17 ottobre 2010

OMELIA

Cari fratelli e sorelle,
avrete notato come la Parola di Dio, che abbiamo ascoltato, sia intonata, per così dire, con l’ambiente naturale, richiamato dalla festa di Santa Maria dell’Orto, che è appunto l’orto. Esso ci parla di frutti, di primizia, e di vino, il quale è, a sua volta, il “frutto della vite” (così la liturgia della messa lo definisce all’offertorio).
 Passiamo brevemente in rassegna i tre brani proposti.

1. Il primo è tratto dal Cantico dei Cantici.
 Il Cantico dei Cantici è un testo poetico, lirico, dell’Antico Testamento, che narra l’ardente amore tra il re Salomone e la bellissima Sulammita. I due giovani sposi gareggiano nel formulare con le più incantevoli immagini, le più belle lodi l’uno dell’altro. Il loro amore è una fiamma viva, più forte della morte, senza riserve, assoluto. Per questo già i rabbini d’Israele nell’antichità vi avevano ravvisato l’espressione dell’amore tra Dio ed il suo popolo, e poi i Padri della Chiesa un simbolo dell’amore tra Cristo e la Chiesa, e quindi tra Dio e Maria, che è l’immagine più bella e più pura della Chiesa.
 E’ in questo senso che il brano di oggi ci viene presentato. Maria è il giardino chiuso, perché solo Dio ne ha avuto accesso per fecondarlo e ricavarne il frutto prezioso: Gesù. I suoi germogli sono un giardino di melograno: il melograno infatti è simbolo di fertilità e d’immortalità; ed è Gesù, il frutto benedetto di Maria, l’origine della fecondità della nostra vita, e della nostra vita eterna.
 Maria è anche il pozzo d’acque vive, perché Gesù, che noi riceviamo da lei, è colui che irrora con la sua grazia la Chiesa, l’umanità, le nostre anime. Da quel giardino si effondono i migliori aromi: sono i profumi delle virtù di Maria, che attirano chi si avvicina a lei. E così ogni immagine che l’amore dello sposo canta della sua sposa, viene intesa in senso spirituale, come lode di Maria.
 Lasciamoci trascinare anche noi dalla bellezza di questa descrizione. Nel medesimo intento simbolico, frutti bellissimi sono stati intarsiati in marmo sul pavimento di questa chiesa, proprio qui davanti al presbiterio ed in altri luoghi della stessa, quasi a ricordare i frutti saporosi e belli del giardino di Maria presentatici dal Cantico dei Cantici.

2. Nella seconda lettura, dalla prima lettera di S. Paolo ai Corinzi, troviamo un’altra parola caratteristica, che si riferisce ai frutti: primizia. Il Signore risorto è la nostra primizia. Scrive l’apostolo Paolo: Cristo è risuscitato dai morti primizia di coloro che sono morti. In lui la nostra vita mortale, segnata dal limite inesorabile della fine, assume già ora una dimensione nuova, diversa, primaverile. Alla primizia di Cristo seguirà, alla sua venuta gloriosa, la raccolta della messe, la pienezza dei frutti. Vale a dire “coloro che sono di Cristo”. E chi sono questi se non noi che a lui apparteniamo per la fede ed il battesimo?
 Ora, questa preziosissima primizia, che è Cristo, con la promessa della nuova vita, che solo lui può dare, ci è offerta proprio da Maria, la Madre sua e nostra, che ha spiccato per noi questo frutto delizioso dal suo seno verginale e fecondo, e dall’albero glorioso della croce, fecondo per la linfa di vita eterna del sangue di Gesù.

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