17 ottobre 2010

3. Il brano del Vangelo ci parla dell’acqua trasformata in vino da Gesù alle nozze di Cana. In quel “segno” i discepoli videro la gloria del Messia, e credettero in lui.
 Era quello il segno della nuova vita, del vino buono che Gesù ci offre, dando ricchezza alla povertà della nostra vita, anzi trasformandola da mortale in immortale. In quel vino buono è però prefigurato anche un altro vino, il sangue di Cristo, al quale Gesù fa riferimento quando parla della sua ora, che non è ancora giunta, e dalla quale bisogna attendere il rimedio all’insufficenza della nostra festa di nozze, cioè della nostra vita terrena. La sua ora, infatti, secondo quanto Gesù stesso ha ripetutamente dichiarato, è l’ora del suo sacrificio in croce, perché la croce è il trono di Gesù rivestito dalla porpora del suo sangue per la vita del mondo; è l’albero dal quale egli lascia fluire dal suo costato lo Spirito Santo, vita di Dio in noi, che supplisce ad ogni manchevolezza ed inadeguatezza della nostra vita.
 Maria, nel racconto delle nozze di Cana, svolge un ruolo determinante: è essa che si rivolge a Gesù per chiedere il suo intervento; è essa che si rivolge ai servi ordinando loro di fare “qualsiasi cosa” Gesù dirà loro. Maria invita con semplicità, ma anche con forza, ad avere fede, non una fede qualunque, ma una fede obbediente ed operosa: “fate”! La fede obbediente ed operosa sempre porta frutto, ed il suo frutto è proprio come il vino che a Cana il maestro di tavola e poi gli sposi e i convitati poterono bere: vino buono, migliore di quello già servito, preparato da mano umana.
 Così Maria invita anche noi ad ascoltare la parola del Signore, aprendoci ad essa, vivendola, per poter godere la dolcezza inebriante dei suoi  frutti.

4. A questo punto permettetemi di passare da questa applicazione della Parola di Dio nei nostri confronti, a considerare quanto essa ha operato nei confronti di altri credenti, che proprio in questa chiesa  per tanti anni l’ascoltarono e la fecero propria, la vissero. Mi riferisco a quei membri dell’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto, che con la loro partecipazione attiva alla vita dell’Arciconfraternita, e vivendone lo spirito mariano, hanno prodotto frutti buoni e belli, e ne hanno voluto rendere partecipe anche il loro paese di origine. Alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta di Grignasco essi regalarono preziosi arredi, splendidi busti di Santi in argento come reliquiari a ornamento dell’altare, ed il capolavoro della grande pala dell’Assunta del Mazzola.
  E’ giusto che noi li ricordiamo qui ufficialmente come uomini la cui fede ha nutrito la loro generosità ed il loro amore per il Paese d’origine, portando ai risultati, ai frutti di cui noi oggi godiamo, così come i convitati di Cana godettero del vino buono procurato loro da Gesù per intercessione di Maria.
  Ricordando quei confratelli, mi è gradito aggiungere una parola di giusto riconoscimento e di gratitudine a tutti i confratelli e le consorelle dell’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto, che al presente continuano a tenerne vivo lo spirito, aprendo cordialmente la loro splendida chiesa i Grignaschesi, come  anche ai Giapponesi, perché tutti possano godere dei frutti e dei profumi dell’orto di Maria. Santa Maria dell’Orto li ricompensi con i suoi frutti migliori, più nutrienti e squisiti, per l’anima e per il corpo.

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