13 ottobre 2010

Intervista per il gruppo giovani OFTAL Novara
(Opera Federativa Trasporti Ammalati a Lourdes)

Giovanni Cardinale Lajolo
13 ottobre 2010 (Governatorato, ore 12)

 

1. Il suo nome è molto conosciuto, ma vorremmo che si presentasse brevemente. In particolare, come è nata la sua vocazione? Che “posto” occupa nella Chiesa?

La mia vocazione è nata, credo, con me, anzi prima di me, a parlare propriamente, perché, io vi vedo un disegno di Dio. In concreto il germe si è sviluppato in seno alla famiglia ed alla parrocchia, dove il rapporto con Dio, e più precisamente con l’Eucharistia, era come l’aria che si respirava, il pane che si mangia, l’acqua che si beve: fanno parte della vita, la sostengono. Molto forte è stato però indubbiamente anche l’esempio dei miei compagni di seminario, più fervorosi di me e pieni di giovanile entusiasmo.

2. Che posto hanno la preghiera e la parola di Dio nella sua vita? E’ faticoso essere fedeli alla preghiera? Come influisce la parola di Dio sulle sue scelte quotidiane?

Sono stato abituato ad essere fedele alle pratiche di pietà. La preghiera è necessaria al nostro spirito, come il moto per la salute del corpo.
La preghiera non è raccontare a Dio ciò che egli già sa sui nostri bisogni, ma ascoltarlo ed aprirgli la nostra giornata.
La preghiera va coltivata con semplici strumenti.
Per esempio, quando leggo un salmo o la Sacra Scrittura e trovo qualche passo che mi piace, che mi tocca, lo trascrivo e cerco di impararlo a memoria, e poi di ripeterlo quando la mente è vuota d’altre cose.
Inoltre, invoco sempre lo Spirito Santo e la Vergine Maria, prima di preparare e di pronunciare le omelie, o quando devo trattare qualche problema o sto per iniziare un incontro difficile. Il Signore non lascia mai mancare la grazia, quando lo si invoca.

3. Parlare di Chiesa implica parlare di comunione. Quanto conta la fraternità nella sua comunità? Come si può costruire la comunione? Quali passi sono necessari in una comunità cristiana per crescere nella fraternità?

Bisogna crescere nella comunione di uno scopo comune: se non si cammina nella stessa direzione, non si può camminare insieme. Inoltre, è illusorio pensare di amare Dio perché si amano i fratelli “lontani”. Il Signore vuole che amiamo anzi tutto quelli vicini, il prossimo. E’ poi necessario avere cura, da una parte di non uscire dall’ambito dei propri compiti, dall’altra di essere sempre attenti agli altri e pronti ad aiutarli. Ma anche qui vale: in vano si costruisce una casa se non lo costruisce il Signore. E’ per questo bisogna pregare.

4. Nell’OFTAL si vive un’esperienza di servizio e di carità, ma spesso si riducono o a un dovere morale o a qualche buona azione o solo al tempo di un pellegrinaggio. Ci definisca la carità e il servizio nella fede cristiana.

Dobbiamo apprezzare l’attenzione ai nostri doveri morali, alle buone azioni anche se saltuarie, e alle occasioni che ci danno i pellegrinaggi. Se non si è fedeli nel poco, non si può esserlo nel molto, ha insegnato Gesù.
Carità la definirei: lasciarsi portare dall’amore che Dio ha per noi e cercare sempre di cambiare noi stessi prima di voler cambiare gli altri.
Definire la carità può essere difficile, o anche impossibile, o, forse meglio, facile, troppo facile. Dobbiamo guardare a Cristo, via verità e vita e lasciarci prendere, entusiasmare da Lui. Lì c’è la risposta, lì troviamo la forza che ci manca.

5. Noi giovani abbiamo conosciuto e amato Giovanni Paolo II e ora guardiamo a papa Benedetto. Cosa, secondo lei, possono dirci sulla nostra appartenenza alla Chiesa e sulla fedeltà alla nostra vita cristiana?

Di Giovanni Paolo II direi che è stato enormemente ammirato come “John Paul Superstar”, per lo slancio che ha portato alla vita della Chiesa; ma egli ha toccato veramente i cuori quando ha portato una croce che era tutto il contrario delle sue attitudini e della sua passata esperienza: la croce ha avuto una forza di irradiazione, di attrazione incomparabile.
Benedetto XVI è un grande e soave maestro dello spirito. In lui la scienza non gonfia, edifica. E’ mite ed umile di cuore. Chi lo ascolta lo comprende. I giovani in particolare capiscono di avere in lui un padre affettuoso, un autentico maestro di vita.
Entrambi hanno di fronte i loro occhi e nel loro cuore la Chiesa, come sposa bella, amata da Cristo, nonostante tutte le mancanze e le contro-testimonianze di molti fedeli; a lei hanno dedicato tutta la loro vita. Tutti noi, nel nostro piccolo abbiamo in loro un esempio su come vivere la nostra fede.