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Chiusura straordinaria Musei Vaticani

Gentili visitatori,

preso atto del Decreto del Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana dell’8 marzo 2020 art. 2 lettera d), si comunica che, in via precauzionale, a partire dalla data odierna i Musei Vaticani rimarranno chiusi al pubblico.

Scusandoci per il disagio, si invita, in caso di necessità, a contattare i Musei all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per eventuali richieste di informazioni o assistenza.

Ulteriori riferimenti utili sono reperibili sul sito ufficiale dei Musei Vaticani.

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Mercoledì 1 aprile Via Crucis in Vaticano

EVENTO ANNULLATO

Come è ormai consuetudine in occasione del tempo di Quaresima, mercoledì 1 aprile i Musei Vaticani - nell’unirsi a tutta la Chiesa che segue il suo Signore verso il Calvario e la Resurrezione - posticiperanno il loro orario di apertura alle ore 11.00 (per i visitatori prenotati) e alle ore 13.00 (per coloro sprovvisti di prenotazione) al fine di consentire a tutti i dipendenti di partecipare alla Via Crucis che il cardinal Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato S.C.V., guiderà nei Giardini Vaticani.

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Differenziare e reciclare

Il nuovo regolamento per la gestione dei rifiuti del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Si incentiva la raccolta differenziata dei rifiuti, puntando al recupero e al riciclo di quanto più materiale possibile, ma anche lasciando aperta la porta all’introduzione di nuove tecnologie che nei prossimi anni potrebbero ampliare e migliorare le modalità di recupero. Sono questi i punti cardine del Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, entrato in vigore il 1° agosto 2019. Lo spiega Rafael Tornini, responsabile del Servizio giardini e ambiente, il quale sottolinea che l’obiettivo prioritario è quello di differenziare sempre di più, perché i rifiuti diventino risorsa, abbattendo l’impatto ambientale e riciclando tutto ciò che può essere recuperato e riutilizzato.

Il testo, che sostituisce il precedente varato intorno al 1996, è stato interamente preparato per adeguare la nuova normativa alla specifica realtà vaticana. Mentre, infatti, il vecchio regolamento era stato ripreso da quello vigente in Italia, l’attuale applica invece i principi generali della raccolta differenziata dei rifiuti alle peculiarità del territorio racchiuso tra le Mura leonine, tenendo conto delle sue particolari necessità.

In proposito, Tornini tiene a sottolineare un punto fondamentale che distingue la raccolta fatta nelle località dove c’è il sistema della differenziata e quella effettuata in Vaticano. Qui, infatti, non c’è il “porta a porta”, perché le esigenze interne non lo permettono, ma esiste solo la raccolta da cassonetto stradale. L’unico “porta a porta” in uso si limita alla raccolta del cartone dei grandi utenti. Quando si parla di differenziata, ovviamente, il riferimento è sia ai rifiuti urbani, sia a quelli speciali.

Il progetto di stilare un regolamento che rispecchiasse le esigenze vaticane è partito da lontano e ha visto nel 2016 un punto di svolta, quando è stata decisa la creazione dell’ecocentro nei Giardini vaticani. Da quello stadio embrionale si è passati, dal 1° gennaio 2019, alla fase di pieno regime. È stato un lavoro di squadra che ha coinvolto anche altri organismi del Governatorato.

Chiunque abita o lavora all’interno del Vaticano — sia persone, sia organismi e dicasteri — è tenuto a rispettare il regolamento. Sono previste sanzioni per il mancato adempimento delle norme. L’applicazione dei provvedimenti sanzionatori dipende dal Servizio giardini e ambiente e deve essere approvata dal segretario generale del Governatorato. Attualmente vengono gestiti 85 codici Cer (“Catalogo europeo dei rifiuti”, ossia sequenze numeriche che mirano a identificare un rifiuto in base al processo produttivo da cui è originato).

Il regolamento stabilisce anche le tariffe per i rifiuti dovute sia dai dicasteri, sia dai residenti. L’importo dipende dai metri quadrati dell’abitazione o dell’immobile, e dal numero delle persone residenti. Non c’è nessun guadagno sulle tariffe, che compensano soltanto il recupero delle spese sostenute per la raccolta e lo smaltimento. Naturalmente, i vari organismi pagano in proporzione ai rifiuti prodotti: un dicastero può arrivare a pagare anche cifre considerevoli. Le cartelle vengono inviate ai destinatari dalla Ragioneria dello Stato, che applica i calcoli eseguiti dal Servizio giardini e ambiente.

Spiega Tornini, alcune realtà vaticane che sorgono fuori dalle Mura leonine ma sono extraterritoriali — come l’immobile dell’ex Sant’Uffizio, la Pontificia università Urbaniana, l’albergo delle suore di Maria Bambina, la curia generalizia degli Agostiniani, il dormitorio dell’Elemosineria apostolica e la casa Dono di Maria — sono servite dal Servizio giardini e ambiente. Per cui anche a loro si applica il nuovo regolamento.

Non tutti i rifiuti vengono ritirati a cura del Servizio, perché alcuni organismi vaticani, con speciale modulistica e con i propri mezzi, portano direttamente all’ecocentro quanto hanno da smaltire. Ogni tre mesi, precisa Tornini, viene emessa la fattura per il materiale scaricato e la tariffa applicata varia in base al peso e al tipo di rifiuto.

Come era previsto nel regolamento, uno degli obiettivi è stato in parte raggiunto, perché si è riusciti a ottenere dei risultati significativi da quanto smaltito. Un esempio è l’olio alimentare, che una volta usato e raccolto viene riutilizzato per fare il biodiesel. Lo slogan chiave è: “quanto più differenzio, tanto più riesco ad avere un’economia corretta”. Alcuni materiali vengono smaltiti a titolo gratuito. Su tutto esiste una filiera tracciata. In particolare, il rispetto delle norme per lo smaltimento è duplice, perché il Servizio giardini e ambiente deve a sua svolta far transitare i rifiuti in Italia, per cui è tenuto a rispettare anche la legislazione vigente del Paese. Un’attività complessa e articolata, che oltre a Tornini conta sul lavoro di un addetto all’amministrazione, di cinque dipendenti operativi sul territorio e di una società esterna che impiega sette persone nel servizio di raccolta.

Fonte: L'Osservatore Romano 17/01/2020 (Nicola Gori)

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Inaugurati il presepe e l’albero

«Simboli della tragedia e della speranza», il presepe e l’albero inaugurati in piazza San Pietro nel pomeriggio di giovedì 5 dicembre hanno richiamato alla memoria la tempesta che nell’ottobre scorso ha flagellato il nord-est dell’Italia, radendo al suolo centinaia di migliaia di piante e mettendo in ginocchio intere comunità. Proprio alcuni tronchi provenienti dalle zone colpite dal nubifragio sono stati collocati sullo sfondo del paesaggio della natività offerta da Scurelle, piccolo centro della Valsugana, in provincia di Trento, e posta accanto al maestoso abete rosso giunto dal territorio del comune di Rotzo e delle frazioni di Pedescala e San Pietro, in provincia di Vicenza.

Due simboli che rappresentano —ha spiegato all’inizio della cerimonia il cardinale Bertello, presidente delGovernatorato, la cui Direzione infrastrutture e servizi ha curato gli addobbi e l’illuminazione in collaborazione con la Osram — «l’espressione della fede di una popolazione che ha saputo tradurre i suoi sentimenti in arte e che adesso mette tutto ciò a disposizione dell’universalità della Chiesa». Da parte sua il vescovo segretario Vérgez Alzaga, prendendo la parola in conclusione, ha ribadito che il Natale deve essere per tutti «un’occasione per riscoprire la solidarietà verso il creato e le sue creature, a cominciare dall’umanità ferita e bisognosa di aiuto».

Alla cerimonia, allietata dalle musiche eseguite dalla banda del Corpo della Gendarmeria vaticana, diretta dal maestro Cimini, e dal coro Lagorai di Torcegno, e animata dalle coreografie del gruppo tamburi e sbandieratori della Dama Castellana di Conegliano Veneto — il comune del Gruppo presepio artistico Parè, in provincia di Treviso, che ha curato l’allestimento della natività nell’Aula Paolo VI — sono intervenuti, tra gli altri, l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, e i vescovi di Padova, Claudio Cipolla, e di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo; padre García de la Serrana Villalobos; le autorità della regione Veneto, della provincia autonoma di Trento e dei comuni di provenienza del presepe e dell’albero.

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