27 aprile: Santa Zita, vergine
La Patrona delle casalinghe, serve e fornai
Era già considerata Santa, tanto che Dante Alighieri la citò nella Divina Commedia poco dopo la morte. È Zita, che il poeta non solo la considera già Santa al suo tempo, ma la identifica con Lucca. Infatti, fa riferimento a “un de li anzïan di Santa Zita!”, nel Canto XXI dell’Inferno. Gli “anziani” erano dieci magistrati che governavano Lucca, e Dante ne colloca uno tra i dannati alla pena dei barattieri.
Santa Zita nacque nel 1218 da una povera famiglia di Monsagrati, in diocesi di Lucca. Appena ebbe 12 anni, andò a prestare servizio presso la nobile famiglia lucchese dei Fatinelli. Lavorò duramente, dedicandosi alla preghiera e ai pellegrinaggi ai santuari mariani nei momenti liberi. Il suo stile di vita era improntato all’essenzialità e alla modestia. Risparmiava tutto quello che poteva per donarlo ai poveri. In effetti, a ogni misero pasto cercava di far avanzare del cibo per i più bisognosi. Nel rapporto con gli altri, fu ostacolata per invidia e gelosia, ma sempre rispose con il perdono. Mai venne meno alla carità verso gli altri. Morì in fama di santità nel 1278.
I lucchesi vollero che i suoi resti mortali venissero sepolti nella Basilica di San Frediano. Innocenzo XII, nel 1695, confermò il culto. Nel 1955, Pio XII proclamò “la vergine Santa Zita Patrona presso Dio delle domestiche e di tutte le donne addette alla cura della casa”. La Santa è titolare della Congregazione femminile delle Suore Oblate dello Spirito Santo, detta anche Istituto di Santa Zita.
