Vaticano verde

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C’è un’anima bio nei Giardini vaticani: sul territorio compreso all’interno delle mura, ben quindici ettari sono ricoperti di verde, per la cui cura si è scelto di abbracciare completamente la vocazione “green” che rispetta l’ambiente. Il progetto Giardini-bio ha come obiettivo l’eliminazione totale degli anticrittogramici industriali, dei prodotti chimici per combattere i parassiti e le malattie delle piante e l’utilizzo esclusivo di concimi organici senza l’uso di sostanze non naturali. Lo spiega Rafael Tornini, responsabile del Servizio giardini e ambiente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Il progetto è nato nel 2017 e si è ispirato ai principi enunciati nell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’. Da allora a oggi l’adozione del bio per i Giardini vaticani ha raggiunto il 96 per cento sul totale delle sostanze impiegate. Si iniziò già nel 2015 a eliminare completamente il glifosato come agente diserbante, passando all’uso dell’acido pelargonico, che si trova in natura nelle piante Pelargonium della famiglia delle geraniacee. Esso viene irrorato sui vialetti imbrecciati del territorio vaticano solo due volte l’anno per ridurre l’impatto ambientale. Il resto lo fanno gli addetti del servizio, estirpando a mano le erbacce che rispuntano qua e là.

Un altro esempio si è avuto nella scelta di inserire gradualmente prodotti bio contro il Punterolo rosso, sulle 66 palme esistenti nei Giardini vaticani. Su quindici di esse infatti è stato usato il fungo antagonista Beauveria bassiana, in grado di attaccare gli adulti del Punteruolo sviluppandosi all’interno e all’esterno del loro corpo senza avvelenare l’ambiente e la pianta.

«Il principio che ispira il progetto — spiega Tornini — è quello di rinforzare le difese della flora piuttosto che agire in primo luogo sui suoi nemici. Quando il verde è sano è capace di tenere alla larga i parassiti, attraverso una migliore concimazione, un’ottimale potatura e un’attenta riforestazione». Non si tratta, dunque, di creare un ambiente asettico, ma di avere un’attenzione particolare al rispetto della biodiversità, «cercando anche di inserire nella lotta ai parassiti — continua il responsabile del Servizio giardini e ambiente — gli insetti antagonisti che ne sono i predatori, come le coccinelle che si nutrono di afidi».

Inoltre occorre mettere a dimora piante come il Tarassaco o piante aromatiche che attraggono gli insetti predatori. La lotta contro le zanzare, lotta senza fine a questi fastidiosi insetti, assicura Tornini «non vengono più usati i pesticidi chimici, ma prodotti naturali. Senza dimenticare che sono state installate in tutto il perimetro dei Giardini delle casette per pipistrelli, in modo che con il soggiorno di questi mammiferi, molto voraci di insetti, si riesca a contenere la popolazione delle zanzare».

Rientra nell’ottica della creazione di un ambiente sano per il mondo vegetale, anche l’ottimizzazione degli spazi e il reintegro della flora che nel corso degli anni è stata abbattuta o è sparita. «L’attuale conformazione dei Giardini vaticani risale alla creazione dello Stato nel 1929 — ricorda il responsabile —. Durante il tempo, per motivi di varia natura, essi sono stati oggetto di taglio alberi senza che si provvedesse a una sistematica reimplantazione. Sono rimaste così circa 300 ceppaie sul terreno che negli ultimi due anni sono state estratte». Al loro posto sono stati ripiantati 220 nuovi alberi — querce, cipressi, cedri, tigli, tipici della macchia mediterranea — a cui ne seguiranno altri 100 il prossimo anno. In particolare, per evitare la scomparsa dei pini domestici si è provveduto a un’accurata potatura di mantenimento e dove era necessario a un consolidamento dinamico. Lo stesso si è fatto con le siepi di bosso. Sono state sostituite ben 500 piante malate o vecchie e il prossimo anno si prevede di cambiarne ancora un migliaio. Anche il roseto ha subito una bonifica. Sono state comprate 60 piante di rose a cespuglio e ad alberello per rimpiazzare i vuoti che il tempo ha provocato. Anche i 60 esemplari di ulivo sono stati sottoposti a taglio e risistemazione. «Nonostante la potatura venga effettuata non per produzione di olive — commenta Tornini —, due anni fa per esempio si è riusciti ad avere ben 5 litri di olio. Forse il primo ricavato sul colle Vaticano ai tempi moderni». Nella zona dell’uliveto, che si trova dietro la Grotta di Lourdes, sono stati collocati anche dei grandi vasi in terracotta: essi permettono di ripercorrere la storia dello Stato attraverso gli stemmi pontifici sovraimpressi. Infatti sono vasi — che ospitano azalee, coronille, buddlejia e ortensie — prodotti nel corso degli ultimi decenni, a cominciare dai tempi di Pio XII fino a Papa Francesco.

Una punta di diamante del progetto Giardini-bio è sicuramente il nuovo impianto di irrigazione, che prevede un risparmio a regime nel 2020 di circa il 60 per cento di acqua rispetto a quanto avveniva fino al dicembre 2018. All’impianto esistente — risalente al 1932-1933 — nel corso degli anni sono state eseguite modifiche provvisorie che, come spesso accade, sono diventate definitive. I vecchi concetti di irrigazione, oltre che l’usura e i danni alle condutture, provocavano un grande consumo idrico. Si è provveduto, perciò, alla sostituzione e alla nuova installazione di condutture più resistenti e in linea con i principi di risparmio. Sono stati installati temporizzati automatici che possono essere telecomandati da remoto grazie a un server collocato nella sede del Servizio giardini e ambiente, consentendo così anche di sfruttare la possibilità di archiviare i dati sul cloud.

Grazie al nuovo sistema automatico e alla messa in opera dell’irrigazione goccia a goccia per i 12 chilometri di siepi di bosso e di evonimus, si ha un enorme risparmio sul consumo di acqua e la possibilità di gestire tutto senza dover attendere la presenza di un operatore sul luogo. In questo modo, le risorse idriche che arrivano dall’acquedotto Paolo verranno gestite in maniera efficace. In passato, spesso, infatti, quando non si avevano le conoscenze attuali in agronomia, si tendeva a innaffiare in modo eccessivo le piante, indebolendole, provocando un danno e spesso la loro morte.

Grazie al progetto bio i Giardini vaticani diventano così un micro cuore verde al centro dell’Urbe, dove vivono in armonia ed equilibrio flora e fauna, anche se quest’ultima è meno rappresentata, essendo formata allo stato libero da poche tartarughe, qualche volpe, gatti, pappagalli, gabbiani, piccioni e pipistrelli.

Fonte: di Nicola Gori - L’Osservatore Romano n.170 del 27 luglio 2019 - pagina 08