Tornano a casa i capolavori in mostra alle Scuderie del Quirinale

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Sarebbero dovute rientrare a “casa”, nei Musei del Papa, agli inizi di giugno, dopo aver fatto bella mostra di sé, presso le Scuderie del Quirinale, nella tanto attesa esposizione “Raffaello 1520 - 1483”. L’emergenza sanitaria le ha invece costrette ad una sospensione forzata, una sorta di sonno incantesimo, di circa tre mesi.
Stiamo parlando delle dieci opere concesse in prestito dai Musei Vaticani per quella che è stata definita a ragione “la mostra evento dell’anno”, organizzata anche in collaborazione con l’Istituzione museale vaticana in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario della morte del divin pittore Raffaello Sanzio.
La riapertura solenne dello spazio espositivo, lo scorso 2 giugno, ha permesso però di recuperare il tempo perduto, e più di 160 mila visitatori hanno potuto ammirare sino a fine agosto i capolavori esposti.

Terminata la mostra, e grazie ad un’eccezionale proroga dei prestiti, tornano ora in Vaticano, nei loro luoghi di origine, le tre casse contenenti il prezioso “carico” che testimonia e rende Raffaello nella sua interezza, non solo pittore di corte, ma anche artista poliedrico, architetto della Fabbrica di San Pietro e conservatore dell’antico: si va quindi dal meraviglioso cartone di Giulio Romano con la «Lapidazione di santo Stefano», all’arazzo con «Il sacrificio di Lystra» realizzato su disegno di Raffaello per la Cappella Sistina.

Le collezioni vaticane si preparano ad accogliere nuovamente anche il grande olio su tela di Pietro Vanni, un intenso esempio della pittura di storia ottocentesca, che ha per tema i funerali del pittore e che testimonia il turbamento provocato dalla sua morte all’interno della corte di papa Medici.
Anche le opere antiche ritornano alla loro consueta collocazione dopo più di sei mesi di “trasferta”: come la bella testa di Dace in marmo e i due frammenti di tabula iliaca con quattordici scene dell’Odissea. I reperti illustrano infatti il rapporto con Roma e con l’antico dell’artista, che nel 1515 diviene «Commissario alle Antichità».
Rientrati anche i due calchi in gesso della Stufetta del cardinal Bibbiena, il piccolo ambiente al terzo piano del Palazzo Apostolico, riccamente decorato a grottesche dalla scuola raffaellesca. I calchi erano stati espressamente richiesti proprio perché la Stufetta è esemplificativa del profondo legame del maestro con l’arte classica, in questo caso con la pittura della Domus Aurea.

 

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