Vaccini per tutti e più sicurezza per sconfiggere il covid-19

Il direttore della Farmacia fa il punto sulle misure adottate in Vaticano per la pandemia.

È stata una catena di collaborazione e di professionalità tra le varie realtà del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano: individuare, comprare, conservare e distribuire i vaccini anti covid-19. Gli ingranaggi del meccanismo si sono messi in moto grazie all’ordine di acquisto della Farmacia vaticana, che nei giorni scorsi ha consentito di dare inizio alla campagna di vaccinazione dei dipendenti. E che da ieri, mercoledì 20 gennaio, ha dato la possibilità di somministrare la prima dose anche ad alcune persone bisognose ospiti di strutture della Santa Sede, come sottolinea con soddisfazione il direttore, fra Thomas Binish Mulackal. In questa intervista a «L’Osservatore Romano» il religioso dei Fatebenefratelli parla anche di altre misure di sicurezza adottate per regolare gli accessi alla Farmacia: tra queste, la possibilità di accedere al servizio “elimina code” anche dalla nuova sezione del sito internet www.farmaciavaticana.va. 

È in pieno svolgimento la campagna vaccinale anti covid-19. Quale ruolo vi ha svolto la Farmacia?

Come tutte le Direzioni coinvolte, la Farmacia ha svolto un ruolo importante, essendo in contatto con la ditta distributrice e occupandosi dall’ordine fino alla consegna all’interno dello Stato. Le quantità acquistate sono quelle indicate dalla Direzione di sanità ed igiene al fine di garantire la somministrazione a tutti gli assistiti dello Stato. Con l’ordine effettuato è stato possibile anche somministrare il siero anti covid-19 ad alcuni bisognosi ospiti di strutture della Santa Sede.

Quali compiti logistici sono stati affidati alla Farmacia per i vaccini?

In merito alla logistica, la Farmacia si è occupata inizialmente dell’ordine del freezer per la conservazione a -80° del vaccino. Successivamente ha seguito passo passo l’arrivo delle dosi, dalla partenza fino alla consegna all’interno dello Stato. Ha terminato il suo lavoro nel momento in cui alcuni magazzinieri, precedentemente formati al trattamento di questi prodotti tanto delicati, hanno posizionato i vaccini arrivati all’interno del freezer per la conservazione e li hanno lasciati così alla gestione della Direzione di sanità ed igiene.

Sempre in chiave anti-contagio, è stato attivato il nuovo servizio per verificare online le persone in attesa nei locali adibiti alla vendita dei farmaci. Può spiegarci come funziona?

In seguito alla realizzazione del primo sito ufficiale della Farmacia Vaticana, si è pensato di offrire un maggior numero di servizi ai nostri clienti. Tra questi anche la possibilità di verificare l’affluenza in tempo reale all’interno del punto vendita. Collegandosi al sito www.farmaciavaticana.va, nella pagina iniziale  è raffigurato lo stesso  tabellone del sistema “elimina code” presente in Farmacia, con il riepilogo delle persone in attesa per ogni tipologia di acquisto e l’indicazione dell’ultimo numero servito.

Nel sito internet della Farmacia vi sono anche altre voci nuove, come la «ricerca sospeso». Può illustrarla?

Un’altra novità utile introdotta nel sito internet è stata l’aggiunta del servizio di ricerca dei prodotti prenotati al banco. Sempre nella homepage, in alto a destra compare un banner con la scritta «Ricerca sospeso». Cliccandolo il cliente viene reindirizzato in una schermata dove, inserendo le credenziali di accesso presenti sullo scontrino rilasciato dal farmacista al momento della prenotazione, è possibile verificare la presenza in farmacia del prodotto anticipatamente ordinato. Spesso non si conoscono i tempi certi dell’arrivo, pertanto tale novità permette al cliente di recarsi in Farmacia per il ritiro solo quando il farmaco è effettivamente disponibile.

Quanto tempo occorre in media per ricevere un medicinale proveniente dall’estero ordinato sul sito internet?

Dall’arrivo della richiesta da parte del cliente, per la consegna di un prodotto estero in genere trascorrono dalle 48 alle 72 ore per quelli disponibili in magazzino. Queste tempistiche possono subire delle leggere variazioni nel caso si tratti di un prodotto non disponibile immediatamente e quindi da ordinare.

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Vaticano verde

Lo Stato della Città del Vaticano ha compiuto una scelta ambientale che è irreversibile e che lo proietta tra le prime entità del mondo a raggiungere livelli record in materia di risparmio e di sostenibilità. Applicando i principi enunciati nell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, ha promosso, tra l’altro, l’utilizzo di veicoli elettrici al posto di quelli a combustione e ha convertito i trasformatori in modo da renderli più produttivi e meno inquinanti. Ne parla l’ingegnere Roberto Mignucci, capo ufficio Laboratori e Impianti del Governatorato, in questa intervista a «L’Osservatore Romano».

In che modo la «Laudato si’» ispira le vostre scelte?

La vocazione del Governatorato al rispetto del creato è antica quanto lo Stato della Città del Vaticano. Già nel 1929, alla sua fondazione, esisteva un impianto di teleriscaldamentro ben ottimizzato che per l’epoca era qualcosa di straordinario. Pochi conoscono queste cose, perché non è mai stata fatta opera di divulgazione su questo tema, ma il rispetto per la Casa comune ha sempre contraddistinto l’agire delle autorità dello Stato. C’erano macchinari all’avanguardia, come la stazione radio di Guglielmo Marconi nei Giardini vaticani.  La sensibilità verso l’ambiente ebbe nuovo slancio con l’enciclica del 1987 Sollicitudo rei socialis, nella quale tra i segnali positivi del presente, Giovanni Paolo ii annoverava «la maggior consapevolezza dei limiti delle risorse disponibili, la necessità di rispettarne l’integrità e i ritmi della natura e di tenerne conto nella programmazione dello sviluppo». Anche con l’enciclica di Benedetto xvi Caritas in veritate del 2009, il tema dello sviluppo collegato anche ai doveri che nascono dal rapporto dell’uomo con l’ambiente naturale è stato motivo di ispirazione per un maggior impegno ecologico. Quindi già prima dell’enciclica di Papa Francesco, il Governatorato si era attivato su questa tema.

Come vengono applicati ora i suoi principi nel settore di cui lei è responsabile?

Cerchiamo di rispettare al massimo l’ambiente utilizzando materiali compatibili, eliminando le sostanze tossiche, cercando di risparmiare energia il più possibile e, soprattutto, di non sprecarla. Ci sono poi iniziative collaterali come la dotazione di doppi vetri e di serramenti a basso consumo energetico, gli schermi solari che non permettono l’introduzione del carico termico all’interno dell’ambiente, risparmiando sull’energia frigorifera, la realizzazione della illuminazione al led che permette sensibili risparmi di energia elettrica, l’adozione di macchine frigorifere e termiche ad alta efficienza. L’attenzione è puntuale, rendendo concrete le indicazioni del Papa.

Cosa vi ha spinto a installare le colonnine per la ricarica delle auto elettriche e come funzionano?

Nell’ottica di ottimizzazione, il vettore automobile ha un peso rilevante nella moderna società, non tanto in Vaticano, data la sua ridotta estensione, quanto all’esterno. Lo smog, prodotto dal traffico cittadino, lo subiamo anche noi dello Stato della Città del Vaticano, e nonostante i nostri risultati si notino poco, intendiamo dare un segno che è di grande importanza per tutti.  Le colonnine elettriche nascono dalla nostra particolare esigenza di trasformare la flotta di automezzi, attualmente con motore termico, in automezzi elettrici; per questa ragione, progressivamente, l’intera flotta non utilizzerà più l’energia termica.  La Direzione delle infrastrutture e servizi con gli automezzi in dotazione ha una percorrenza media di circa 6.000 chilometri all’anno; pertanto per noi è conveniente usare l’energia elettrica.  Inizieremo a breve collaborazioni con produttori automobilistici in grado di fornire in prova mezzi elettrici. Un’autovettura con motore termico non ha ragione di essere per quei chilometraggi, ma finora si è adottato quello che il mercato ha fornito, non avendo alternative valide. Le auto elettriche hanno il vantaggio di non avere emissioni di prodotti incombusti, di avere impatto acustico molto limitato e sono adatte ai pochi chilometri che percorriamo nel piccolo Stato.  A oggi, l’autonomia di un’auto elettrica è ottimale per andare fino a Santa Maria di Galeria o a Castel Gandolfo.  Il progetto prevede di installare colonnine nei vari siti come quelli già citati, Santa Maria Maggiore, San Giovanni, San Paolo fuori le Mura, e in tutte le sedi che ne facciano richiesta. Per ora l’accesso è riservato solo alle auto istituzionali, il privato non può usufruirne. Stiamo collaudando la rete e stiamo mettendo a punto il servizio in modo da estenderlo a tutte le aree indicate, così che l’energia elettrica potrà essere prelevata dalle colonnine installate. Attualmente il software per l’erogazione dell’energia è in via di sviluppo.

Nell’ottica del rispetto del creato, come state cercando di limitare le emissioni dei cosiddetti gas serra?

Con l’adesione dello Stato della Città del Vaticano al trattato di Kigali, la Direzione delle infrastrutture e servizi ha aggiornato la lista dei gas tecnici utilizzati nello Stato. Lo scopo dell’aggiornamento dello studio è quello di ridurre i cosiddetti “gas serra”.  Alcuni di questi gas, fortemente lesivi dello strato di ozono, saranno posti fuori uso dal 2025; se ne prevede la sostituzione con altri meno dannosi che però creano ulteriori problemi. Occorre osservare che al momento l’industria non è completamente preparata a questa emergenza e propone dei prodotti che solo momentaneamente possono ridurre l’effetto serra, ma non costituiscono la soluzione ottimale. Al momento i gas alternativi ecologici sono infiammabili, è questo rappresenta un forte limite di utilizzo. Non tutte le soluzioni, quindi, sono praticabili. Ci sono alcuni gas che non si infiammano, ma sono asfissianti. Per esempio l’ammoniaca e l’anidride carbonica (Co2) si usavano ai primi del Novecento negli ambienti industriali di grossa taglia, poi sono stati abbandonati perché pericolosi a favore dei gas florurati. L’ammoniaca è fortemente irritante e tossica, il Co2 in ambienti confinati è asfissiante.  Nell’Aula Paolo vi i nuovi gruppi frigoriferi funzionano con l’R134A. In futuro si potrà operare il cambio di gas a favore di uno più ecologico e quindi operare un miglioramento.  

I trasformatori elettrici che producono un elevato calore sono fonte di inquinamento e di dispersione di energia. Come pensate di risolvere il problema?

Tutta la rete elettrica di distribuzione in media tensione dello Stato della Città del Vaticano è dotata di trasformatori a basse perdite e alto rendimento di trasformazione, a stato solido (in resina), così da operare una ottimizzazione energetica della rete elettrica a 20 kv. Al momento questa tecnologia rappresenta il massimo presente sul mercato. I trasformatori servono a convertire l’energia dai 20 kv ai 400 v che usiamo normalmente negli impianti domestici. In questa fase si verificano due perdite: una al rame e una al ferro. Naturalmente, i trasformatori riscaldano: questo è un fenomeno fisico che non possiamo né prevenire né limitare. Abbiamo ridotto le perdite di trasformazione — e quindi anche in parte il calore emesso — molto significative con i vecchi trasformatori, mentre con i nuovi impianti si riesce a risparmiare circa il 20 per cento di energia.  Gli attuali trasformatori che non hanno più olio, sono a secco, e quindi non causano più inquinamento chimico in caso di rottura. Hanno rese molto più elevate, con conseguente risparmio sulla trasformazione di energia. In ausilio la rete è dotata di gruppi elettrogeni e a regime saremmo in grado di autoprodurre energia, in caso di emergenza.   

I pannelli solari sull’Aula Paolo vi e il solarcooling sul tetto della mensa di servizio possono essere applicati anche ad altre strutture presenti in Vaticano?

I pannelli fotovoltaici sulla copertura dell’Aula Paolo vi sono stati istallati nel 2008.  Purtroppo, in Vaticano manca lo spazio, è difficile integrare pannelli solari sopra edifici storici di pregio. L’energia prodotta nell’Aula viene interamente riversata sulla rete interna vaticana. La sala Nervi con questi pannelli si autosostiene nel corso delle manifestazioni che si tengono al suo interno. Il consumo di tutta la settimana, che è ridotto, si incrementa durante le udienze con il Papa.

Fonte: L’Osservatore Romano n. 260 dell’11 novembre 2020  -  Pagina 8 - di Nicola Gori

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Un’iniezione per salvare i pini

Nei Giardini vaticani sperimentato con efficacia un rimedio biologico contro la cocciniglia “tartaruga”.

La cocciniglia “tartaruga”, che sta devastando gli alberi di pino del Vaticano, di Roma e di molte altre città del Sud Italia, ha le ore contate. È stato provato che alcuni principi attivi — in particolare quelli contenuti nell’olio di Neem, un potente antibatterico e antiparassitario — iniettati nella pianta  riescono a distruggere l’insetto. Si tratta di un metodo biologico, che può essere attuato nel pieno rispetto dell’ambiente.  I primi incoraggianti esperimenti per eliminare il parassita  si inseriscono in un progetto, avviato nel settembre 2017  dal  Servizio giardini (ora Giardini e ambiente) del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. In risposta alle sollecitazioni della Laudato si’ , si è intrapreso un percorso di graduale eliminazione dei prodotti di sintesi impiegati per la difesa e la fertilizzazione delle piante e dei prati, sostituiti con prodotti naturali biologici e tecniche di coltivazione a basso impatto ambientale. Ne abbiamo parlato con il responsabile  Rafael Tornini, che in questa intervista a «L’Osservatore Romano» annuncia il conseguimento di ottimi risultati. 

Qual è l’obiettivo fondamentale dell’iniziativa avviata tre anni fa?

Sin dall’origine con il Progetto Giardini bio abbiamo mirato alla completa gestione in biologico entro il 2022. Lo scopo è stato oggi quasi completamente raggiunto in Vaticano. Infatti, il contenimento dei parassiti avviene in pratica integralmente con fitofarmaci naturali e le concimazioni sono eseguite esclusivamente con fertilizzanti certificati bio, di origine naturale. Le pratiche di diserbo con prodotti chimici, alcuni dei quali ad alto impatto sull’ambiente, sono state del tutto eliminate, praticando il controllo delle erbe infestanti esclusivamente con mezzi meccanici e prodotti naturali quali l’acido pelargonico.

Come è stato possibile  un anticipo di due anni sulla tabella di marcia?

Il percorso fatto in questi anni è stato caratterizzato da non poche difficoltà, in quanto si sono rese necessarie continue prove sperimentali sulle numerosissime essenze erbacee, arboree e arbustive presenti nei giardini.  Occorreva farlo per valutare l’efficacia dei prodotti naturali in commercio sugli innumerevoli  parassiti che colpiscono le piante, alcuni dei quali di recente introduzione da Paesi esteri in Italia e, quindi, anche nel territorio dello Stato della Città del Vaticano. Tra questi va annoverato l’insetto di cui di recente si sta molto parlando, la Toumeyella parvicornis  o cocciniglia “tartaruga”, che sta letteralmente infestando i pini di Roma, come di altre città del centro-sud Italia, con danni  incalcolabili per il paesaggio.

Quale particolarità di infestazione ha questo parassita?

Si tratta di un insetto che si insedia sui rami e presenta una capacità riproduttiva veramente impressionante. Nel periodo primaverile-estivo, in considerazione della sua particolare alimentazione, si nutre della linfa di giovani rami posti all’apice dei pini, emettendo un liquido zuccherino chiamato “melata fisiologica”. In alcuni casi, cade a pioggia dalla chioma, imbrattando ogni cosa che si trova al disotto di essa. La melata, inoltre, tende a distribuirsi sugli aghi, divenendo sito di sviluppo di un fungo di colore nerastro, la Fumaggine, che  provoca una riduzione della fotosintesi clorofilliana, determinando l’essiccazione degli aghi e il deperimento della pianta, fino a causarne la morte nel giro di due o tre anni.

Quanto è diffusa questa parassitosi?

Dalla primavera 2019 la Toumeyella parvicornis  è comparsa praticamente su tutti il pini dei Giardini vaticani e, grazie alla possibilità di effettuare trattamenti alla chioma con saponi di potassio, olio paraffinico e olio di Neem, prodotti di origine naturale non inquinanti e innocui per l’uomo e gli animali, riconosciuti anche dalla vigente normativa italiana sui fitofarmaci, si è riusciti a contenerne lo sviluppo ed evitare danni consistenti alle piante, senza però ottenere un abbattimento sostanziale della popolazione dell’insetto. In ragione di ciò, con lo scopo di trovare una soluzione alla problematica, a partire dal giugno scorso il Servizio Giardini e ambiente ha avviato una sperimentazione su circa 150 pini, impiegando tre principi attivi diversi iniettati nelle piante per endoterapia. Oltre a questo, per inibire l’effetto di stress subito dalla pianta per difendersi, procediamo alla fertilizzazione effettuata a livello radicale con l’aggiunta di micorrize tramite palo iniettore. Questo progetto viene svolto dal consulente agronomo Annibale Gozzi, con la collaborazione del collega Stefano Gregoretti della società Lamas e il supporto della squadra di interventi fitosanitari composta da personale interno e coordinata da Augusto Minosse.

Con quali risultati?

I risultati ottenuti sono ottimi. Si è sperimentata l’efficacia di tutti e tre i principi attivi e, in particolare, dell’Abamectina che ha mostrato una maggiore attività di contenimento del parassita. Osservando un campione di 126 adulti si è ottenuto un risultato del 95,24 per cento  di efficacia per morte di questo tipo di cocciniglia. Una particolare menzione merita l’Azadiractina, principio attivo dell’olio di Neem, noto insetticida e acaricida naturale, con il quale è stato conseguito un risultato dell’80 per cento circa di efficacia per morte. Ovviamente sarà prioritario continuare a valutare tale efficacia in quanto principio attivo biologico e in linea con il progetto in corso, in parallelo con l’Abamectina. Si tratta di una sostanza attiva della quale saranno testate la persistenza nelle piante di pino e, soprattutto, la sua sostenibilità in termini di tutela degli organismi utili e dei pronubi, cioè degli insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro.

Fonte: L’Osservatore Romano, n.257 del 7 novembre 2020 - di Nicola Gori

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Prodotti naturali a chilometri zero

È come andare al mercato rionale o dal contadino di fiducia ad acquistare prodotti a chilometro zero. Non occorre nemmeno fare tanta strada, perché bastano pochi clik e quanto acquistato, arriva direttamente nel negozio dell’Annona in Vaticano, dove si può pagare e ritirare.

È il nuovo servizio di spesa online delle Ville Pontificie, attivo dal 15 luglio per i dipendenti del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e, come nell’intenzione dei promotori — in primis il cardinale Giuseppe Bertello e il vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente presidente e segretario generale del Governatorato, con Andrea Tamburelli, direttore delle Ville Pontificie — dallo scorso 15 settembre, esteso a tutti i dipendenti della Santa Sede.

Si possono trovare i prodotti agricoli che la fattoria delle Ville produce, a cominciare dal latte, lo yogurt, i formaggi, il miele, le uova, ma anche i polli, le galline, i conigli, l’olio, l’aceto nonché frutta e verdura di stagione. Tutto quanto la terra offre e l’allevamento avicolo e degli animali da cortile riesce a produrre, viene messo in vendita con una certezza: quella di trovarsi davanti a dei cibi sani e naturali.

In questi anni, infatti, la fattoria delle Ville Pontificie ha sviluppato le competenze necessarie per ottenere dal latte delle proprie mucche, allevate con cura e dedizione nel rispetto della natura, buoni formaggi. Anche la coltivazione della terra rende ottimi ortaggi e verdure, oltre all’olio di oliva e all’aceto, senza dimenticare i numerosi frutti.

Basta quindi registrarsi come utenti sul sito internet https://shop.villepontificie.va (accessibile solo da rete vaticana) e scegliere i prodotti; attendere la conferma di spedizione e ritirare il pacco sigillato nel magazzino dell’Annona, dove prima del ritiro basta solo pagare il conto.

Da pochi giorni è stata anche introdotta una interessante novità. La possibilità di acquistare confezioni regalo firmate «Fattoria delle Ville Pontificie». I prodotti al loro interno, per alcune combinazioni già scelti dai colleghi delle Ville, potranno a breve essere anche decisi dell’acquirente stesso. Sono dei pacchi ben confezionati, da poter utilizzare come dono quando si viene invitati a cena da amici e/o parenti, o come regalo gastronomico da poter degustare in ogni tipo di occasione. In questo modo si potranno acquistare confezioni di diversi formati e prezzi e per ogni esigenza.

Da sempre, le Ville Pontificie con i suoi giardini che ricoprono circa 30 dei 55 ettari totali, sono note per avere al loro interno una fattoria. Da anni vi vengono allevati bovini per la produzione quotidiana di latte poi lavorato nel caseificio locale, dove si ottengono yogurt, latticini freschi e formaggi stagionati. Sempre nella fattoria, vi è una vasta zona all’aperto riservata all’allevamento a terra delle galline, per la produzione di uova. Vi sono anche arnie per le api da cui si ricava il miele. In ogni passaggio lavorativo, vengono adottate misure di rigida osservanza per quanto riguarda il controllo sanitario degli animali, sia per garantire loro una migliore qualità di vita e ai consumatori i migliori prodotti. Una parola a parte meritano l’orto e il frutteto. Sono sorti tra i poggi che ospitano olivi secolari. Si sono diffusi negli anni, grazie a delle piante da fiore lasciate crescere spontaneamente. Ciò ha richiamato insetti da polline che, nutrendosi dei parassiti, hanno permesso alle specie vegetali di fortificarsi e di non avere più bisogno di trattamenti fitoterapici o antiparassitari con sostanze chimiche.

I principi che hanno animato i promotori dell’iniziativa di spesa online sono stati quelli dell’enciclica Laudato si’  di Papa Francesco; l’impegno verso una sana agricoltura, la fornitura di prodotti nel rispetto dell’ambiente e la tutela della salute sia dei dipendenti, che dei clienti ma anche dei fornitori. 

Per questo, spiega il direttore delle Ville Pontificie, «vogliamo essere all’avanguardia nelle nostre tecniche di produzione e nei materiali che scegliamo per la vendita dei nostri prodotti per mantenere l’ecosistema più in equilibrio possibile». Infatti, «la salute ambientale, economica e sociale, sono da noi poste al centro di ogni attività». 

Una delle applicazioni dei principi contenuti nell’enciclica del Papa riguardo alla tutela dell’ambiente e alla sua cura, è l’utilizzo volto al risparmio e all’eliminazione dello spreco dell’acqua per irrigare le piante. Così come l’utilizzo di attrezzature che funzionano con carburanti ecologici in modo da ridurre le emissioni di gas nocivi e salvaguardare i dipendenti. Un altro ambizioso obiettivo è quello di ridurre, fino a fare scomparire del tutto, l’uso della plastica. A tal proposito, si è voluto scegliere un nuovo packaging alimentare ecosostenibile. Infatti, per confezionare i prodotti, la plastica, già in parte eliminata, verrà via via completamente sostituita da materiali riciclabili e riciclati, come «la polpa di legno biodegradabile per le confezioni delle uova, il pet o l’rPet per le confezioni dei latticini» e i «cartoni per il latte 100% riciclabili con impatto vicino allo zero per l’ambiente, per emissione di carbonio».

Altro elemento importante è la scelta di eliminare le fasi di trasporto tra produzione, trasformazione e confezionamento per la vendita. Per questo, partendo dal latte chiamato l’«oro bianco» delle Ville, si è cercato di velocizzare i tempi. Infatti, appena munto dalle mucche, viene trasferito immediatamente nel caseificio, dove i casari lo lavorano per ottenere latte da bere o formaggi. Lo stesso avviene per il miele, che viene ottenuto da un apicoltore nel laboratorio impiantato in loco. Anche per la produzione di olio, le olive, subito dopo la raccolta, vengono trasformate direttamente nello storico frantoio, presente nelle Ville dagli anni Trenta.

Un elemento importante nel quale le Ville Pontificie stanno mettendo molte energie, è il riutilizzo degli scarti dei prodotti realizzati nel caseificio. Il siero di latte infatti, con elevato valore nutritivo, viene usato per l’alimentazione di animali e vitelli. Anche i fertilizzanti, impiegati nei foraggi del bestiame, sono naturali perché direttamente recuperati dall’allevamento bovino. Come già avviene in tutto il territorio della Santa Sede, anche le Ville Pontificie stanno promuovendo la raccolta differenziata dei rifiuti, utilizzando contenitori distinti per ogni materiale in modo da garantire un corretto smaltimento. In questo modo, i rifiuti non sono più una spesa, ma una risorsa.

Da L’Osservatore Romano n.250 del 29 ottobre 2020 - Nicola Gori

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Comunicato Stampa del Governatorato SCV - Natale 2020

Arriva da Castelli, in provincia di Teramo, centro importantissimo per la ceramica fin dal XVI secolo, il Presepe che verrà allestito in Piazza San Pietro per il Natale 2020. Proviene, invece, dalla Slovenia sudorientale, esattamente dal territorio del comune di Kočevje, il maestoso abete rosso o peccio (Picea abies) dell'altezza di 28 metri e del diametro di 70 centimetri a terra. Quest'anno ancor di più del solito, l'allestimento del tradizionale spazio dedicato al Natale in Piazza San Pietro vuole essere un segno di speranza e di fiducia per il mondo intero. Vuole esprimere la certezza che Gesù viene in mezzo al suo popolo per salvarlo e consolarlo. Un messaggio importate in questo tempo difficile a causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19. 

La tradizionale inaugurazione del Presepe e l'illuminazione dell'albero di Natale, si terranno, pur con le limitazioni imposte dalla pandemia, in Piazza San Pietro, venerdì 11 dicembre, alle ore 16,30. La cerimonia sarà presieduta dal Cardinale Giuseppe Bertello, e dal Vescovo Fernando Vérgez Alzaga, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Lo stesso giorno, nella mattinata, le delegazioni di Castelli e di Kočevje saranno ricevute in udienza da Papa Francesco per la presentazione ufficiale dei doni.

Il Presepe monumentale di Castelli ha la caratteristica di essere formato da statue di ceramica a grandezza maggiore del naturale. Rappresenta non solo un simbolo culturale per l’intero Abruzzo, ma è considerato anche un oggetto di arte contemporanea che affonda le sue radici nella tradizionale lavorazione della ceramica castellana. Si tratta di un'opera realizzata dagli alunni e dai docenti dell’Istituto d’arte “F.A. Grue”, attuale liceo artistico statale per il design, che, nel decennio 1965-1975, dedicò l'attività didattica al tema natalizio. 

In Piazza San Pietro verranno esposti solo alcuni pezzi della fragile collezione composta da 54 statue. Verranno collocati lateralmente a una pedana luminosa di circa 125 metri quadrati che circonda in leggera pendenza parte dell’obelisco. Le sculture rappresentano i Magi; al centro, sul punto più alto della pedana, è collocato il gruppo della Natività con l’Angelo con le ali aperte. La sua collocazione sopra la Sacra Famiglia vuole simboleggiare la sua protezione sul Salvatore, Maria e Giuseppe.   

Il primo gruppo di statue, costituito dalla Sacra Famiglia venne realizzato insieme con lo zampognaro, la pastorella con brocca, il suonatore con flauto di Pan, la bimba con bambola. Ispiratori del progetto furono Serafino Mattucci, allora direttore e animatore dell'Istituto, i professori Gianfranco Trucchia e Roberto Bentini. Con grande entusiasmo parteciparono all'iniziativa gli alunni e tutto il personale tecnico del liceo. 

Nel Presepe abruzzese si trovano forti richiami alla storia dell’arte antica, dall’arte greca a quella sumerica, passando per la scultura egizia. Inoltre, negli oggetti che arricchiscono il presepe e nella pentacromia castellana con cui sono state decorate le opere, si ritrova la memoria dell’arte della ceramica locale. Le statue sono state realizzate con moduli ad anelli che, sovrapposti, formano busti cilindrici. In alcune figure, soprattutto nell’uso del colore, si ritrova la sperimentazione e il rinnovamento dell’arte ceramica sviluppati in quegli anni nel liceo Grue. La prima esposizione pubblica del Presepe avvenne a Castelli, sul sagrato della chiesa madre nel dicembre 1965, poi, nel Natale 1970 fu la volta ai mercati di Traiano a Roma e, qualche anno dopo, a Gerusalemme, a Betlemme e Tel Aviv. 

Per quanto riguarda l'abete rosso, esso proviene da Kočevje, città sul fiume Rinža. La regione Kočevsko è uno dei territori sloveni dove la natura è più intatta, considerando che le foreste ricoprono il 90% del suo territorio. L'abete rosso scelto per Piazza San Pietro è cresciuto nei pressi di Kočevska Reka, a 6 chilometri in linea d'aria dall'imponente foresta vergine Krokar, che rappresenta una di quelle primordiali ancora intatte. Questa foresta vergine è una delle due riserve forestali slovene, l'altra è quella di Snežnik-Ždrocle (nella regione Notranjska), inserite tra i 63 siti delle antiche faggete primordiali nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco.


Il peccio si è diffuso largamente in Slovenia nella seconda metà del XVIII secolo e rappresenta più del 30% delle risorse forestali ed è la specie arborea più importante dal punto di vista economico. Fin dai tempi antichi è simbolo di fertilità e nella tradizione popolare viene usato spesso in occasione di cerimonie come per la festa del 1° maggio o per le solennità natalizie. Nella regione di Bela Krajina, per la festa di San Giorgio era tradizione portare in processione un peccio, decorticato e decorato con fiori e stoffe. Il peccio più alto dell'Europa, “Sgermova smreka” misura 61,80 metri e si trova sul massiccio di Pohorje proprio in Slovenia. Ha circa 300 anni, un perimetro di 3 metri e 54 centimetri e un diametro di oltre un metro. 

L’albero ed il Presepe rimarranno esposti fino alla conclusione del Tempo di Natale, che coincide con la festa del Battesimo del Signore, domenica 10 gennaio 2021.

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Per la Farmacia vaticana una missione di servizio e carità

I locali della Farmacia Vaticana si rinnovano. Dopo sette mesi di attività in container provvisori allestiti dietro il palazzo del Belvedere, da lunedì 3 agosto si torna ai tradizionali punti vendita. E gli avventori si troveranno davanti a un restyling completo degli spazi.

Sostituiti i pavimenti, il soffitto, l’illuminazione, sono stati sistemati altri quattro scivoli per la distribuzione dei medicinali attraverso i robot Bd Rowa. In tal modo si è raggiunto il numero di sei porte automatiche, dalle quali i tre robot fanno arrivare in soli 8 secondi i prodotti al farmacista richiedente, come spiega il direttore della farmacia, il religioso dei Fatebenefratelli, fra Binish Thomas Mulackal.

E questa è solo una delle tante innovazioni introdotte con i recenti lavori di ristrutturazione. In particolare, oltre all’automatizzazione della vendita è stato attivato anche lo “smartticket”. Si tratta di un indicatore completo di tutto quanto riguarda il prodotto: basta inquadrarlo e con un semplice click del cellulare vengono illustrati tutti i dettagli. Sono state anche installate vetrine virtuali con schermi collegati a computer, in modo da poter visionare i medicinali e gli integratori e avere maggior spazio dietro al banco vendita. Anche le tradizionali cassettiere per i medicinali sono state eliminate per avere più posto a disposizione. I lavori, portati avanti nell’ottica di una gestione compatibile con l’ecologia, sono stati necessari per mettere a norma gli impianti tecnici e consentire l’ottimizzazione degli spazi. In primo luogo, dunque, la Farmacia Vaticana offre un ambiente più accogliente al visitatore e permette al farmacista di erogare un servizio efficace. È stata prestata molta attenzione all’estetica degli interni e si è cercato di utilizzare apparecchiature, mobili, scaffalature, pavimenti, infissi e illuminazione sostenibili dal punto di vista ambientale. In particolare, l’adozione di apparecchi ad alta efficienza energetica non solo aiuterà a ridurre l’inquinamento, ma consentirà significativi risparmi energetici.

Senza dimenticare che la missione della Farmacia Vaticana è quella di contribuire alla salute del corpo e dare speranza a quanti soffrono, anche attraverso la disponibilità all’ascolto. In prima linea, infatti, ci sono i farmacisti che con la loro professionalità permettono un uso sicuro, efficace e razionale dei prodotti. Ciò garantisce che il singolo paziente riceva il medicinale giusto al momento giusto, insieme al consiglio più appropriato.

È stato anche rinnovato il sito web della Farmacia Vaticana per assicurare la possibilità di controllare lo stato dei prodotti ordinati ancora in sospeso. Altro elemento innovativo, l’adozione di un sistema di elimina code in tempo reale.

Certamente, la pandemia da covid- 19 ha impresso un’accelerazione nell’ottimizzazione degli spazi. D’altra parte, il palazzo del Belvedere in cui essa si trova, non era una struttura nata per ospitarla, per cui a causa della vetustà dei locali è stato necessario intervenire.

Attualmente, la farmacia occupa globalmente una superficie di 1.000 metri quadrati suddivisa in varie zone, tra cui una grande sala adibita alla vendita, i magazzini sotterranei, gli uffici e il reparto cosmetico. Vengono gestite circa 40.000 referenze (farmaci, parafarmaci, integratori e prodotti di igiene e dermocosmesi), impiegando 65 dipendenti, oltre ai promoters delle aziende che collaborano nel reparto cosmetico. Questa équipe di farmacisti, religiosi Fatebenefratelli, magazzinieri e personale amministrativo, come una grande famiglia, si occupa quotidianamente dell’accoglienza e del servizio delle circa 2.000 persone che accedono, metà delle quali provengono da fuori lo Stato della Città del Vaticano. Non è la prima volta che la Farmacia si rinnova. Fin dalla sua nascita nel 1874 sono stati effettuati vari interventi e sistemazioni dei locali.

L’ultimo grande ampliamento risale 1989, ma negli ultimi tre anni erano stati rinnovati il magazzino (2017-2018), gli uffici dell’amministrazione e il reparto cosmetico (2018-2019) e, infine, la sala del punto vendita (2019-2020).

Sito ufficiale della Farmacia Vaticana: htts://www.farmaciavaticana.va

Fonte: Osservatore Romano

Articolo di Nicola Gori

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Decreto con il quale sono promulgate le Disposizioni urgenti e provvisorie in materia di trasparenza, controllo e concorrenza dei contratti pubblici dello Stato della Città del Vaticano

Per l’applicazione della Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio del 19 maggio 2020, recante «Norme sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano», l’Em.mo Cardinale Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ha emanato il Decreto contenente le Disposizioni provvisorie e urgenti in materia di trasparenza, controllo e concorrenza dei contratti pubblici dello Stato della Città del Vaticano che entra in vigore in data odierna, 16 luglio 2020.

DECRETO PDF

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“Estate Ragazzi”, l’oratorio in Vaticano che educa attraverso lo sport

Momenti di socialità, di gioco e preghiera scandiscono a luglio, in Vaticano, le attività di un vero e proprio oratorio destinato a bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni, nel rispetto delle norme anti coronavirus.

L’Aula Paolo VI e i Giardini vaticani: sono queste alcune delle aree in cui si articolano, in questo mese di luglio, le attività dell’oratorio “Estate Ragazzi”, organizzato dal Governatorato e voluto da Papa Francesco per far vivere ai figli di dipendenti della Santa Sede, momenti di divertimento ed esperienze educative. Il coordinatore di “Estate Ragazzi”, don Franco Fontana, cappellano della Gendarmeria e dei Musei Vaticani, sottolinea che questa iniziativa vuole dare l’opportunità a bambini e ragazzi di “vivere in serenità questo periodo estivo”.

A gestire l’oratorio insieme ai salesiani, è l’associazione “Tutti in una festa”, che già anima alcuni centri estivi a Roma. Quello proposto è un percorso educativo-pedagogico basato sul mondo dello sport. L’oratorio “Estate Ragazzi”, ricorda don Fontana, si snoda attraverso vari luoghi e spazi della Città del Vaticano. Nell’Aula Paolo VI, dove sono stati collocati anche alcuni gonfiabili, i ragazzi hanno la possibilità di giocare a calcetto, a ping pong e a biliardino. L’atrio dell’Aula Paolo VI è inoltre la cornice, durante la giornata, dei momenti del pranzo, della colazione e della merenda. Un altro straordinario luogo, quello dei Giardini Vaticani, è lo sfondo di passeggiate e pic-nic. Inoltre, in un’altra zona, vicina ai Musei Vaticani, sono state allestite alcune piscine removibili.

La Città del Vaticano in questo mese di luglio ha dunque anche il ‘sapore’ di un oratorio animato nello stile salesiano e ispirato agli insegnamenti di San Giovanni Bosco.

Sulle orme di don Bosco

Molti bambini - sottolinea ancora don Franco Fontana - chiedono se Papa Francesco verrà a trovarli. “La risposta che do a tutti - conclude il religioso salesiano - è che siamo a casa sua: quando vuole, e può capitare anche improvvisamente, noi siamo sempre pronti”. Tutte le attività si svolgono nel rispetto delle norme sanitarie. Marco Maiozzi, dello staff organizzatore di “Estate Ragazzi”, sottolinea che vengono fatte osservare tutte le regole legate all’emergenza sanitaria. “La cosa più bella - conclude Maiozzi - è vedere il sorriso dei bambini a fine giornata; la felicità stampata sul loro volto ripaga di ogni sforzo fatto durante la giornata”.

Sport ed educazione

In diverse occasioni, Papa Francesco ha definito lo sport come esperienza educativa. Rivolgendosi l’8 maggio del 2015 alla Federazione italiana tennis, il Pontefice ha detto: “Ci sono tre strade, tre pilastri fondamentali per i bambini, i ragazzi e i giovani: educazione - scolastica e familiare -, sport  e lavoro. Su questi tre pilastri si cresce bene! Quando ci sono tutti e tre, scuola, sport e lavoro, allora esistono le condizioni per sviluppare una vita piena e autentica, evitando così quelle dipendenze che avvelenano e rovinano l’esistenza”. “La Chiesa – aveva infine affermato il Papa in quell’occasione – si interessa di sport perché le sta a cuore l’uomo, tutto l’uomo, e riconosce che l’attività sportiva incide sulla formazione della persona, sulle relazioni, sulla spiritualità”.

Fonte: News.va

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