Paolo Girolamo Casanova, meglio noto come San Leonardo da Porto Maurizio, nacque a Porto Maurizio, l’odierna Imperia, il 20 dicembre 1676. Giovanissimo si trasferì a Roma per completare gli studi al Collegio Romano e, affascinato dalla vita austera di due frati nel Ritiro di San Bonaventura sul Palatino, decise di entrare nell’Ordine dei Frati Minori a ventuno anni, indossando il saio francescano nel convento di Santa Maria in Ponticelli.
È ricordato come “il grande paciere”, simbolo di un’epoca segnata da lacerazioni civili, ma anche da uomini di Chiesa capaci di porsi come ponti tra le parti. È Folco, probabilmente appartenente a un ramo modesto della nobile famiglia Scotti, che all’epoca si stava affermando come forza dominante nella scena di Piacenza.
Era già considerata Santa, tanto che Dante Alighieri la citò nella Divina Commedia poco dopo la morte. È Zita, che il poeta non solo la considera già Santa al suo tempo, ma la identifica con Lucca. Infatti, fa riferimento a “un de li anzïan di Santa Zita!”, nel Canto XXI dell’Inferno. Gli “anziani” erano dieci magistrati che governavano Lucca, e Dante ne colloca uno tra i dannati alla pena dei barattieri.
Giovanni, il cui nome significa “Dio fa grazia” e definito da Paolo come “una colonna della Chiesa” (Gal 2,9), era originario della Galilea, probabilmente vicino al lago di Tiberiade.
La breve esistenza di Gabriele dell’Addolorata, segnata da una gioia contagiosa e da un amore intenso per la Vergine Maria, lasciò un’impronta profonda: è rimasto nella storia della Chiesa come il Santo del sorriso, capace di trasformare la fragilità e il dolore in una contagiosa speranza.
Con una audace novità per il XVI secolo, Sant'Angela Merici individuò una via inedita di consacrazione per le donne: non più nel chiostro, ma nel mondo. Per loro, fondò la Compagnia di Sant’Orsola. Con una grande attenzione ai segni dei tempi si concentrò sul modello della Chiesa primitiva, il genere di vita degli Apostoli e delle prime comunità cristiane, aprendo così la via alla devozione moderna.
Viene definito come “custode dell’esattezza”, cioè custode della vera fede, e “sigillo dei Padri”. È Cirillo, nato probabilmente ad Alessandria, intorno al 370. Trascorse alcuni anni in monastero, poi, lo ritroviamo, nel 403, al seguito di suo zio Teofilo, Vescovo di Alessandria, a Costantinopoli, per partecipare al Sinodo detto della Quercia, nel quale venne condannato e deposto il Patriarca Giovanni Crisostomo.
On le qualifie de « gardien de l’orthodoxie », c’est-à-dire gardien de la vraie foi, et de « sceau des Pères ». Il s’agit de Cyrille, probablement né à Alexandrie vers l’an 370. Il passa plusieurs années dans un monastère, puis on le retrouve à Constantinople en 403, aux côtés de son oncle Théophile, Évêque d’Alexandrie, afin de participer au synode dit « du Chêne », au cours duquel le Patriarche Jean Chrysostome fut condamné et déposé.
Un monaco inviato da Papa Gregorio Magno per essere missionario tra i pagani. Divenne il grande rievangelizzatore dell’antica Britannia, ma anche il primo Arcivescovo e Primate d’Inghilterra. È Sant’Agostino di Canterbury, conosciuto nel mondo dal nome dell’abbazia da lui fondata e in cui fu sepolto.
Ruperto proveniva dall'alta nobiltà francone ed era imparentato con la famiglia reale merovingia (forse apparteneva alla famiglia dei Robertini). Alla fine del VII secolo, egli operò come Vescovo di Worms. Il duca dei Bavari Teodone II (+ 718) lo invitò in Baviera e gli affidò importanti incarichi ecclesiastici e politici. Ruperto era imparentato con la moglie di Teodone, Folcaide. Nella città ducale bavarese di Ratisbona, Ruperto convertì il duca e il suo seguito al cristianesimo. Secondo la tradizione, battezzò il duca stesso e, per questo, è chiamato l’Apostolo dei bavaresi.
Virgilio, nato in Irlanda nell’VIII secolo, apparteneva alla tradizione dei monaci itineranti che lasciavano la propria terra per compiere lunghi pellegrinaggi religiosi. Partito, intorno al 743, con l’intenzione di raggiungere la Palestina, interruppe però il viaggio.
Evaristo è tradizionalmente considerato il quinto Vescovo di Roma, successore diretto di San Clemente I secondo le liste episcopali tramandate da Ireneo di Lione e Eusebio di Cesarea. In alcune varianti delle liste che pongono Anacleto/Cleto dopo Clemente, Evaristo risulterebbe suo successore immediato.
Scoprì il cammino più facile, breve e sicuro per andare a Gesù e rimanere fedele alle promesse del battesimo: la Vergine Maria. Così San Luigi Maria Grignion de Montfort propose ai fedeli la consacrazione a Gesù per mano della Madre di Dio. Scriveva nel suo celebre Trattato della vera devozione a Maria: “È per mezzo della Santissima Vergine Maria che Gesù Cristo è venuto al mondo, ed è anche per mezzo di lei che deve regnare nel mondo”.
I Santi Innocenti sono i bambini di Betlemme che persero la vita a causa della furia di re Erode, diventando così le prime vittime innocenti legate alla nascita di Cristo. Non con le parole, ma con il loro sangue offrirono un esempio di fede e sacrificio.
Una testimonianza luminosa di povertà evangelica vissuta nel nascondimento e nella radicalità. È quella che scaturisce dalla vita della Beata Antonia da Firenze. Nata nel capoluogo toscano nei primissimi anni del Quattrocento, si sposò molto giovane. Rimasta vedova dopo breve tempo e madre di un figlio, affrontò con coraggio la nuova condizione, dedicandosi alla crescita del bambino. Tuttavia, nel suo cuore maturava lentamente un desiderio più profondo, che la spinse a non contrarre nuove nozze, nonostante le pressioni dell’ambiente.
“Siccome di Dio non possiamo sapere che cosa è, ma piuttosto che cosa non è, non possiamo indagare come egli sia, ma piuttosto come non sia”. Così scriveva San Tommaso D’Aquino. Nato nel 1225 a Roccasecca, provincia di Frosinone, apparteneva a una delle più importanti famiglie italiane. Essendo l’ultimo nato, fu destinato alla carriera ecclesiastica, così a cinque anni entrò a Montecassino fra i “pueri oblati”, mentre a quindici nell’università di Napoli studiò filosofia aristotelica, grammatica, scienze naturali, scienza araba e la filosofia greca.
“Sant’Ireneo di Lione, venuto dall’Oriente, ha esercitato il suo ministero episcopale in Occidente: egli è stato un ponte spirituale e teologico tra cristiani orientali e occidentali. Il suo nome, Ireneo, esprime quella pace che viene dal Signore e che riconcilia, reintegrando nell’unità”. Così Papa Francesco nel decreto per il conferimento del titolo di Dottore della Chiesa a Sant’Ireneo di Lione.
Sulla vita di Emilio non ci sono notizie certe. La tradizione lo colloca come vissuto intorno al I secolo e sia stato Vescovo di Cagliari.
Sant’Emilio, che viene festeggiato oggi, potrebbe essere uno dei quattro martiri sardi che, insieme con Felice, Priamo e Feliciano, sono commemorati nel Martirologio Geronimiano. In Sardegna è venerato in diverse località, ma soprattutto a Sestu.
“Ad Alberico successe Stefano, inglese di nascita, amante appassionatissimo ed esempio fedelissimo di pietà, di povertà e di disciplina regolare. La sua vita confermò quanto sia vero ciò che è scritto: Gli occhi del Signore sui giusti, i suoi orecchi al loro grido di aiuto” (Exordium Cistercii, II).
San Giacomo della Marca, nato come Domenico Gangale, il 1º settembre 1393 a Monteprandone, nell’ascolano, trascorse la giovinezza dedicandosi agli studi. Frequentò prima le scuole di Ascoli Piceno e poi l’Università di Perugia, dove conseguì la laurea in diritto sia civile che canonico. Avviò la carriera forense esercitando la professione di notaio a Firenze e successivamente quella di giudice a Bibbiena.
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