Interno

L’atrio (corrispondente all’antico portico delle basiliche paleocristiane) è considerato uno dei lavori più pregevoli di Carlo Maderno e fu realizzato fra il 1608 e il 1612.

Il portale centrale, opera dello scultore fiorentino Antonio Averulino detto il Filarete, è datato 1455 e fu ricollocato qui dall’antica chiesa costantiniana: vi sono rappresentati, tra gli altri, San Pietro e San Paolo, e in basso, i loro martiri.

A destra è la Porta Santa, realizzata in bronzo dallo scultore Vico Consorti nel 1950: essa si apre e si chiude alla presenza del Papa durante ogni Giubileo. Sul fondo nel vestibolo sinistro si trova il monumento equestre di Carlo Magno, opera di Agostino Cornacchini (1725), nel vestibolo destro si trova invece la statua dell’imperatore Costantino a cavallo, eseguita dal Bernini nel 1670.

La struttura a croce latina dell’interno si deve all’intervento del Maderno che a partire dagli inizi del 1600 portò a termine la costruzione della Basilica e realizzò le tre campate della navata centrale e le due navate laterali, formando un insieme unitario con il nucleo michelangiolesco dell’ottagono centrale. È uno spazio grandioso, immenso, decorato con una grande quantità di stucchi, mosaici e statue dall’impronta prettamente barocca, nel quale il visitatore prova quasi un senso di smarrimento; occorre forse fermarsi qualche momento per abituarsi alla sua dimensione che si può focalizzare confrontando l’altezza delle persone con quella delle "acquasantiere" e dei putti che le sostengono.

La chiesa è lunga 187 metri, larga a livello delle navate laterali 58 metri e 140 metri a livello del transetto; l’altezza massima della volta nella navata centrale è di 46 metri (come un palazzo di 15 piani!).

Per la visita si consiglia di percorrere lo spazio centrale fino al punto in cui sul pavimento sono segnate le lunghezze delle più grandi chiese del mondo; poi di tornare alla navata laterale vicino alla porta d’ingresso.

La navata centrale è scandita da poderosi pilastri con alte lesene scanalate e rudentate (=la parte inferiore delle scanalature è piena), entro le quali si aprono nicchie contenenti 39 figure di Santi fondatori degli Ordini e Congregazioni religiose; il soffitto è decorato con stucchi dorati eseguiti nel 1780 sotto Pio VI.

Nella navata di destra, guardando l’altare, numerose sono le opere di grande valore artistico e religioso insieme. Nella prima cappella, protetta da uno spesso cristallo, è la Pietà, capolavoro giovanile di Michelangelo, eseguita nel 1499 quando l’artista aveva appena 24 anni: la Madonna con il volto giovanile e dolcissimo, quasi rassegnata di fronte al destino, tiene in grembo il Cristo morto, dal corpo mollemente abbandonato; l’articolato panneggio della veste e del velo lasciano tuttavia trasparire una straordinaria forza, che è fisica e morale insieme, cui si contrappongono i raffinati lineamenti del volto ancora tutto quattrocentesco; l’opera è l’unica firmata dall’artista sulla cintura.

Segue poi la Cappella del Santissimo Sacramento, sul cui altare si trova un ciborio ispirato al tempietto di San Pietro in Montorio del Bramante, sul colle del Gianicolo. Questa scultura in bronzo dorato fu eseguita dal Bernini nel 1674 e venne più tardi completata con due angeli inginocchiati. Al termine della navata destra è da segnalare il monumento funebre a Gregorio XIII (1572-1585), opera che lo scultore Camillo Rusconi terminò nel 1723, con le figure allegoriche della Religione e della Fortezza ed un drago, simbolo araldico della famiglia, al di sotto del sarcofago.

Ritornando alla navata centrale s’incontrerà la famosa statua di San Pietro benedicente, opera in bronzo attribuita quasi concordemente dalla critica allo scultore Arnolfo di Cambio (1245-1302); alcuni studiosi sostengono invece che essa risalga al V secolo. Da notare il piede consumato dal bacio dei fedeli, che esprimono in questo modo la loro devozione nei confronti del Santo.

L’incrocio tra la navata longitudinale ed il transetto è segnato da quattro possenti pilastri a pianta quadrata. Nelle facce interne dei pilastri sono scavate nicchie che accolgono quattro colossali statue, personificazioni di altrettanti momenti cruciali della passione di Cristo: San Longino, il soldato che con la lancia aprì il costato a Gesù e successivamente si convertì al Cristianesimo, opera di Bernini del 1638; Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, che portò a Roma la croce e i chiodi del martirio; Santa Veronica, che con un drappo avrebbe asciugato il volto di Cristo sulla strada del Calvario, ed infine Sant’Andrea, fratello di Pietro, crocifisso in Grecia. Queste ultime tre statue sono di scuola berniniana.

Al centro della chiesa l’altare papale è sovrastato dal famoso Baldacchino bronzeo, opera giovanile del Bernini, eseguita tra il 1624 e il 1632. Alto 29 metri, venne commissionato dal papa Urbano VIII Barberini (1623-1644) per riempire il "vuoto" al di sotto della cupola creando così un moto ascensionale verso l’alto. Per la sua fusione si utilizzarono formelle bronzee che ornavano il soffitto del pronao del Pantheon, da cui il famoso detto quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini (quello che non fecero i barbari, fecero i Barberini). Il Baldacchino è composto da quattro colossali colonne tortili ornate con scanalature a spirali, rami di olivo e di alloro, e capitello composito; la copertura, con volute e statue angolari di straordinaria eleganza, culmina con una sfera di bronzo dorato. Da notare le nappe con le api (stemma araldico dei Barberini che stava ad indicare la loro operosità), che sembrano quasi simulare l’effetto del vento sul Baldacchino dopo un trasporto effettuato di corsa. All’interno è una colomba dorata, simbolo dello Spirito Santo.

A livello sottostante si trova la "tomba di San Pietro", nella quale, secondo la tradizione, sono conservati i resti dell’Apostolo: ciò lo ha reso uno dei luoghi più venerati dai cristiani e ne ha fatto il sito prescelto per edificare il massimo tempio della Cristianità. Recenti indagini archeologiche sembrano confermare la veridicità della tradizione.

Sopra il Baldacchino si erge maestosa la cupola, la cui decorazione interna fu eseguita su cartoni di Giuseppe Cesari, detto Cavalier d’Arpino, fra il 1603 e il 1613. L’iscrizione in latino alla base della cupola recita così: "Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e a te darò le chiavi del regno dei cieli".

Nel transetto di destra si deve segnalare il monumento a Clemente XIII (1758-1769), opera del più grande scultore neoclassico italiano, Antonio Canova. Commissionato nel 1784, è realizzato sul modello dei sepolcri berniniani, con il ritratto del papa al di sopra del sarcofago affiancato da figure allegoriche: si tratta della Religione con la croce in mano e del Genio funerario che spegne la fiaccola della vita; due leoni vegliano a turno sul sepolcro.

L’Altare della Cattedra è uno dei capolavori scultorei del Bernini.

All’interno della grande finestra ovale, chiusa da una lastra di alabastro con raggi che dividono la superficie in dodici settori a simboleggiare gli Apostoli, vi è la colomba dello Spirito Santo. Attorno ad essa si sviluppa una straordinaria nube fatta di angeli e putti che sormontano la Cattedra bronzea di Pietro. In questa è conservato un trono di legno che, secondo la tradizione, sarebbe stato la cattedra del primo apostolo; in realtà si tratta di un dono del re francese Carlo il Calvo fatto al papa nell’875. Affiancano il trono i due padri della Chiesa latina, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino, e i due della Chiesa greca, Sant’Atanasio e San Giovanni Crisostomo. L’opera fu terminata nel 1666 sotto il papa Alessandro VII.

Ai lati i monumenti funebri a Paolo III di Guglielmo della Porta (a sinistra), e quello a Urbano VIII del Bernini (a destra).

Altra scultura di grande rilevanza artistica è quella nel transetto di sinistra dedicata ad Alessandro VII, ultima fatica del Bernini, realizzata quando l’artista aveva ottant’anni, su commissione dello stesso pontefice.

Lo scheletro, che appare al di sotto del drappo rosso, e la clessidra stanno a simboleggiare il trascorrere del tempo e l’ineluttabilità della morte.

Nella navata sinistra si segnalano il monumento di Antonio Canova alla famiglia Stuart (1819), dedicato agli ultimi discendenti della valorosa casata inglese, ritratti di profilo al di sotto della mensola.

Il monumento a papa Giovanni XXIII (1958-1963) infine è dello scultore Emilio Greco (1964-1967).

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