Testimone di Cristo fino all’estremo sacrificio della vita, è un esempio di coerenza per quanti rifiutano di assoggettarsi ai potenti del momento e alle ideologie imperanti. È Lucia, la Santa della luce e della carità, amata dai ragazzi e dalle ragazze di molti Paesi europei. Nella notte del 13 dicembre, cortei di giovani illuminano il buio con le loro candele, attraversando paesi e città, per ricordare una loro coetanea che ha dato la vita per rimanere fedele alla Luce vera: Cristo. Questa tradizione, ancora viva, soprattutto nel Nord Europa, vuole ricordare la grande carità di Lucia. Infatti, non solo il suo nome deriva dalla parola latina lux, che significa luce, ma è legato a un gesto di coraggio e generosità di questa fanciulla. Si narra che per portare cibo e aiuti ai cristiani, che si rifugiavano nelle catacombe, si fosse messa sulla testa alcune candele per illuminare i bui cunicoli, in modo di avere le mani libere per servire.
La vita di Cristina da Spoleto cambiò radicalmente, quando, attorno alla metà del Quattrocento, scelse di rompere con il passato. In età giovanissima, probabilmente poco dopo il 1450, lasciò la famiglia per ricevere l’abito delle Agostiniane secolari. Fino a quel momento, si sapeva ben poco di questa giovane, che si chiamava Cristina e voleva seguire Cristo senza riserve. Da allora la sua esistenza fu caratterizzata da continui spostamenti, senza dimora stabile, alla ricerca di Dio.
Nato in una nobile e ricca famiglia pagana di Poitiers, in Aquitania, verso il 310, poté ricevere un’istruzione degna del suo rango. Fin da giovane si sentì sollecitato a cercare la verità e. al termine della sua ricerca, si convertì al Cristianesimo. Aveva trent’anni quando venne battezzato. La lettura del Vangelo di Giovanni fu per lui un’occasione per trovare risposta ai suoi interrogativi. Nell’introduzione al suo celebre trattato sulla Trinità (De Trinitate), descrisse la sua esperienza personale e sottolineò le tappe che un pagano compie per giungere alla conoscenza di Dio.
“Abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani.
Un nobile portoghese che, rinunciando alle ricchezze e agli onori, scelse di entrare tra i canonici agostiniani. Colpito, poi, dalla testimonianza dei cinque protomartiri Francescani, divenne discepolo del Poverello, al servizio della Parola con la predicazione. È Sant’Antonio di Padova, che nacque a Lisbona intorno al 1195, da genitori nobili e venne battezzato con il nome di Fernando. Trascorse i primi anni di formazione sotto la guida dei canonici della Cattedrale.
Era il 13 maggio 1917, quando la Madonna apparve a tre bambini: i fratelli Francesco, di 9 anni, Giacinta Marto, di 7 anni, e la loro cugina, Lucia dos Santos, di 10 anni. L’apparizione avvenne a Cova da Iria, località nei pressi di Fatima e fu la prima di una serie. Infatti, ogni 13 del mese, da maggio a ottobre, la Vergine si manifestò ai tre pastorelli, affidando loro un messaggio.
Fu accolto direttamente, nel 1212, da San Francesco d’Assisi tra i Frati Minori, il quale gli affidò l’incarico di aprire conventi a Parigi e in Inghilterra. È il Beato Agnello, nato a Pisa, nel 1194.
Artemide Zatti nacque a Boretto, nella provincia di Reggio Emilia, il 12 ottobre 1880. Fin da piccolo dovette confrontarsi con le difficoltà della vita, al punto che a soli nove anni lavorava come bracciante per guadagnarsi da vivere. A causa della povertà, la sua famiglia emigrò nel 1897 in Argentina, stabilendosi a Bahía Blanca. Qui Artemide iniziò a frequentare la parrocchia guidata dai Salesiani, dove trovò in don Carlo Cavalli, un sacerdote di grande fede e bontà, il suo punto di riferimento spirituale. Fu proprio lui a indirizzarlo verso la vocazione salesiana, che Artemide abbracciò a 20 anni entrando nell’aspirantato di Bernal.
Sant’Edoardo il Confessore, venerato patrono della monarchia inglese, nacque intorno all’anno 1002 a Islip, nei pressi di Oxford. Figlio del re anglosassone Etelredo II e della normanna Emma, sorella del duca Riccardo II di Normandia, trascorse gran parte della sua giovinezza in esilio alla corte normanna, dove trovò rifugio a seguito dell’invasione danese del 1013. Rimase in Normandia per circa 25 anni, sviluppando una profonda spiritualità e un forte attaccamento alla fede cristiana.
Pattinava sul ghiaccio, quando dopo una brutta caduta, rimase paralizzata per sempre. Aveva 15 anni, nel 1395, Liduina, quando fu costretta per 38 anni all’immobilità nel letto a causa di questo incidente. Era nata, il 18 marzo 1380, a Schiedam, nei Paesi Bassi, da una modesta famiglia. Suo padre era una guardia notturna.
“Dio umilia grandemente l’anima per innalzarla poi molto”: così si esprimeva San Giovanni della Croce, riformatore, insieme con Santa Teresa d’Ávila, dell’Ordine del Carmelo. È considerato uno dei più importanti poeti della letteratura spagnola. Le sue più grandi opere sono: Salita del Monte Carmelo, Notte oscura, Cantico spirituale e Fiamma viva d’amore.3
Sono famosi per essere gli evangelizzatori dei popoli slavi, per i quali crearono un alfabeto vicino e comprensibile a larga parte della popolazione per trasmettere loro la conoscenza delle Scritture. Sono Cirillo e Metodio, due fratelli di Tessalonica, attuale Salonicco, in Grecia, allora Impero bizantino. Metodio nacque nell’825 circa, due anni dopo fu la volta di Cirillo, il quale si chiamava Costantino, ma cambiò il nome con cui è passato alla storia, quando sul letto di morte, prese l'abito monastico.
Esempio di fedeltà, umiltà e testimonianza cristiana vissuta fino alle estreme conseguenze, pur senza il martirio del sangue. La figura di Felice di Nola ci è nota quasi esclusivamente grazie ai componimenti poetici di San Paolino di Nola, che tra la fine del IV e l’inizio del V secolo mise per iscritto tradizioni orali ancora vive nel territorio nolano. Questi carmi rappresentano la più antica testimonianza storica sulla vita del santo, la cui memoria è rimasta fortemente radicata nel cristianesimo dell’Italia meridionale.
Eliseo è ancora oggi un nome diffuso tra le famiglie cristiane africane. Deriva dall’ebraico e significa “Dio è Signore” (El-Yah). Nella Bibbia, Eliseo è presentato come un profeta vissuto nell’VIII secolo a.C., discepolo del grande profeta Elia. La sua chiamata viene raccontata nel primo libro dei Re, capitolo 19:
Nel libro degli Atti degli Apostoli (1,15-26) si narra che, nei giorni seguenti l’Ascensione del Signore, l’Apostolo Pietro propose all’assemblea dei 120 fratelli, di scegliere uno tra loro per prendere il posto del traditore Giuda Iscariota.
Fu una regina esemplare, di grande pietà e carità. È Santa Matilde di Germania, o di Ringelheim. Nacque a Enger in Vestfalia, nell’895 circa, da una famiglia di antica nobiltà. Suo padre era il conte sassone di Vestfalia, Teodorico di Ringelheim e sua madre Rinilde di Frisia.
Un modello di coraggio, santità e impegno verso la giustizia e l’unità. È quello offerto da Lorenzo O’Toole (Lorcan Ua Tuathail), nato a Castledermot, nella contea di Kildare, nel 1128 in una famiglia nobile irlandese.
Callisto, figura complessa e discussa della Chiesa dei primi secoli, nacque a Roma nella seconda metà del II secolo, da una famiglia cristiana, in stato servile. Ancora giovane, fu schiavo al servizio di un ricco cristiano di nome Carpoforo, legato alla corte imperiale. Grazie al suo spirito intraprendente e a una certa abilità negli affari, Callisto fu incaricato di gestire un’attività finanziaria che operava come deposito e cambio, frequentata per lo più da correligionari. Tuttavia, la sua carriera si incrinò a causa di operazioni speculative sbagliate che lo condussero al dissesto economico.
“Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.
Tanti sono i miracoli attribuiti a San Pietro, ma uno è veramente particolare. Coinvolge un altro Santo, o meglio, l’Apostolo invita una fanciulla paralitica che si rivolge alla sua intercessione, ad andare a cercare Abbondio se avesse voluto guarire.
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