19 febbraio 2010

QUELLE TRE ROSE
Giovanni Card. Lajolo - 19 febbraio 2010


Rainer Maria Rilke, un poeta vissuto tra l’800 e il ‘900 (1875 – 1929), soleva passare per una via di Parigi dove, in un angolo sedeva una mendicante, con una mano tesa, gli occhi fissi al suolo. La gente le donava qualche moneta e passava oltre. Il poeta non le dava mai nulla: pensava al cuore di quella donna, e capiva che l’elemosina l’aiutava a sfamarsi, non l’aiutava a vivere.


 Un giorno Rilke comprò una splendida rosa rossa, ancora in boccio, profumata; la depose con delicatezza nella mano della donna, e fece per andarsene. La donna alzò gli occhi, guardò il poeta, si sollevò come potè, gli prese la mano – e la baciò. Poi, senza nulla dire, lasciò il suo posto di mendicante, e se ne andò.
 Dopo diversi giorni essa tornò al suo solito posto, immobile, silenziosa, con la mano tesa. Chi accompagnava Rilke gli chiese: "Di che cosa avrà mai vissuto, quella poveretta, nei giorni passati?" – "Della rosa", rispose il poeta.
 In questo episodio così suggestivo, una verità è espressa: si vive più di amore che di pane.


 Nell’immagine della Madonna di Re, Maria ci offre tre rose rosse. Che cosa possono significare? Diciamo anzi tutto: il suo amore! E’ per amore di Dio e nostro che tiene sulle ginocchia il Bambino Gesù, la "Sapienza del Padre"; è per amor nostro che dalla sua fronte è fluito il sangue dopo l’insulto della pietra lanciatale contro la sera del 29 aprile 1494; è per amor nostro che ci ascolta ed intercede per noi. Ma in quelle tre rose si può anche scorgere qualcosa di più preciso.


 Secondo un’antico racconto, quando Maria avvertì che stava per morire, espresse il desiderio di avere accanto a sé, un’ultima volta, gli Apostoli che il Signore aveva inviato lontano, a tutti i popoli della terra. Il Signore non poteva non ascoltare il desiderio di sua Madre, e tutti gli Apostoli si trovarono accanto al suo capezzale per un ultimo saluto, e per ascoltare da lei parole di fiducia e di incoraggiamento nella loro missione, nel ricordo di Gesù.


 Qualche giorno dopo la sua sepoltura, prima di tornare ai luoghi che avevano lasciato, gli Apostoli vollero fare insieme una visita al sepolcro di Maria. Vi si recarono, dunque; ma, come si avvicinarono alla tomba, ebbero la sensazione di un dolcissimo, soprannaturale profumo che ne usciva. L’aprirono trepidanti. Stupore! Non c’era più il corpo di Maria; v’erano invece delle rose, meravigliose, profumatissime.


 E’ la scena che noi vediamo sovente raffigurata in molti quadri dell’Assunzione, che presentano nella parte superiore la Vergine Santissima accolta dal suo Divin Figlio nella gloria del paradiso, e, nella parte bassa, gli Apostoli in atteggiamento di grande sorpresa, intorno al sepolcro di Maria, che contiene solo alcuni fiori.
 Che cosa vogliono raffigurare quei fiori, così profumati, dell’antico racconto?
A me sembra che simboleggino le virtù di Maria. Dice S. Paolo, nella sua seconda Lettera ai Corinzi, che i cristiani sono (o: dovrebbero essere!) "il profumo di Cristo", "odore della vita per la vita" (cfr 2Cor 2, 15.16). Come avviene questo? Attraverso le nostre virtù. Ogni virtù ha – possiamo dire – il suo profumo. Così, per esempio, la modestia, l’umiltà, hanno il profumo soave della viola. Non è che un paragone, è ben ovvio; ma nella sua verità popolare esso vuol dire che l’umiltà è una virtù che non ha bisogno di mettersi in mostra per attirare su di sé il compiacimento di chi la incontra. E che dire, allora, della rosa? La rosa è – chi non lo sa? – il fiore dell’amore: del "bell’amore", cioè dell’amore puro, disinteressato, nobile.
 Maria, nella sua immagine del nostro Santuario, di rose ne ha tre. Qual è il significato?


 Quando ero in Seminario, ad Arona, si cantava un canto alla Madonna di Re, molto semplice, ma che a noi piaceva; una sua strofa incominciava così:
    "Quelle tre rose che tieni in mano
      dicon speranza, fede e amor
".


Sono queste le tre virtù più importanti, perché sono infuse nella nostra anima da Dio nel sacramento del Battesimo; esse attirano e sospingono verso Dio. Hanno il profumo "della vita per la vita". Bisogna però aggiungere che le virtù sono tutte sorelle tra di loro e si tengono sempre per mano, e non possono vivere l’una senza l’altra. Come potrebbe esserci la fede senza la veracità, la fedeltà, la fiducia? Come potrebbe esserci la speranza senza la pazienza, la fortezza nelle prove, il distacco da ogni cosa vana? Come potrebbe esserci l’amore senza la misericordia, la giustizia la magnanimità, la purezza del cuore? Sono tutte profumi "di vita per la vita".
 Quelle tre rose, che Maria ci porge, sembrano dire che essa ci ha lasciato le sue virtù – divine, e così umane! – come ricordo della sua vita, nascosta in Dio e tutta luminosa, e continua ad offrircele perché non ci stacchiamo mai da esse nella nostra vita. Tre rose per noi!


 Ma esse sono anche le stesse rose che noi vogliamo offrire a lei, "Rosa mystica", e al dolcissimo Bambino che tiene sulle ginocchia, "Sapientia Patris": con Maria, dell’umanità il fiore più bello: Come dice il salmo 45:
    "Il più bello tra i figli dell’uomo,
    sulle sue labbra è diffusa la grazia
".