro della Genesi, dove Dio pose i cherubini  con la spada di fiamma guizzante a custodire l’albero della vita (cf. Gen 3, 24); e poi molte altre volte, fino alle scene impressionanti del libro dell’Apocalisse, come quella presentataci dal brano che ci è stato proposto nella prima lettura.

2.  Di tre angeli i libri sacri ci danno anche il nome: sono gli arcangeli dei quali oggi celebriamo la festa liturgica.
Gabriele, che ben conosciamo dall’annuncio fatto a Maria; L’angel - come dice Dante - che venne in terra col decreto / della molt’anni lacrimata pace / ch’aperse il ciel dal suo lungo divieto (Purgatorio X 34-36).
Raffaele, l’angelo che accompagnò Tobi, figlio di Tobia, da Ninive a Ebactana, a prendere in sposa Sara, figlia di Raguele.
- E Michele, che la prima lettura di oggi ci ha presentato come vittorioso principe dell’esercito celeste.

3.  Il nome Michael significa Chi come Dio?. Il suo nome sta ad indicare l’ufficio proprio dell’arcangelo Michele, che si oppose agli angeli ribelli, divenuti demoni, e a tutti coloro che si oppongono a Dio ed ai suoi disegni. Per questo egli è il grande protettore del Popolo di Dio ed "uno dei principi supremi", come si legge nel libro di Daniele (cf. Dan 10, 13; 12, 1).
Michele, Chi come Dio? Dal significato del nome di questo grande arcangelo vorrei indicare la sua attualità come anche il nostro bisogno del suo particolare aiuto nella nostra vita di fede e nella vostra professione.

4.  Nella nostra vita di fede.
Non è da oggi, ma da sempre che l’uomo osa negare Dio, la sua presenza nella storia con la sua provvidenza, la sua bontà, e la sua onnipotenza. Oggi però la negazione di Dio si è fatta più diffusa, più virulenta che mai. E’ una ribellione a Dio che avviene a livello ideologico da parte di alcuni pensatori e politici, ma soprattutto a livello pratico da parte di moltissima gente, che vive come se Dio non esistesse, o, comunque, non li riguardasse. All’unico Dio - il Dio della vita, della verità, e dell’amore - essi preferiscono, di fatto, altri idoli, idoli di menzogna e di morte. Essi sono soprattutto l’idolo del proprio io (l’idolo più vuoto), l’idolo del piacere (l’idolo più ripugnante), l’idolo del denaro (l’idolo più basso): insomma idoli che sono uno peggio dell’altro. Sono gli idoli di sempre. Idoli: e per questo, al momento della prova, al momento delle vere necessità dell’uomo, dei bisogni spirituali e materiali dell’uomo, e soprattutto al momento della morte, in cui si decide del nostro destino eterno, essi si rivelano come tali, si sgretolano, si rivelano inconsistenti, un nulla.
Del resto - non è pure un’esperienza vissuta? - quando si nega Dio e si vive come se egli non ci fosse, tutti gli altri valori che rendono la vita umana bella, grande, degna di essere vissuta, si sfaldano, si svalutano; e così questa vita, grande e bella, che Dio ci ha donato, si trasforma presto, troppo presto in un fiore avvizzito.
Dobbiamo dunque sempre pregare l’arcangelo Michele che ci aiuti a stare, con perseveranza umile e fiduciosa, dalla parte del vero Dio, di Dio che ci ha creati e ci ha redenti nel sangue preziosissimo del suo Figlio unigenito, Gesù Cristo. Gesù Cristo sta al centro di tutto il mondo angelico, come ci ha indicato l’immagine proposta da Gesù stesso nel Vangelo di oggi: gli angeli che salgono e scendono sul Figlio dell’uomo.  E’ il sangue di Cristo, espressione dell’amore di Dio per noi, che darà anche a noi la forza, come abbiamo sentito nella prima lettura, di testimoniare con la nostra vita vissuta ciò che è vero e buono; è il sangue del nostro Redentore, il suo amore per noi, a tener viva nel nostro spirito la volontà di vincere il male con il bene, ad ottenerci la grazia della vita eterna.

5.  Michele, Chi è come Dio?
Qual’è la sua attualità nella vostra vita professionale?
E’ ben chiaro! S. Michele Arcangelo è il vostro Patrono, cari Gendarmi vaticani.
I Gendarmi vaticani, proprio per la loro professione, sanno di essere al servizio di Dio, del Dio della vita, della verità e dell’amore. Lo sono in maniera specifica, perché essi sono al servizio del Vicario di Cristo, della sua presenza, della sua missione. Per questa specificità della loro professione, i Gendarmi vaticani sono impegnati a vivere ed a svolgere la loro attività sempre nella consapevolezza di un riferimento alto.
E’ ben chiaro, cari Gendarmi, che voi tutti svolgete il vostro lavoro per sostenere la vostra vita, la vostra famiglia; e questo è già un servizio di Dio, perché ciò è conforme alla sua volontà. Ma, a dir vero, in ciò voi non differite da altri Corpi di Vigilanza e di Polizia degli altri Stati. Ciò che in voi è specifico, ciò che vi è proprio è il servizio per la tutela della sacra persona del Papa, Vicario di Cristo, della sua incolumità, indipendenza, libertà; e, così pure, è il servizio per l’ordine nello Stato della Città del Vaticano, in modo che ogni organo della Sede Apostolica possa svolgervi il suo compito in tranquilla sicurezza.
Questo vostro servizio, altamente qualificato, richiede da voi uno sguardo soprannaturale: vale a dire, anzi tutto, l’intenzione sempre rivolta a compiere, nell’esecuzione puntuale e fedele dei compiti a voi affidati, la volontà di Dio, e, inoltre, a compierla con quella caratteristiche virtù di sapienza, di prudenza , di fortezza, ed insieme di attenzione per ogni persona: virtù che devono essere proprie di chi sa di avere lo sguardo di Dio sopra di sé ed è consapevole dell’onore di servire a Dio. A lui, ultimamente, a Dio deve essere rivolto il vostro sguardo, poiché da lui viene la forza del vostro servizio, della vostra professione: che diventa così, più che una professione, una missione.

6.  In questo spirito, cari Gendarmi, noi oggi vi affidiamo in modo particolare a San Michele Arcangelo, gli chiediamo di accompagnarvi e di assistervi per un perfetto svolgimento dei vostri compiti. A lui chiediamo, per quanti sono a tutela della sicurezza della sacra persona del Papa e della Santa Sede, il suo aiuto per prevenire e disinnescare ogni possibile pericolo.
Protegga S. Michele Arcangelo sempre ciascuno di voi e le vostre care famiglie. Ottenga egli da Dio la grazia che la Gendarmeria vaticana sia sempre all’altezza del compito storico della sua missione.