Differenziare e reciclare

Il nuovo regolamento per la gestione dei rifiuti del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Si incentiva la raccolta differenziata dei rifiuti, puntando al recupero e al riciclo di quanto più materiale possibile, ma anche lasciando aperta la porta all’introduzione di nuove tecnologie che nei prossimi anni potrebbero ampliare e migliorare le modalità di recupero. Sono questi i punti cardine del Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, entrato in vigore il 1° agosto 2019. Lo spiega Rafael Tornini, responsabile del Servizio giardini e ambiente, il quale sottolinea che l’obiettivo prioritario è quello di differenziare sempre di più, perché i rifiuti diventino risorsa, abbattendo l’impatto ambientale e riciclando tutto ciò che può essere recuperato e riutilizzato.

Il testo, che sostituisce il precedente varato intorno al 1996, è stato interamente preparato per adeguare la nuova normativa alla specifica realtà vaticana. Mentre, infatti, il vecchio regolamento era stato ripreso da quello vigente in Italia, l’attuale applica invece i principi generali della raccolta differenziata dei rifiuti alle peculiarità del territorio racchiuso tra le Mura leonine, tenendo conto delle sue particolari necessità.

In proposito, Tornini tiene a sottolineare un punto fondamentale che distingue la raccolta fatta nelle località dove c’è il sistema della differenziata e quella effettuata in Vaticano. Qui, infatti, non c’è il “porta a porta”, perché le esigenze interne non lo permettono, ma esiste solo la raccolta da cassonetto stradale. L’unico “porta a porta” in uso si limita alla raccolta del cartone dei grandi utenti. Quando si parla di differenziata, ovviamente, il riferimento è sia ai rifiuti urbani, sia a quelli speciali.

Il progetto di stilare un regolamento che rispecchiasse le esigenze vaticane è partito da lontano e ha visto nel 2016 un punto di svolta, quando è stata decisa la creazione dell’ecocentro nei Giardini vaticani. Da quello stadio embrionale si è passati, dal 1° gennaio 2019, alla fase di pieno regime. È stato un lavoro di squadra che ha coinvolto anche altri organismi del Governatorato.

Chiunque abita o lavora all’interno del Vaticano — sia persone, sia organismi e dicasteri — è tenuto a rispettare il regolamento. Sono previste sanzioni per il mancato adempimento delle norme. L’applicazione dei provvedimenti sanzionatori dipende dal Servizio giardini e ambiente e deve essere approvata dal segretario generale del Governatorato. Attualmente vengono gestiti 85 codici Cer (“Catalogo europeo dei rifiuti”, ossia sequenze numeriche che mirano a identificare un rifiuto in base al processo produttivo da cui è originato).

Il regolamento stabilisce anche le tariffe per i rifiuti dovute sia dai dicasteri, sia dai residenti. L’importo dipende dai metri quadrati dell’abitazione o dell’immobile, e dal numero delle persone residenti. Non c’è nessun guadagno sulle tariffe, che compensano soltanto il recupero delle spese sostenute per la raccolta e lo smaltimento. Naturalmente, i vari organismi pagano in proporzione ai rifiuti prodotti: un dicastero può arrivare a pagare anche cifre considerevoli. Le cartelle vengono inviate ai destinatari dalla Ragioneria dello Stato, che applica i calcoli eseguiti dal Servizio giardini e ambiente.

Spiega Tornini, alcune realtà vaticane che sorgono fuori dalle Mura leonine ma sono extraterritoriali — come l’immobile dell’ex Sant’Uffizio, la Pontificia università Urbaniana, l’albergo delle suore di Maria Bambina, la curia generalizia degli Agostiniani, il dormitorio dell’Elemosineria apostolica e la casa Dono di Maria — sono servite dal Servizio giardini e ambiente. Per cui anche a loro si applica il nuovo regolamento.

Non tutti i rifiuti vengono ritirati a cura del Servizio, perché alcuni organismi vaticani, con speciale modulistica e con i propri mezzi, portano direttamente all’ecocentro quanto hanno da smaltire. Ogni tre mesi, precisa Tornini, viene emessa la fattura per il materiale scaricato e la tariffa applicata varia in base al peso e al tipo di rifiuto.

Come era previsto nel regolamento, uno degli obiettivi è stato in parte raggiunto, perché si è riusciti a ottenere dei risultati significativi da quanto smaltito. Un esempio è l’olio alimentare, che una volta usato e raccolto viene riutilizzato per fare il biodiesel. Lo slogan chiave è: “quanto più differenzio, tanto più riesco ad avere un’economia corretta”. Alcuni materiali vengono smaltiti a titolo gratuito. Su tutto esiste una filiera tracciata. In particolare, il rispetto delle norme per lo smaltimento è duplice, perché il Servizio giardini e ambiente deve a sua svolta far transitare i rifiuti in Italia, per cui è tenuto a rispettare anche la legislazione vigente del Paese. Un’attività complessa e articolata, che oltre a Tornini conta sul lavoro di un addetto all’amministrazione, di cinque dipendenti operativi sul territorio e di una società esterna che impiega sette persone nel servizio di raccolta.

Fonte: L'Osservatore Romano 17/01/2020 (Nicola Gori)

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Inaugurati il presepe e l’albero

«Simboli della tragedia e della speranza», il presepe e l’albero inaugurati in piazza San Pietro nel pomeriggio di giovedì 5 dicembre hanno richiamato alla memoria la tempesta che nell’ottobre scorso ha flagellato il nord-est dell’Italia, radendo al suolo centinaia di migliaia di piante e mettendo in ginocchio intere comunità. Proprio alcuni tronchi provenienti dalle zone colpite dal nubifragio sono stati collocati sullo sfondo del paesaggio della natività offerta da Scurelle, piccolo centro della Valsugana, in provincia di Trento, e posta accanto al maestoso abete rosso giunto dal territorio del comune di Rotzo e delle frazioni di Pedescala e San Pietro, in provincia di Vicenza.

Due simboli che rappresentano —ha spiegato all’inizio della cerimonia il cardinale Bertello, presidente delGovernatorato, la cui Direzione infrastrutture e servizi ha curato gli addobbi e l’illuminazione in collaborazione con la Osram — «l’espressione della fede di una popolazione che ha saputo tradurre i suoi sentimenti in arte e che adesso mette tutto ciò a disposizione dell’universalità della Chiesa». Da parte sua il vescovo segretario Vérgez Alzaga, prendendo la parola in conclusione, ha ribadito che il Natale deve essere per tutti «un’occasione per riscoprire la solidarietà verso il creato e le sue creature, a cominciare dall’umanità ferita e bisognosa di aiuto».

Alla cerimonia, allietata dalle musiche eseguite dalla banda del Corpo della Gendarmeria vaticana, diretta dal maestro Cimini, e dal coro Lagorai di Torcegno, e animata dalle coreografie del gruppo tamburi e sbandieratori della Dama Castellana di Conegliano Veneto — il comune del Gruppo presepio artistico Parè, in provincia di Treviso, che ha curato l’allestimento della natività nell’Aula Paolo VI — sono intervenuti, tra gli altri, l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, e i vescovi di Padova, Claudio Cipolla, e di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo; padre García de la Serrana Villalobos; le autorità della regione Veneto, della provincia autonoma di Trento e dei comuni di provenienza del presepe e dell’albero.

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Il Papa ai Musei Vaticani

Venerdì scorso, ai Musei Vaticani, è stato proprio Papa Francesco il primo visitatore del rinnovato Museo Etnologico, nuovo non solo nella struttura e nell’allestimento ma anche nel nome particolarmente evocativo: “Museo Etnologico Anima Mundi”.
Una speciale inaugurazione quella avvenuta il 18 ottobre alla presenza del Pontefice, dei rappresentanti del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e della Direzione dei Musei e dei Beni Culturali, ma anche e soprattutto dei numerosi Padri sinodali giunti in Vaticano in occasione del Sinodo per l’Amazzonia.

Non è un caso infatti che sia dedicata proprio all’Amazzonia – con il pregnante e simbolico titolo Mater Amazonia. The deep breath of the world – la prima mostra ospitata in questo nuovo Museo che, dopo due anni di intensi lavori, e seppur ancora in via di rinnovamento, ha ritrovato il suo slancio ideale ed un allestimento finalmente adeguato alla sua specifica missione: custodire – per usare le parole del Curatorepadre Nicola Mapelli – in armoniosa sintesi, le testimonianze dell’arte e della cultura di tutti i popoli del Mondo e, attraverso di queste, il loro spirito, la loro Anima, per l’appunto.

Il Santo Padre, nell’inaugurare lo spazio museale che sarà ufficialmente aperto al pubblico dal 28 ottobre, non ha mancato di sottolineare la vocazione all’accoglienza dei Musei Vaticani, una “casa” viva, abitata e aperta a tutti, con le porte spalancate ai popoli del mondo intero e ha esortato, come già in precedenti occasioni, a coltivare la bellezza e l’arte come antidoto alla cultura del rancore, del razzismo e del nazionalismo.

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Nuovo comunicato per il Natale 2019

Giovedì 5 dicembre, alle ore 16.30, il Cardinale Giuseppe Bertello, e il Vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, inaugureranno il Presepe e l'illuminazione dell'albero di Natale allestiti in Piazza San Pietro.

Quel giorno sarà esposto, nell'Aula Paolo VI, anche il dono al Santo Padre. Si tratta di un Presepe artistico a cura dei volontari del “Gruppo Presepio Artistico Paré di Conegliano”, che da quasi quindici anni allestisce presepi artistici di varia ambientazione e ispirazione nei locali della parrocchia “Beata Vergine Maria di Fatima”.

Il Presepio in Aula Paolo VI sarà carico di riferimenti al territorio veneto: la Sacra Famiglia, troverà ospitalità nell’ottocentesca Casera di Malga Fittanze, in quel di Erbezzo (VR). La Lessinia, con i suoi “stalloni” caratterizzati da gotici archi a sesto acuto, ci rimanderà all’immaginario dell’umile grotta dove nacque il Salvatore, rappresentato (come tutti i personaggi) da statue lignee interamente scolpite a mano alte 120 centimetri. Si tratta di vere e proprie opere d’arte concepite dall’esperienza dei maestri di Ortisei in Val Gardena (BZ), i quali, di generazione in generazione, si tramandano le competenze nella scultura, nella pittura e nella sartoria.

L’impianto di illuminazione artistica sarà a basso impatto ambientale e funzionale agli scenari richiesti, grazie ai led regolabili nell’intensità luminosa, nella temperatura di colore e nei tempi di accensione.

Come l’albero ed il Presepe in Piazza San Pietro rimarrà esposto fino al 12 gennaio 2020.

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Comunicato stampa del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano sul Natale 2019

Proviene da Scurelle, il comune della Valsugana in provincia di Trento, il Presepe che verrà allestito in Piazza San Pietro per il Natale 2019. Giunge, invece, dall’Altipiano di Asiago l'imponente abete rosso, alto circa 26 metri, con diametro di 70 centimetri, che verrà innalzato accanto al Presepe. È stato donato insieme con una ventina di alberi più piccoli dal Consorzio di usi civici di Rotzo-Pedescala e San Pietro in provincia di Vicenza. Albero e Presepe sono legati insieme dal comune ricordo della tempesta dell'ottobre-novembre 2018 che devastò molte zone del Triveneto. Quest’anno, inoltre, il Gruppo Presepio Artistico Parè di Conegliano, in provincia di Treviso, curerà l’allestimento del Presepe all’interno dell’Aula Paolo VI.

La tradizionale inaugurazione del Presepe e l'illuminazione dell'albero di Natale in piazza San Pietro, si terranno giovedì 5 dicembre, alle ore 16,30. La cerimonia sarà presieduta dal Cardinale Giuseppe Bertello, e dal Vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Il Presepe è realizzato quasi interamente in legno. È composto da due elementi architettonici caratteristici della tradizione trentina. Si tratta di due strutture in legno lavorato con tavole grezze. È il cosiddetto sistema di copertura “alla trentina”, realizzato con tetto a scàndole (il tetto a scàndola è un antichissimo sistema costruttivo utilizzato per realizzare coperture con assi a spacco e scaglie di legno piatti).

Nelle due strutture vengono alloggiati 20/25 personaggi a dimensione naturale (altezza delle statue 1,80 metri circa) in legno policromo. La Sacra Famiglia è collocata sotto la struttura più grande. Intorno alla scena centrale trovano spazio altri personaggi: Re Magi, pastori, animali, oggetti e piante. In particolare, in ricordo della tempesta dell'ottobre-novembre 2018, vengono collocati come sfondo del paesaggio alcuni tronchi di legno provenienti dalle zone colpite dai nubifragi.  

L'abete rosso utilizzato per l'albero di Natale proviene dai boschi di cui è ricco il territorio del comune di Rotzo e le frazioni di Pedescala e San Pietro. La superficie boschiva, infatti, si estende su una superficie di oltre 1.880 ettari in cui si trovano in maggioranza specie quali l’abete rosso, l’abete bianco, il larice, oltre ad esemplari di faggi, ma in maniera più sporadica. In sostituzione delle piante rimosse verranno ripiantati 40 abeti per reintegrare i boschi gravemente danneggiati dalla tempesta del 2018.

L’addobbo e l'illuminazione dell'albero è a cura della Direzione Infrastrutture e Servizi del Governatorato in collaborazione con la Osram S.p.A. e Osram gmbh che offre un sistema di illuminazione decorativa ad alta resa cromatica, di ultima generazione, volto a limitare l’impatto ambientale ed il consumo energetico.

Il Presepe di Conegliano, invece, richiama direttamente come ambientazione le antiche stalle fienile della Lessinia (“terra usata e preparata per i pascoli”), una zona geografica delle Prealpi Venete. La struttura ricorda le costruzioni ad arco a sesto acuto: una costruzione geometrica, di ispirazione gotica, consistente nel tracciato di due archi congiunti con i mattoni, “conci”, disposti radialmente sfruttandone l’attrito fra di essi. Ad arricchire l’opera sarà presente un capitello che rappresenta la celebre opera “Madonna con Bambino” di Cima da Conegliano, importante pittore rinascimentale. Le figure che verranno inserite nel Presepe avranno un’altezza di circa 125 centimetri e indosseranno abiti della tradizione veneta.

Nella mattina del 5 dicembre, le delegazioni di Scurelle, del Consorzio di usi civici di Rotzo-Pedescala e San Pietro e del Gruppo Presepio Artistico Parè di Conegliano saranno ricevute in udienza da Papa Francesco per la presentazione ufficiale dei doni.

L’albero ed il Presepe rimarranno esposti fino alla conclusione del Tempo di Natale, che coincide con la festa del Battesimo del Signore, domenica 12 gennaio 2020.

Dal Vaticano, 31 ottobre 2019

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Famiglia in bici

Cicloturistica 20 ottobre 2019

L’incantevole e suggestiva cornice delle Ville Pontificie ha ospitato, domenica 20 ottobre 2019, la prima edizione della cicloturistica “Famiglia in bici” organizzata dal Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

L’evento si è svolto dalle ore 7:30 del mattino, in presenza di circa 300 partecipanti tra dipendenti del Vaticano e familiari, e si è concluso verso le ore 16:00 con la cerimonia di premiazione.

Nel dettaglio, l’evento prevedeva che i partecipanti potessero scegliere di visitare i giardini delle Ville Pontificie mediante cicloturistica o visita museale. Pertanto, i familiari che hanno deciso di non prendere parte all’evento sportivo, hanno potuto ammirare, dalle ore 9:00 alle ore 12:00, la bellezza incontaminata dei giardini di Villa Barberini, Villa Cybo e Villa del Moro, nonché gli interni del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Al termine degli eventi, il Vescovo Segretario Generale del Governatorato: Sua Eccellenza Mons. Fernando Vérgez Alzaga ha celebrato la Santa Messa, in condivisione con il Vescovo titolare di Albano: Sua Eccellenza Mons. Marcello Semeraro, presso il Monastero dell’Immacolata Concezione delle Sorelle Clarisse in presenza di tutti i partecipanti all’evento.

In seguito, terminata la Santa Messa, gli ospiti sono stati accompagnati presso il Padiglione del Riposo per la condivisione del pranzo conviviale e la degustazione dei prodotti locali, provenienti direttamente dalla fattoria delle Ville Pontificie, all’interno dell’area dei giardini papali.

Infine, concluso il pranzo domenicale, l’evento è giunto al termine con la cerimonia di premiazione dei partecipanti e dei bambini, e con i più sentiti ringraziamenti rivolti agli organizzatori dell’iniziativa.

In conclusione, quella del 20 ottobre è stata una giornata caratterizzata da un pieno spirito di condivisione e da un grande successo, stante le numerose adesioni riscontrate nel Governatorato, ma soprattutto ha consentito, a tutte le famiglie, di incontrarsi, conoscersi meglio e di poter osservare e scoprire insieme la maestosità dei giardini e delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo: “là dov’io per la prima volta in vita mia, sono stato completamente felice” (Goethe, Viaggio in Italia).

Città del Vaticano, 24 ottobre 2019

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La giornata del netturbino in Vaticano

Alle 3 del mattino, ogni giovedì, in piazza San Pietro, una spazzatrice automatica si aggira rumorosamente sul selciato. È guidata da un netturbino vaticano che inizia a pulire il suolo e a svuotare i 99 cestini. Un rito che si ripete di settimana in settimana per tutto l’anno. Lo spiega Rafael Tornini, responsabile del Servizio giardini e ambiente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Normalmente, la giornata del netturbino inizia alle 6, ma ogni giovedì la pulizia della piazza è ancora più accurata e inizia alle 3,00 e per questo l’operatore viene coadiuvato da alcuni membri della Gendarmeria vaticana e dei vigili del fuoco. Oltre che spazzare i rifiuti lasciati per terra, si deve anche lavare e disinfettare tutta la superficie compresi i colonnati, perché il giorno precedente c’è stata l’udienza generale di Papa Francesco alla presenza di migliaia di persone. Per questo, tutti i giorni, incluso il lunedì di Pasquetta, le due spazzatrici stradali girano per pulire i sampietrini. Due volte all’anno nella piazza si effettua anche il trattamento diserbante con 1.400 litri di acqua e 20 litri di prodotti a basso impatto ambientale. Le spazzatrici vanno su e giù anche per le strade del Vaticano per ripulire principalmente il suolo dalle foglie. Passano poi i netturbini a svuotare i 25 cestini che ogni giorno vengono riempiti dai visitatori dei Giardini. Ma il grosso dei rifiuti proviene dai residui vegetali. In primo luogo dalla rasatura dei prati, soprattutto in estate, che viene effettuata una volta alla settimana, e dalla potatura delle siepi e degli alberi, in inverno. Si tratta di circa 400 tonnellate di residui vegetali all’anno, al quale si aggiungono rami caduti e addobbi floreali usati nelle celebrazioni alla presenza del Pontefice.

Oltre alle due spazzatrici automatiche, il Servizio giardini e ambiente è dotato di un Ape porter e di un furgone per la raccolta della carta e del cartone. Le maestranze addette sono quattro oltre a un dipendente fisso all’ecocentro che si trova nei pressi della Torre di San Giovanni. Una grande mole di lavoro li attende ogni giorno, visto che a turno devono non solo raccogliere i rifiuti speciali provenienti dai diversi uffici porta a porta, ma recuperare quelli differenziati. Piazza San Pietro poi, specialmente dopo le udienze generali del mercoledì, è una miniera di materiali abbandonati. Basti pensare a quanti oggetti vengono bloccati dai metal detector collocati agli accessi. Si tratta in maggioranza di materiali potenzialmente pericolosi, come forbici, coltelli, bottiglie di vetro che vengono consegnati al Servizio giardini e ambiente. Almeno una dozzina di sacchi di plastica nera vengono riempiti.

Il martedì e il venerdì i netturbini effettuano il giro del Vaticano per ritirare carta e cartone che portano all’ecocentro. Poi, ci sono giorni in cui vanno a ritirare le pile usate, i vecchi pc e i liquidi che si utilizzano per lo sviluppo e la stampa delle immagini al Servizio fotografico. C’è poi il giorno riservato al ritiro della plastica inserita nei compattatori per il Pet, il classico materiale con cui sono fatte le bottigliette dei distributori automatici, installati nei Musei vaticani. Sempre ai Musei, due volte al mese vengono ritirati gli scarti pericolosi di sostanze chimiche usate nei restauri.

I grandi cassonetti, invece, vengono svuotati due volte al giorno dai camion della spazzatura di una ditta specializzata. Una volta alla settimana viene effettuata la raccolta del vetro, della plastica da imballo, della carta, e dell’umido proveniente dalle mense e dalle poche abitazioni presenti.

Tornini ha fornito alcuni dettagli che evidenziano la mole di rifiuti raccolti da gennaio a luglio di quest’anno. Oltre 2000 quintali di carta e cartone, 240 quintali di plastica, 700 quintali di scarti di umido dalle mense, 300 quintali di vetro, 2.200 quintali di potature e sfalci, 620 quintali di ferro e materiali ferrosi, 4.000 chilogrammi di batterie al piombo, 1.800 chilogrammi di olio alimentare, 900 chilogrammi di olio motore, 2.500 chilogrammi di computer usati, 6.000 chilogrammi di cavi elettrici, 2.000 chilogrammi di lampade al neon e 140 chilogrammi di contenitori per toner delle fotocopiatrici. 

Fonte: L’Osservatore Romano n.235 del 16 ottobre 2019 - Nicola Gori

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A colloquio con il direttore delle Ville pontificie, modello di ecologia integrata

Le Ville Pontificie sono diventate quello che molte realtà del genere anelano a essere: un modello di ecologia integrata nel rispetto dell’ambiente e dell’uomo. Uno spazio non solo verde, ma a tratti urbanizzato, dove da anni si stanno cercando di applicare quei principi che Papa Francesco ha sintetizzato e indicato nell’enciclica Laudato si’. Un ecosistema in cui uomo, animali, piante e flora vivono in armonia. Ne parla in questa intervista a «L’Osservatore Romano», il direttore Andrea Tamburelli, che ha da poco assunto la guida delle Ville Pontificie.

Quando si parla di Castel Gandolfo vengono subito in mente le Ville. Ci può descrivere quale realtà ha trovato al suo arrivo?

Quando sono arrivato qui ho trovato un posto incantato, perché le Ville di Castel Gandolfo sono un luogo meraviglioso, quasi “magico”, dove natura e arte si miscelano in perfetta armonia. La realtà che ho trovato è quella di un gruppo di persone molto unite fra di loro. Le Ville Pontificie, che in passato hanno per lunghi anni ospitato il Santo Padre nel periodo estivo, hanno sempre rappresentato per tutti coloro che vi lavorano e vi abitano, la loro casa, il loro orgoglio, la loro storia e per molti di loro la famiglia. Per moltissimi anni, servire il Santo Padre è stato il principale collante della loro relazione umana e professionale. Attualmente le Ville, come molti sanno, sono state in parte trasformate in un polo museale. Quello che più mi ha favorevolmente colpito è la grande capacità di adattamento e trasformazione che tutti i colleghi hanno dimostrato al cambiamento.

All’interno delle Ville vi è una grande estensione di giardini. Come viene mantenuto questo polmone verde?

I giardini coprono circa 30 dei 55 ettari totali delle Ville Pontificie, con varietà di stili e di attenzione alle piante. Della gestione e manutenzione di questo immenso parco si occupano due squadre di giardinieri e potatori. I 20 addetti ai giardini sono stati formati negli anni a conoscere le Ville e questo soprattutto grazie a una formazione interna trasmessa da generazione in generazione. Le Ville, dall’epoca di Emilio Bonomelli — che ne fu direttore dal 1930 al 1970 — fino a oggi, hanno visto tutti i passaggi delle innovazioni nel campo dell’orticoltura negli strumenti di lavoro, nelle tecniche di coltivazione fino ai trattamenti delle piante. Cerchiamo di essere all’avanguardia e di mantenere l’ecosistema più in equilibrio possibile.

Come applicate le indicazioni di Papa Francesco contenute nell'enciclica «Laudato si’»?

Il dato fondamentale dell’enciclica Laudato si’, la grande intuizione e innovazione del Papa, è l’ecologia integrale, cioè una visione che coinvolge la sfera ambientale, economica e sociale. Nella gestione di un giardino storico e di grandi dimensioni come quello delle Ville, sono necessarie accortezze per il mantenimento di un patrimonio che ha valore artistico e storico. Per questo motivo poniamo molta attenzione all’utilizzo dell’acqua, specie in estate; cerchiamo di usarne il minimo indispensabile ma senza farne mai mancare alle piante. È stato infatti avviato, non ancora completato, un progetto di ammodernamento degli impianti di irrigazione passando da una distribuzione diffusa a una più localizzata e temporizzata. Questo contribuirà alla salvaguardia delle riserve idriche, diritto fondamentale per tutti. Siamo passati, via via che se ne presentava l’occasione, ad attrezzature e macchine elettriche o che usano esclusivamente carburanti ecologici. Questo ha significato un notevole abbattimento delle emissioni di gas nocivi nell’atmosfera e la salvaguardia della salute dei lavoratori e dell’ambiente. Principi di questo tipo vanno tenuti a mente anche nella cura del bestiame. Nella produzione agricola infatti, tutte queste attività vanno svolte in armonia tra loro, utilizzando strumenti efficaci ma moralmente in linea con l’idea che ogni attività umana, per essere integralmente ecologica, deve portare un giovamento alle persone, deve fargli capire che il loro ruolo all’interno del mondo non è solo di fruizione di un prodotto o di un bene.

Avete promosso interventi specifici in questo senso?

Abbiamo diminuito il consumo di materiali plastici con l’obiettivo di continuare a proteggere la qualità del prodotto, garantire la sicurezza alimentare e allo stesso tempo rispettare l’ambiente. Utilizziamo packaging alimentare ecosostenibile che ha portato recentemente alla sostituzione delle confezioni in plastica delle uova con quelle in polpa di legno completamente biodegradabile. Abbiamo realizzato prodotti a chilometro zero che eliminano le fasi di trasporto tra produzione e trasformazione/confezionamento. A titolo esemplificativo il latte appena munto viene trasferito direttamente al caseificio, il miele viene prodotto direttamente nel laboratorio interno alla Villa e infine la produzione di olio viene realizzata con olive, che giornalmente appena raccolte, arrivano direttamente al nostro frantoio interno. Utilizziamo gli scarti della produzione casearia, il siero di latte con elevato valore nutritivo, nella nutrizione degli animali e dei vitelli. I fertilizzanti che usiamo sono naturali in quanto derivano esclusivamente dall’allevamento bovino, e in ultimo, ma non in ordine di importanza, effettuiamo la raccolta differenziata dei rifiuti.

I soggiorni dei Papi hanno reso le Ville nel tempo “il secondo Vaticano”, secondo l'espressione cara a Papa Wojtyła. Come è cambiata la loro fisionomia senza la presenza dei Pontefici?

Sicuramente in questi ultimi anni lo stile e anche l’utilizzo dell’enorme patrimonio delle Ville è profondamente cambiato. Siamo passati dalla residenza estiva dei Papi a un’area aperta al pubblico per mostrare le grandi bellezze del luogo. Siamo passati da un servizio offerto quotidianamente da tutto il personale ai Pontefici, all’integrazione del personale stesso con le esigenze dei turisti e delle guide museali che visitano le Ville. Da questo si comprende con estrema chiarezza come si debba trovare per le Ville una nuova “mission” e su questo stiamo lavorando a tempo pieno con il totale supporto dei miei più stretti collaboratori e dei colleghi direttori dello Stato della Città del Vaticano e, soprattutto, con l’aiuto rispettivamente del presidente e del segretario generale del Governatorato, il cardinale Giuseppe Bertello e il vescovo Fernando Vérgez Alzaga. Personalmente inizio a vedere nelle Ville una progressiva trasformazione da residenza estiva dei Pontefici a polo culturale che potrà unire all’aspetto turistico quello culturale, accogliendo sempre più mostre, convegni, incontri istituzionali ed eventi che rendano le Ville un luogo «patrimonio della cultura e dell’umanità».

Nelle Ville vi è anche una fattoria. Come viene gestita?

Nella fattoria ci sono molti animali e vivono tutti all’aperto. In particolare abbiamo 80 bovini per la produzione giornaliera di circa 1.000 litri di latte il quale — solo questo latte da noi prodotto — viene lavorato giornalmente nel caseificio della fattoria, per la produzione di latte fresco pastorizzato, yogurt e formaggi sia freschi che stagionati. Ci sono inoltre circa 800 galline allevate a terra e all’aperto per la produzione di uova e circa 35 arnie e altrettante famiglie di api per la produzione di miele. Tutti gli animali, sia che si tratti di bovini, di galline, di oche o di asini, vengono controllati periodicamente per accertarne lo stato di salute al fine di garantire la migliore qualità dei prodotti come formaggi, polli e uova. La fattoria costituisce di fatto un modello complesso, ormai quasi unico, comprendente sia le diverse produzioni primarie (allevamento di più specie animali) sia le trasformazioni dei prodotti derivati. Per quanto riguarda le verdure, una quindicina di anni fa sono state piantate nei poggi fra le colture, lunghe aiuole di lavande, salvie, verbaschi e piante da fiore lasciate libere; questo ha attirato una quantità elevatissima di insetti da polline, che hanno cominciato a nutrirsi dei parassiti, e le piante non hanno avuto più bisogno di trattamenti in quantità, come avveniva prima, quando si usavano i prodotti chimici. Questo è potuto succedere perché col passare dei decenni quello della cura della casa comune, è diventato un tema sempre più presente e importante, per la società, per le professioni e per gli individui. È un tipo di intervento che, sempre in linea con l’idea di ecologia integrale della Laudato si’, punta a una semplificazione dei lavori. I prodotti delle Ville vengono venduti principalmente nello Stato della Città del Vaticano e marginalmente nel piccolo punto di vendita all’interno delle Ville.

Sappiamo che vi è anche una produzione agricola. Quali sono le linee guida per la coltivazione?

Le linee guida per la produzione agricola sono volte a preservare non solo la qualità del prodotto che verrà poi venduto e portato sulla tavola, ma anche a valorizzare tutti gli agenti presenti nel processo produttivo: la qualità del suolo e dell’acqua e l’equilibrio tra flora e fauna spontanee affinché rimangano favorevoli alla qualità dei prodotti agricoli. In funzione di tutto ciò stiamo applicando i criteri della “agricoltura convenzionale” attraverso l’utilizzo di fertilizzanti naturali derivanti dall’allevamento bovino. Sempre relativamente alla parte agricola, stiamo sviluppando, oltre alla coltivazione dei prodotti tipici delle Ville legati alla corretta, sana e naturale alimentazione dei nostri capi di bestiame, anche la coltivazione di foraggi (loietto ed erba medica) necessari per l’alimentazione degli animali allevati. Infine, abbiamo una porzione di terreno riservata alla coltivazione degli ortaggi di stagione, oltre alla presenza di circa 1.400 piante di ulivo che trasformiamo in olio utilizzando il nostro frantoio interno originale degli anni Trenta.

Quanto personale è impegnato nella struttura?

Attualmente nelle Ville operano 52 persone, in origine erano più di 60 ma alcuni ci hanno lasciato, con nostro grande dispiacere, essendo un grande famiglia, per raggiunti limiti di età. Tornano comunque spesso a trovarci perché le Ville Pontificie rimangono dentro il cuore di chiunque vi abbia trascorso anche poco tempo.

Da qualche anno è attivo anche un servizio di visite guidate in collaborazione con i Musei Vaticani.

In linea con i desideri del Santo Padre, le Ville sono state aperte ai visitatori e i numeri sono in costante crescita: pensiamo di raggiungere quest’anno i 150.000 visitatori. L’offerta delle varie tipologie di visite è gestita dalla Direzione dei Musei Vaticani in piena condivisione e accordo con la Direzione delle Ville Pontificie. Stiamo inoltre studiando, per il prossimo anno, nuove offerte per i nostri visitatori arricchendo la parte delle mostre nel Palazzo apostolico oltre ad altri percorsi interni a Villa Barberini orientati principalmente a valorizzare l’arte e la cultura. Anche nella fattoria, stiamo studiando per le giovani scolaresche un percorso didattico in grado di mostrare e far conoscere loro i processi naturali e di crescita, sia degli animali che delle piante.

Fonte: L’Osservatore Romano n.213 del 20 settembre 2019  -  pagina 8 - di Nicola Gori

 

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