150 anni dell'Unità d'Italia


ARTICOLO PER IL
BOLLETTINO ILLUSTRATIVO delle Poste Italiane
che accompagna l'emissione congiunta di un francobollo
tra l'Italia e lo Stato della Città del Vaticano in occasione del 
150° Anniversario dell'Unità d'Italia


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Giovanni Card. Lajolo
Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano


Negli odierni rapporti tra la Santa Sede e l'Italia non v'è più ombra di risentimento per il fatto che essa venne dapprima privata delle provincie delle Legazioni negli anni 1859-1861, e poi, a conclusione, nel 1870 della stessa Città di Roma con violenta azione militare. Non solo non v'è ombra di risentimento, ma si può ben dire che, nell'odierna disputa sulla storia del Risorgimento, sui suoi valori e sulla forma della struttura federale di cui si desidera dotare l'Italia, se vi è una posizione chiara sull'esigenza di non indebolire, ma di rafforzare l'unità del Paese per renderlo interiormente uno e compatto, questa è la posizione della Chiesa Cattolica quale formulata dalla Conferenza Episcopale Italiana.

Come conciliare un tale atteggiamento con l'opposizione storica della Santa Sede e della stessa Chiesa in Italia al processo di unificazione, che chiuse la sua prima fase con la dichiarazione del Regno d'Italia il 17 marzo 1861, e la sua ultima con la presa di Roma il 20 settembre 1870?

Bisogna anzitutto comprendere la necessità non solo giuridica e politica di Pio IX, ma soprattutto morale, che non poteva non indurlo a respingere le offerte fatte dal Governo Piemontese.

Primo: al momento dell'incoronazione egli aveva giurato - come fa ogni Papa -  di tutelare i diritti della Sede Apostolica: tra questi c'era anche lo Stato Pontificio.

Secondo:  La credibilità delle promesse del Governo piemontese, che assicurava di volere in ogni caso tutelare la libertà della Santa Sede, a seguito delle leggi eversive del 1855, seguite da quelle del 1866-1867 (che vennero poi estese a Roma ed al Lazio nel 1873), era oggettivamente men che nulla.

Terzo: Il processo di unificazione politica della Penisola era espressione della volontà politica di un'élite, non certo uno spontaneo movimento popolare a largo raggio, anche se - post factum – accreditato da plebisciti ben guidati.

Ma Dio sa scrivere diritto anche su righe storte. Non è a partire da oggi o dal 1929, anno del superamento della questione romana, che la Santa Sede è ben lieta di essere sgravata della responsabilità sociale e politica che comporta uno Stato moderno. Lo stesso Pio XI, nel volere fortemente i Patti Lateranensi del 1929, volle avere solo quel tanto di territorio statale proprio che bastasse a garantire l'originaria sovranità internazionale della Santa Sede e la sua reale indipendenza da qualsiasi potere politico terreno.

Il consenso della comunità ecclesiale all'unità politica dell'Italia venne poi definitivamente sancita dalla comune partecipazione ai gravissimi sacrifici dettati dalle due guerre mondiali, e, dopo la seconda guerra mondiale, dalla parte di primo piano avuta dai cattolici nel difendere il Paese dal comunismo e nel costruire uno Stato moderno, due meriti difficilmente sottovalutabili.

Per questo oggi volentieri l'Ufficio Filatelico e Numismatico del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano procede, insieme alle Poste Italiane, all'emissione congiunta di un francobollo celebrativo dell'unità d'Italia.