13 aprile: Santa Margherita da Città di Castello, Terziaria Domenicana
Dalla cecità alla luce di Cristo
Nacque cieca e malforme, ma divenne un faro luminoso per irradiare la carità di Cristo in chi veniva a contatto con lei. È Margherita da Città di Castello che, abbandonata dagli uomini, trovò nella piena fiducia nella Provvidenza la forza di vivere le avversità e di glorificare il Signore.
Nacque, nel 1287 circa, nel castello della Metola, nei pressi di Mercatello sul Metauro, nelle Marche, da una famiglia della nobiltà locale. Venne alla luce cieca e deforme e i genitori non sopportarono la vergogna di avere una tale figlia, per cui, la rinchiusero in una cella adiacente alla chiesa del castello. La piccola visse così in solitudine, dedicandosi alla preghiera e alla contemplazione di Dio.
Quando ebbe 15 anni circa, i genitori la portarono sulla tomba di fra Giacomo da Città di Castello, un frate laico francescano morto nel 1292 in concetto di santità, sperando che venisse guarita. Ma il miracolo non avvenne e, allora, cinicamente e senza pietà, Margherita venne abbandonata a sé stessa, senza nessun sostegno.
La ragazza iniziò a mendicare per le strade della città, fino a quando, le monache del monastero di Santa Margherita, non l’accolsero tra loro. Le cose, però, non andarono per il meglio, perché le religiose non sopportarono l’esempio di ascesi e di donazione a Dio di Margherita, per cui, per invidia e gelosia, la allontanarono malamente. Sembrava non vi fosse pace per lei.
Per la pietà di due sposi, Venturino e Grigia, Margherita trovò alloggio in una cameretta nella parte superiore della loro casa. Lì, poté dedicarsi alla preghiera e alla contemplazione, dedicandosi all’educazione dei figli dei due benefattori.
Iniziarono ad accorrere a lei persone da ogni luogo per chiederle preghiere e consigli, richiamati dai doni carismatici di cui il Signore l’aveva arricchita. Nonostante la cecità, si occupò dei poveri e dei bisognosi. Si dedicò alla penitenza, con digiuni e dormendo per terra. Ammirando l’esempio di San Domenico, chiese di essere ammessa nel Terz’Ordine dei Frati Predicatori, le cui donne venivano chiamate Mantellate. Partecipava quotidianamente alla Messa nella chiesa della Carità retta dai Domenicani, si confessava ogni giorno, recitava l’Ufficio della Vergine e del Salterio, meditando il mistero dell’Incarnazione.
Progressivamente, la sua salute peggiorò e, quando sentì approssimarsi la fine, chiamò i frati per ricevere i Sacramenti. Morì, il 13 aprile 1320. Papa Francesco, il 24 aprile 2021, l’ha iscritta nell’Albo dei Santi con canonizzazione equipollente.
